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Eurocrisi

L'unica garanzia è la Ue. E ci garantisca

Non sarà il compimento pieno degli Stati Uniti d’Europa, ma l’appello di Wolfang Schauble affinché l’Ue si doti di un presidente eletto a suffragio universale è già qualcosa

di Enrico Cisnetto - 24 maggio 2012

Non sarà il compimento pieno degli Stati Uniti d’Europa, ma l’appello di Wolfang Schauble affinché l’Ue si doti di un presidente eletto a suffragio universale per dare “un volto” ad un’Europa bisognosa di una “legittimazione democratica”, è già qualcosa, specie se si considera che il ministro tedesco delle Finanze, pur essendo da sempre un europeista convinto, è il più inflessibile verso i paesi indebitati nella compagine guidata dalla signora Merkel. Anche perché Schauble ha pure sostenuto la necessità che la Commissione Ue diventi “un governo europeo”. Per questo trovo assurdo che i molti che hanno levato strali nei confronti del rigorismo a senso unico della Germania – con buona ragione, sia chiaro – non abbiano colto l’importanza di questa apertura e continuino a suonare il refrain degli eurobond, una proposta che non ha alcuna possibilità di passare. Invece, un sano pragmatismo dovrebbe indurre tutti a disegnare un progetto di avvicinamento all’integrazione politico-istituzionale dei paesi della moneta unica, indicando le tappe con cui dovranno essere progressivamente trasferite ad un governo federale quote delle sovranità nazionali. Evitando, per la buona riuscita degli intenti, di chiedere l’integrale e illimitata federalizzazione dei debiti pubblici nazionali. Prima di tutto perché, ovviamente, i paesi con meno debiti e deficit contenuti non sarebbero disponibili a garantire senza limiti chi ha speso senza controllo. E poi perché per stabilizzare l’eurozona basta e avanza una parziale messa in comune del debito. Dove invece appare urgente e necessario offrire una garanzia europea illimitata, seppure temporaneamente, è sul fronte dei depositi bancari. Oggi la maggioranza dei paesi assicurano i depositanti in modo parziale (in media per 100 mila euro), ma in caso di bank run quella di coloro che rischiano il default vale zero. Dunque, occorre creare – questo sì, subito – uno strumento di garanzia europea, federale. Che avrebbe come effetto quello di rendere sicuro un conto corrente in una banca di Atene come in quello in un istituto lussemburghese, con relativo livellamento dei tassi d’interesse. Naturalmente, questo comporterebbe che nel periodo di valenza della “super-garanzia” si realizzi un’altrettanto “super-ristrutturazione” del sistema bancario continentale, in un quadro non più solo nazionale, sia per evitare che s’incoraggi l’irresponsabilità delle banche (è già successo in Usa, e non è stato un bene), sia perché occorre ripensare strutturalmente profilo e ruolo del credito su scala europea (il caso Bankia parla da solo). Non si tratta di salvare la pelle dei banchieri, bensì quella dei risparmiatori, e con loro dell’economia reale. (twitter @ecisnetto)

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