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Public Policy

Come attuare la riforma

Lotta all'evasione fiscale

E' sufficiente introdurre l'elemento di contrasto anno per anno per settori e gruppi di attività

di Mario Tarantino - 03 gennaio 2012

1 = Premessa Una delle riforme più richiesta dal Paese è senz’altro quella fiscale anche perché lo stato italiano ha introdotto nei confronti dei propri cittadini “la responsabilità oggettiva” per cui, non essendo in grado di far pagare a tutti le tasse dovute, le impone maggiorate a coloro che le pagano regolarmente. Questa riforma sarebbe dovuta nascere proprio in questi anni di crisi economica globalizzata che avrebbe potuto conseguire diversi obiettivi importanti ed utili:

-la sua nascita (finalmente); -la maggior facilità di assorbimento da parte della popolazione (e degli elettori); -la maggior conoscenza della crisi dalla parte della Società Italiana (quella che la sta subendo senza poterla scaricare sugli altri); -un contributo diretto ai redditi dei meno abbienti (con un doveroso minor peso fiscale).

Abbiamo invece sprecato un paio di anni ideali per poter varare questa riforma ma, comunque, anche se abbiamo perso il miglior treno abbiamo necessità che si vada ugualmente in porto con un qualsiasi treno, anche omnibus.

2 = Contrasto delle convenienze Sembra che tutti abbiano finalmente capito che per debellare quasi totalmente l’evasione fiscale (non credo che sarà mai possibile eliminarla totalmente) sarà necessario introdurre nel nostro sistema fiscale un elemento concreto di contrasto di interessi fra il venditore/prestatore d’opera e il cliente/fruitore dell’opera. Il fatto è che Tutti i soloni che hanno opinato sull’argomento si sono arresi di fronte a una conseguenza non affatto trascurabile (ma nemmeno insormontabile): l’introduzione della detrazione fiscale della spesa comporterebbe una drastica riduzione delle entrate fiscali. Personalmente ritengo tale obiezione un falso problema se si usasse un pò di intelligenza e di buon senso (oltre che di volontà ed impegno). Infatti non è necessario introdurre l’elemento di contrasto degli interessi contemporaneamente per tutte le attività della società italiana ma sarà sufficiente introdurlo anno per anno per settori e per gruppi di attività.

3 = Progetto Il progetto di attuazione della riforma fiscale dovrà quindi avvenire gradualmente e per fasi.

a)La prima decisione deve essere quella di definire il prossimo anno, il 2012 (o 2013), “l’anno zero del fisco italiano” specificando che la riforma del fisco avrà come riferimento l’anno 2012 (o 2013) e che tutte le attività economiche saranno comparate con tale anno.

b)La seconda decisione sarà quella che dall’anno 2012 (o 2013) saranno consentite detrazioni-deduzioni fiscali su tutte le attività economiche del Paese.

c)Entro la fine di ogni anno saranno comunicati i settori e le attività che saranno oggetto del contrasto di interessi per l’anno successivo. Ad esempio, oggi il Governo dichiara che tutte le transazioni inerenti l’attività edilizia godranno del rimborso totale dell’Iva da parte del Cliente. Inoltre, sulle prestazioni d’opera (Ingegneri, Architetti, Geometri, muratori, falegnami, elettricisti, ecc.) sarà consentita una deduzione-detrazione fiscale del 30-40% del costo della prestazione.

d)Ovviamente, i primi settori interessati saranno quelli in cui vi è, stimata, la maggiore evasione fiscale per cui è abbastanza intuibile che il minor gettito paventato dovrebbe essere compensato, e forse superato, dall’emersione dell’evasione.

e)Inoltre, per tutti gli altri settori non contrastati nell’anno, ci sarà sicuramente la corsa a “mettersi a posto” ottenendo automaticamente una riduzione dell’evasione senza ricorrere al metodo del contrasto. Infatti, l’anno successivo non si ha la certezza di “non essere passati al pettine” e che comunque capiterà certamente, uno dei prossimi anni, la tassazione con contrasto della propria attività economica.

f)La dichiarazione dell’anno 2012 8° 2013) come “l’anno zero del fisco italiano” significherà per tutti che le dichiarazioni dei redditi degli anni successivi non potranno avere un rendiconto reddituale inferiore a quello presentato nell’anno 2013/2014 (per i redditi 2012/2013) trattandosi di un anno (il 2012/2013) di profonda crisi economico-finanziaria.

g)Il sistema di contrasto introdotto, e limitato ai soli anni necessari per la verifica dei redditi di tutte le attività economiche del paese, renderebbe inutile ogni forma di controllo tipo “studi di settore”, “spesometro”, “verifiche fiscali”, “tracciabilità dei pagamenti”, ecc. il cui pregio maggiore è quello di complicare la vita ai cittadini, aumentare i costi delle transazioni e aumentare a dismisura la burocrazia per i cittadini ma ancor di più per l’Agenzia delle Entrate.

4 = Considerazioni e Avvertenze Dato per scontato che l’evasione fiscale in Italia raggiunga le cifre che si sentono in giro (sembra di essere all’asta in cui molti giochino al rilancio), 120-180-200 miliardi di euro, ritengo che il recupero di somme evase che si potrà ottenere con il contrasto degli interessi che ho prospettato sia uguale o superiore alle detrazioni fiscali che si dovranno operare perché il piano riesca. Occorre però avere elementi veri sullo stato dell’evasione fiscale in Italia perché, se si sa quanto viene evaso come mai non si sa chi evade? La mia è certamente una domanda provocatoria ma molti cittadini se la pongono ugualmente. Pertanto, è necessario che gli istituti di statistica e quelli finanziari dello stato ci mettano a disposizione i loro dati per evitare errori grossolani dovuti alla mancanza di elementi concreti e dimostrabili.

Quindi se decidessimo di introdurre il sistema di contrasto nella sanità, al esempio, dobbiamo aver ben presente come avviene e a quale grado. Per semplificare si potrebbe ipotizzare (dati alla mano) che il medico, primario ospedaliero, che abitualmente si fa pagare un onorario di 500 euro per visita non possa evitare il rilascio della parcella proponendo un compenso ridotto, in nero, di 200-300 euro se all’assistito non viene garantita una detrazione fiscale del 40-50% della parcella perché l’assistito ha finalmente la certezza che quel professionista pagherà interamente le tasse che da lui sono dovute.

Inoltre quel medico si verrà a trovare in una situazione molto difficile con il fisco perché a fronte di parcelle dichiarate negli anni precedenti di 300-400 euro (e forse meno) si vedrà costretto a dichiarare tutte le sue parcelle a 500 euro con tutte le inevitabili conseguenze di ordine fiscale che gli potrebbero essere contestate.

E ancora. Se il nostro professionista (il discorso però può essere adattato ad altri) decidesse di “non farsi scoprire” potrebbe realmente ridimensionare le proprie pretese ma si conseguirebbero ugualmente gli scopi prefissati: la contribuzione reale in base al reddito, il ridimensionamento del costo delle sue prestazioni e la possibilità che venga lo stesso denunciato all’Agenzia delle Entrate per gli anni trascorsi senza contare che potrebbe nuovamente, dopo qualche anno, essere soggetto di nuova verifica con nuovo contrasto fiscale. Ovviamente quanto esposto finora rappresenta solo una bozza schematica di un progetto completo, articolato ed esaustivo per raggiungere lo scopo voluto.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario