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La condanna di Berlusconi

L'occasione per un vero processo costituente

La sentenza della Cassazione deve essere interpretata alla luce del ventennio della Seconda Repubblica

di Luca Bagatin - 02 agosto 2013

Berlusconi è stato condannato.
Ora, non si tratta di essere garantisti o giustizialisti, bensì di essere un minimo obiettivi. La condanna arriva dopo anni e sulla base di prove inoppugnabili. Qui, in sostanza, non siamo di fronte all"ennesimo caso Tortora, così come invece è accaduto per l"ingiusta condanna comminata all"On. Ottaviano Del Turco di cui, chissà mai perché, non parla più nessuno. Specie nel mondo politico di destra e sinistra.

E a nulla valgono i paragoni di Berlusconi – del tutto fuori luogo – ai partiti democratici della Prima Repubblica, il paragonarsi ai grandi del passato, come ad esempio a Bettino Craxi. Qui non si tratta di aver preso soldi “in nero” per finanziare l"attività politica e le proprie idee politiche, bensì si tratta di frode fiscale per favorire il proprio tornaconto personale e la propria azienda.

Detto ciò, spiace che Berlusconi non chieda scusa agli italiani, si cosparga il capo di cenere ed esca di scena. Sarebbe stato così ricordato dalla Storia con rispetto. Con il rispetto che si deve all"uomo che sbaglia e che se ne rende conto. Che fa ammenda anche del fatto di aver mal governato il Paese, con il concorso esterno e oggi interno della sinistra cattocomunista (da sempre a sostenere le sue leggi “ad personam”, in un modo o in un altro), per vent"anni.

Un Berlusconi che ammette le proprie colpe, anche politiche, è e sarebbe stato diverso da un Berlusconi che – in barba a tutto e a tutti – afferma di voler rimanere “in campo” e di voler rifondare Forza Italia. Tutto ciò è profondamente grottesco ed anacronistico. Così come sono grotteschi i suoi sodali del Pdl che, anziché voler costituire un vero partito liberale di massa, come era nello spirito del "94, magari con un leader nuovo e che non ha mai fatto politica, seguitano a sostenere l"assurda tesi della “magistratura politicizzata”.

La magistratura fu sì politicizzata, ma lo fu negli Anni "70 con il caso del falso golpe di Sogno e Pacciardi (poi, infatti, assolti); lo fu negli Anni "80 nell"ambito del falso scaldalo P2 (ove tutti i cosiddetti “piduisti” furono - e giustamente - assolti per non aver commesso nulla) e fu politicizzata durante la falsa rivoluzione di Tangentopoli. Allora c"erano di mezzo due blocchi contrapposti: da una parte i fautori della democrazia, invisi ai comunisti ed ai magistrati comunisti, dall"altra il blocco sovietico, la sinistra Dc e pauperista ed il Pci berlingueriano, che volevano far cadere il centrismo ed i partiti laici al governo, cosa che accadde, infatti, nel 1993, ovvero allorquando morì la democrazia in Italia.

Ma Berlusconi che cosa ha mai rappresentato in questi anni se non il vero sodale di quei cattocomunisti che, grazie a lui, hanno potuto fingere di fare opposizione ?
Lo abbiamo visto nella totale mancanza di riforme liberali, nell"amicizia con il comunista Putin, nelle mancate liberalizzazioni, nel mancato rispetto per i diritti civili. E lo vediamo oggi: berluscones e cattocomunistones al Potere assieme, uniti nel nome della famiglia Letta. Di che cosa stiamo parlando, allora ?

Forse sarebbe il caso che la verità si facesse strada e che più di qualcuno facesse ammenda. Che le responsabilità della crisi politica fossero accertate, assieme alle varie frodi commesse da questa classe politica ai danni dei cittadini italiani.
Forse sarebbe il caso che questo governo cadesse, che questa classe politica si ritirasse e si aprisse un nuovo processo costituente. Composto di persone nuove, magari estranee alla politica degli ultimi sessant"anni.

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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