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Infrastutture o ambientalismo

L'italico Tafazzi non fermi il Mose

Mentre dall'estero ci invidiano, in Italia non facciamo altro che complicarci la vita

di Enrico Cisnetto - 18 ottobre 2013

Pensate a come sarebbe arrivare in Francia senza il traforo del Monte Bianco oppure da Napoli a Milano l’Autostrada del Sole e, ora, senza l’Alta Velocità. E pensate a cosa sarebbe stata la nostra economia senza quelle grandi opere infrastrutturali. Per questo bisogna assolutamente tornare ai tempi del boom. Forti del fatto che, volendo, è ancora possibile realizzare e concludere le infrastrutture. Perchè se, come dice il Ministero delle Infrastrutture, in Italia ci sono oltre 600 opere non concluse, non vuol dire che non si debba più fare nulla, ma che piuttosto si devono evitare quei fattori, come il fanatismo ambientalista e i fenomeni di malagestione, che spesso bloccano progetti ad un passo dalla meta e inducono a buttare via il bambino con l’acqua sporca.

In fondo, non c’è solo la Salerno-Reggio Calabria. Prendiamo un esempio su tutti: il Mose, un gioiello totalmente made in Italy (inserito in più ampio progetto di tutela dell’ecosistema lagunare) che salverà Venezia dalle acque alte e dal previsto innalzamento del livello del mare, emergendo dall’acqua e diventando visibile agli occhi solo nel momenti di effettivo utilizzo. Le prime delle 78 paratoie si sono già alzate con successo. I finanziamenti sono quasi al 90%, i lavori oltre l’80% e, dopo 30 anni di dibattiti, studi, approfondimenti forse tutti hanno capito che fermarsi ora sarebbe una pazzia.

Anche perché, per fortuna, le tecnologie e il know how sviluppati in questi anni all’interno del progetto Mose sono all’attenzione niente meno che del sindaco di New York, Michael Bloomberg, in cerca di soluzioni per proteggere la Grande Mela dalle piene del fiume Hudson. E anche a New Orleans, dove le acque sollevate dall’uragano Katrina hanno provocato miliardi di dollari di danni, stanno guardando con interesse alle eccellenze del Mose. A vedere la prima movimentazione delle paratoie sono infatti accorsi giornalisti da tutto il mondo, raccontando un’Italia capace di ideare e portare a termine sontuosi progetti innovativi e tecnologici d’avanguardia. E se tutto il pianeta ci invidia il Mose, forse anziché “tafazzarci” come nostra abitudine, faremmo bene a provare a venderlo alle altre città che hanno bisogno di difendersi dal mare.

Lo stesso discorso è valido per la Tav, dove la “talpa meccanica” sta entrando in funzione. Per favore, finiamola con questo autolesionismo tutto italico. (twitter @ecisnetto)

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Terza Repubblica è il quotidiano online fondato e diretto da Enrico Cisnetto nato nel 2005 dall'esperienza di Società Aperta con l'obiettivo di creare uno spazio di commento indipendente e fuori dal coro sul contesto politico-economico del paese.