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L'Europa, questa sconosciuta…

Lo spettacolo delle euorpee

Svecchiare la classe dirigente significa partire, ovvero ri-partire dal basso. Dai partiti veri

di Luca Bagatin - 11 maggio 2009

In un articolo di alcuni mesi fa sul mio blog, in cui parlavo delle elezioni europee, scrivevo la seguente frase: Essendo purtuttavia e mio malgrado un tipo estremamente pratico mi immagino ciò che nei fatti – ahinoi - accadrà: sbarramento al 4 o 5%; liste calderone PD-PdL con tanti attori, cantanti, sportivi, mezze calze, cartapecore; l"Europa questa sconosciuta; Strasburgo che formaggio è! E così è, nei fatti, accaduto: sbarramento al 4% (che non mi pare propriamente cosa democratica e dirò anche che mi preoccupa il fatto che lo adottino anche altri Paesi europei !) e presenza nelle liste di personaggi dell"universo mondo dello spettacolo, nel senso più ampio e colorito del termine.

La cosa ha scatenato – stranamente solo quest"anno – le grandi bagarre di cui, da alcuni giorni, sentiamo nei media nostrani. Del resto non era la prima volta che ciò accadeva! Attribuiamo peraltro la presenza di questi corpi estranei nella politica italiana alla totale spettacolarizzazione della stessa, ovvero alla mancanza pressoché totale di riferimenti ideali e prima ancora culturali, che tanto avevano permeato la pur tanto vilipesa Prima Repubblica. Oggi, qui da noi, non esistono nemmeno più le sezioni di partito ! Esistono i clubs, le conventions, tutta roba per tordi, copiata (male peraltro) da culture che hanno una storia e dei riferimenti politico-culturali completamente diversi dai nostri. Però così, fra una convention ove si parla di governance si continuano ad ingannare gli elettori che oramai si considerano dei veri e propri consumatori (consumer?).

In questo modo dove volete che andremo a finire? Da nessuna parte: senza passato non c"è futuro. E non ci può essere futuro scopiazzando modelli esteri con l"intrusione nelle liste di personalità che, potranno anche essere onestissime e bravissime nei loro rispettivi campi, ma che con la politica la cultura politica c"entrano come i cavoli a merenda.

Il professionismo della politica e la passione per la politica sono dei valori, cari miei. Non sono certo indice di disonestà, come hanno voluto farci credere dal "93 a questa parte! E" ora che tornino in pista militanti e personalità che masticano politica dalla mattina alla sera. E poco importa se sono bocconian-plurilaureati (che una laurea oggi non la si nega più a nessuno) o esteticamente avvenenti.

Sì, perché c"è anche questa storia del fatto che si deve essere avvenenti, piacenti, non sgradevoli alla vista. Su questo punto il Cavaliere mi ha profondamente deluso debbo dire, ascoltandolo l"altra sera da Vespa. Non mi è piaciuto nemmeno un certo sarcasmo nella rubrica di “Libero” (giornale che pur apprezzo per la sua libertarietà e che leggo spesso e ben volentieri) del 6 maggio scorso nella rubrica satirica Cabaret, nella quale vediamo una vignetta con la Mussolini e la Carfagna smaglianti e sorridenti, con dall"altra parte delle tristissime Livia Turco, Rosy Bindi e Jervolino e, in alto, la scritta: QUOTE ROSA E...QUOTE RACCHIE.

Mi è sembrato, insomma, di pessimo gusto anche perché non si possono fare discriminazioni – ancorché satiriche - in base all"estetica. L"ho sempre detto e scritto difendendo lo stesso Berlusconi dal sarcasmo sulla sua altezza (che peraltro è anche la mia !). Trovo tutto ciò affatto divertente e totalmente fuorviante. Una persona la si valuta per ben altre qualità. E guarda caso nella Prima Repubblica i politici più capaci erano forse quelli meno avvenenti.....Ma questo è un altro discorso.

Tutto ciò, insomma, per evidenziare semplicemente come si sia deteriorato il contesto politico italiano nel suo complesso. Non si può pensare di costruire, ovvero di ricostruire un Paese senza andarsi a studiare la storia e le realizzazioni di tutti i Padri della Patria, dell"Europa, delle democrazie Occidentali. Senza avere i rudimenti del diritto italiano ed europeo. Senza aver mai fatto politica militante.

Pensavo non a caso alle tre giovani ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine, Diana Coseano, Giulia Tasso e Greta Facile, che ho recentissimamente intervistato per “La Voce Repubblicana”: sono brave e preparate, ma loro stesse in questo momento non hanno alcuna intenzione di fare politica! E lo credo, in questo contesto!

Un tempo la selezione della classe dirigente avveniva nel modo assai più democratico e naturale: a partire dalle sezioni di partito.

Allora c"era una vera e propria “base militante e pensante” in tutti i partiti nazionali. Allora, prima si passava per le elezioni comunali, poi per quelle provinciali, poi ancora, forse, per quelle nazionali ed europee.

La classe politica di allora era animata dalla passione, i partiti di governo si guardavano bene dall"andare in piazza a far inutili schiamazzi, il personale politico era scelto via via dal basso e non dai “commissari nazionali” o da chi per loro. Sarebbe il caso di riflettere, io penso, su queste cosette. E chiedersi anche il motivo per il quale c"è e ci sarà sempre minore afflusso alle elezioni e sempre minor interesse per la politica.

Svecchiare la classe dirigente significa partire, ovvero ri-partire dal basso. Dai partiti, quelli veri e storici! Non certo continuando a spettacolarizzare un dibattito destra-sinistra (parole e categorie politiche totalmente vuote e prive di intrinseco significato) che è stantio da più di un decennio e che non sarà in grado di garantirci un serio avvenire.

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario