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Sciopero e grande coalizione generazionale

Lo spirito Costituente per rinascere

Cronaca dell’incontro di Società Aperta Giovani del 16 giugno

di Antonio Picasso - 20 giugno 2006

“La Costituzione è la nostra primaria difesa contro la gerontocrazia e per il rinnovo della classe dirigente. Ecco perché le tante realtà politiche giovanili dovrebbero aprire un confronto sulla base dello spirito costituente che ha fondato la Repubblica Italiana”. È questo il messaggio che ha lanciato il presidente di Società Aperta Giovani, Luca Bolognini, a conclusione del convegno che si è tenuto il 16 maggio a Roma, dal titolo “Dallo sciopero alla grande coalizione generazionale”, al quale hanno preso parte Vittorio Alberti, responsabile politiche giovanili della Margherita, il delegato per il Lazio di Primavera di Centro, Alan Baccini, il portavoce del Forum Giovani, Cristian Carrara, il consigliere comunale dell’Ulivo, Cesare Costantini, il presidente dei giovani di Confagricoltura, Gerardo Diana, il segretario dei Giovani Liberaldemocratici, Salvatore Italia, il coordinatore esecutivo nazionale dei giovani della Margherita, Luciano Nobili, e infine Samuele Pii, presidente della Gioventù Federalista Europea.
“La prima parte della Costituzione italiana è validissima, tuttavia non è un tabù – ha proseguito Bolognini – e le tante pagine che ci coinvolgono dovrebbero diventare il primo argomento di un vivace e costante confronto politico. Basta pensare che articoli come il 33 (che apre la questione sull’istruzione e sul valore legale del titolo di studio, ma anche delle liberalizzazioni degli ordini professionali), il 35 (in merito ai principi di welfare delle opportunità quanto mai futuribili), il 9 (sulla tutela del “paesaggio” e non di ambiente) o come il mancato riferimento all’Europa. La coalizione neogenerazionale può e forse deve avvenire nella sfida per l’integrazione di una pluralità di nuovi valori e per il disegno condiviso di grandi riforme.”
“E la sfida Costituente si vince sia a livello nazionale che europeo”, ha aggiunto Samuele Pii. “Ma solo se i cittadini saranno i veri attori in Italia e nell’Unione Europea in questa costruzione di un nuovo patto sociale, di una vera democrazia sovranazionale”.
Salvatore Italia, a sua volta, ha sottolineato che “La Costituzione è e rappresenta lo spirito e la coscienza di una società, pertanto l’elaborazione di una nuova Carta non può prescindere da quelle che sono le aspirazioni e i valori di cui le nuove generazioni sono originarie portatrici”. Nel suo intervento, Cesare Costantini ha indicato che “la promozione della cosiddetta cittadinanza attiva come una componente fondamentale nel dibattito nazionale e sovranazionale in tema di riforma della Costituzione. Affinché le scelte siano quanto mai condivise e i giovani possano giocare un ruolo consultivo e partecipativo nella stesura.”
Vittorio Alberti, forte della sua esperienza nella Margherita, ha voluto sottolineare la necessità di rigenerare l’idea di partito, “strumento ancora attuale per l’attività politica nel nostro Paese”. Alberti, tuttavia, non dimentica che la politica deve recuperare serietà, confronto e onestà. “Le tre qualità primarie per l’amministrazione dell’Italia e soprattutto per la sua ripresa”.
E anche Cristian Carrara si è voluto soffermare sulla rigenerazione etica della attività politica. “Perché, auspicando la creazione di una grande coalizione generazionale, questa dovrà essere costruita sulla condivisione di valori fondamentali”. E non solo. Carrara ha aggiunto che “di fronte a un Parlamento in cui gli under 39 sono solo il 10%, bisogna anche pensare a una strategia politica condivisa. E contare dove si è può essere contati”. Per poi concludere: “D’altro canto, questo è forse l’aspetto più difficile del nostro impegno”.
Anche Luciano Nobili ha voluto sottolineare le difficoltà che una politica giovanile nuova, e esterna alle ingessature partitiche, comporterebbe. “Siamo tutti d’accordo, infatti, sullo sciopero generazionale. Restano da chiarirne le modalità di esecuzione”, ha detto. “Per esempio, io non penso che ci possiamo permettere una chiusura improvvisa nel rapporto con chi consideriamo adulto. Perché la dialettica e il confronto restano essenziali”. Nobili, infine, ha ironizzato sulla creazione di un ministero per i Giovani. “A noi non serviva un dicastero che ci rappresentasse, ma un ministro giovane. O forse anche più di uno”.
È intervenuto poi Alan Baccini. “Noi abbiamo una carta in più da giocare – ha detto – è cioè trattare con migliore destrezza l’attualità. Se noi riuscissimo a uscire dalla logica delle casacche, potremmo dimostrare quanto siamo preparati sulla modernità, sul cambiamento e quanto teniamo al futuro, rispetto alle generazioni che ci precedono”.
In rappresentanza del grande e variegato mondo dell’imprenditoria giovanile, Gerardo Diana ha espressamente ricordato quanto il mondo dell’impresa insista nel tendere la mano alla politica. “Quest’ultima ha il potere di programmare e definire un progetto-Paese. Mentre i privati sono in grado di fornire lungimiranza e risorse per gli investimenti”, ha spiegato. “Unendo queste forze e queste capacità, possiamo veramente guidare il Paese verso il futuro che desideriamo”.
Ma è nelle parole conclusive di Bolognini, che si può percepire il messaggio fondamentale lanciato dall’incontro. “Società Aperta Giovani auspica la rinascita di uno spirito costituente. Il livello più alto, e più aulico, del confronto politico”. Un impegno oneroso, ma anche il più nobile. “Perché un dibattito sulla Costituzione, sia sul territorio nazionale, che a livello europeo, non può che costituire la strada migliore da percorrere da parte della nostra generazione”.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario