ultimora
Public Policy

Regia moscovita in Ucraina e Bielorussia

Lo zar-lupo Putin e la vacca Ue

L'imperialismo democratico tra Bush e integrazione europea

di Paolo Bozzacchi - 28 marzo 2006

Pragmatico e famelico. Come un lupo affamato da mesi. Vladimir Putin sa aspettare, ma quando deve colpire lo sa fare in modo eccezionale e silenzioso. Lo ha dimostrato nelle ultime due settimane, durante le quali è stato capace prima di riaffermare la propria influenza in Bielorussia, con la riconferma “bulgara” alla presidenza del suo delfino Aleksandr Lukashenko, poi in modo ancora più chirurgico in Ucraina, dove il candidato filo-russo, Viktor Yanukovic, si appresta a ottenere un terzo del totale dei consensi, impedendo così la creazione di un governo “arancione”, del tutto ostile a Mosca.

Ma la strategia di Putin punta al ritorno in auge sullo scacchiere mondiale di una Russia capace di porsi in modo paritario dal punto di vista diplomatico (in particolare all’Onu), con gli Stati Uniti del principe dei neo-con, George Bush. Per raggiungere l’ambizioso obiettivo non basta, quindi, riappropriarsi con le buone o con le cattive (leggi Cecenia), delle repubbliche ex-sovietiche. Occorre mantenere buoni rapporti con la confinante Unione europea, vista da Mosca (così come dagli stessi Paesi che la compongono), più come vacca da mungere che non come potenza in grado di esprimere una compiuta strategia di politica estera a tutto campo. Perciò l’imperialismo democratico di zar-Putin non ha esitato a mettere in scacco energetico l’Ue, sfruttando a pieno il freddo inverno e il prezzo del petrolio alle stelle, ponendosi di fatto in una situazione di piena forza contrattuale nei confronti di Bruxelles.

I risultati concreti della recente strategia di politica estera di Putin saranno presto soppesati in sede Onu, dove la questione Iran arriverà nei prossimi mesi. E’ lì che il confronto Russia-Usa si farà serrato, in quanto Bush pare seriamente intenzionato a bombardare le centrali atomiche di Teheran, a meno di un’operazione concertata di Cia e Fbi a suporto dell’opposizione interna, che riuscisse a rovesciare in modo indolore il regime di Mahmud Ahmadinejad. Putin si è già detto pronto ad ospitare le operazioni di arricchimento dell’uranio iraniano, per controllarne direttamente l’uso civile e non bellico, ma in caso di rifiuto americano non è escluso un ricorso al diritto di veto in Consiglio di sicurezza. Sarà proprio in sede Onu che vedremo presto se lo zar-lupo si sarà saziato o intenderà proseguire nella caccia.

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario