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La politica estera di fronte alle trattative

L'ostaggio è libero. Da quale nemico?

Sulla presenza italiana a Kabul e Mastrogiacomo troppe contraddizioni. Serve chiarezza

di Davide Giacalone - 20 marzo 2007

La liberazione di Mastrogiacomo è la buona notizia che attendevamo. Ora che è giunta mi sento libero di dire il resto, che non è per niente piacevole. Il nostro è un Paese nel quale se si è rapiti la sera, tornando a casa, senza che si sia tenuti a considerarsi in guerra, la legge prevede che siano bloccati i beni della famiglia e qualsiasi trattativa. E’ giusto, quella dei rapimenti era divenuta un’industria. Ma basta che un italiano sia rapito non genericamente all’estero, bensì nelle zone dove i nostri militari si trovano a svolgere un ruolo internazionale, che delle trattative s’incarica direttamente lo Stato. Lo scrissi quando governava il centro destra, lo scrivo adesso: si deve porre un freno.

Il governo italiano ha dovuto più volte umiliarsi a dire che tutte le condizioni erano state soddisfatte, anche se adesso negherà. Si è trattato con il comandante mullah Dadullah, un macellaio che aveva appena finito di far sgozzare Said Agha, autista ed essere umano cancellato dalle nostre cronache, evidentemente non persuase del valore universale della vita umana. Le trattative sono state condotte nel mentre la coalizione militare della quale facciamo parte scatenava l’offensiva armata contro i Dadullah. Le si sono affidate ad un signore esplicitamente contrario alla nostra presenza militare ed a quella degli alleati, i cui uomini, ufficialmente personale medico, hanno evidentemente canali di comunicazione con i talebani. Ma non basta, si sono svolte mentre la nostra magistratura pretende di processare i cittadini statunitensi che, come testimonia il loro governo, hanno fatto il loro dovere nella lotta al terrorismo internazionale.

Criticai la voglia di trattare con il nemico anche quando il governo aveva colore diverso, ma non posso nascondermi che con questo governo non è chiaro se il nemico è ancora considerato tale. Si propone di trattare la pace con gli stessi talebani che siamo stati chiamati a sconfiggere, e nel mentre quelli ci rapiscono i giornalisti, mettono le bombe, proclamano guerra al mondo e sgozzano gli inermi. Ma che razza di politica è, questa?

www.davidegiacalone.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario