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Spending Review

L'unica possibilità è rivoluzionare la mentalità

Non resta che una cosa da fare se si vuole realmente modificare i meccanismi dello spreco: togliere alla politica il potere di governare la sanità attraverso i propri piccoli onnipotenti satrapi, ovvero i direttori generali di ASL e Aziende ospedaliere direttamente nominati

di Cesare Greco - 02 luglio 2012

Gli elementi ce li hanno tutti. Il governo ha ben presente che il problema della spesa sanitaria in Italia è legato alla cattiva politica delle regioni (tutte, anche se alcune molto più di altre) e agli interessi, che si sono consolidati in questi anni, dei fornitori di attrezzature e farmaci. Ma nonostante che abbiano tutti gli elementi in mano, a nessuno, non a Monti, non a Bondi, non a Giarda viene in mente di fare l’unica affermazione che avrebbe senso nell’ottica di una vera spending review che sia strutturale e non penalizzante solo per i cittadini. Il ministro della sanità Balduzzi non è stato citato con gli altri per un suo evidente conflitto d’interessi; non economico, per carità, ma morale e politico, essendo sua la paternità dell’attuale legge sanitaria che, a parere di chi scrive, è alla base dello scandaloso spreco di pubblico denaro legato al malgoverno di tutto il sistema, divenuto (lo ripetiamo per l’ennesima volta) sistema di mantenimento delle clientele politiche locali. Bene fa il governo a stabilire regole per il contenimento della spesa, ma queste regole, se non accompagnate da un radicale cambiamento nel governo della sanità, saranno facilmente disattese non appena un governo di politici, di qualsiasi colore, che dovrà accontentare i propri procacciatori di consenso, andrà a sostituire l’attuale governo Monti. E allora non resta che una cosa da fare se si vuole realmente modificare i meccanismi dello spreco: togliere alla politica il potere di governare la sanità attraverso i propri piccoli onnipotenti satrapi, ovvero i direttori generali di ASL e Aziende ospedaliere direttamente nominati. Le anime belle della politica, in genere, rispondono che non c’è bisogno di modificare il legame tra politica e gestione della sanità perché verrebbe meno il controllo democratico (?), se mai “c’è bisogno di buona politica”. E cosa significa buona politica? E chi dovrebbe metterla in pratica? Forse gli stessi che con questa affermazione ammettono di avere fino ad ora praticato una cattiva politica? No grazie, già dato. Dal momento che fino ad ora siete solo stati in grado di sgovernare a provocare buchi di bilancio mortali proprio per le Istituzioni democratiche, dal momento che fino ad ora non avete fatto politica sanitaria ma anti politica sanitaria, fateci il santo piacere di accomodarvi fuori e tenere lontane dalla sanità le vostre rapaci mani. Questo è quanto il governo del rigore dovrebbe dire e fare per dimostrare di volere agire non solo per fare pagare i conti ai soliti noti cittadini contribuenti e pazienti (nella più larga accezione del termine). Magari quando il Ministro è in vacanza.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario