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Public Policy

Non ci resta che abbaiare alla luna

L'Italia tra i rifiuti...

I nostri politici sono troppo impegnati in questioni di tattica parlamentare, per preoccuparsi di bene amministrare

di Livio Ghersi - 11 maggio 2010

Ricordo, alla fine del 2007, inizi del 2008, il senso di tristezza che provavo quando esplose, nella sua evidenza televisiva, la vicenda dell"emergenza rifiuti a Napoli e in Campania. Napoli è una grande città, resa bella dalla natura e da palazzi e monumenti che attestano una storia lunga e densa di avvenimenti. Una città spiritualmente ricca, come è dimostrato dalle opere di tanti suoi illustri cittadini e cito per tutti Giambattista Vico e Benedetto Croce. Eppure le immagini impietose dei rifiuti, che con la loro ingombrante presenza offendevano luoghi cari, rendevano il senso di una decadenza, di un degrado, provavano in modo indiscutibile i guasti di una cattiva amministrazione della cosa pubblica. Il caso Napoli diede un colpo mortale alla credibilità del governo Prodi. Per quanto mi riguarda, nel gennaio del 2008 scrissi che non soltanto non mi sentivo di considerare Lamberto Dini un traditore ma che, se fossi stato al posto suo, anch"io avrei negato la fiducia al governo.

Anche Palermo, Catania, Messina, Siracusa, sono città dove, per bellezza della natura e testimonianze storiche e artistiche, dovrebbe essere possibile vivere bene. Eppure, dopo Napoli, il sistema nazionale della Protezione civile è stato nuovamente allertato perché potrebbe dover fronteggiare una altrettanto grave emergenza rifiuti in Sicilia. Il Capo della Protezione civile — cito da una nota d"agenzia dell"8 maggio 2010 — ha dichiarato cose che, a mio avviso, sono di buon senso: per risolvere il problema dei rifiuti in Sicilia "è necessario da un lato che ci sia la massima condivisione degli obiettivi da parte di tutti gli Enti locali coinvolti, Regione, Province e Comuni, e dall"altro occorre realizzare termovalorizzatori così da chiudere il ciclo dei rifiuti".

Faccio un passo indietro. La classe politica siciliana è abituata a pensare in grande. Si potrebbe dire che facilmente pecca di megalomania. Alla fine del 2002, con ordinanza commissariale 18 dicembre 2002, n. 1166, fu approvato il piano regionale di gestione dei rifiuti. Prevedeva l"istituzione di ventisette ambiti territoriali ottimali (l"acronimo è ATO), precisando che per ciascuno di essi andava costituita una società d"ambito. La predetta ordinanza commissariale recava la firma dell"allora Presidente della Regione Salvatore Cuffaro. Quella scelta generosa, di "valorizzazione delle realtà territoriali", come si suol dire quando vengono in considerazione provvedimenti siffatti, forse era anche funzionale alle esigenze della classe politica locale: con tanti ATO e relative società d"ambito si poteva dare una buona sistemazione a molti politici temporaneamente sprovvisti di più prestigiosi incarichi e si poteva fare la felicità di più di un dirigente burocratico. Ma queste, naturalmente, sono nostre maldicenze.

Qualcosa però non ha funzionato in quelli che da noi, con un certo disprezzo, sono definiti "calcoli ragionieristici". Come si sa, il diavolo si annida sempre nei dettagli. Così la maggior parte delle società d"ambito cominciarono ad accumulare debiti. Sembra incredibile, ma, in alcuni casi, tra i dettagli trascurati, sembra ci fosse pure la mancata copertura finanziaria delle spese per pagare gli operatori ecologici, cioè le persone materialmente incaricate di raccogliere i rifiuti urbani e di portarli in discarica. Insisto nel qualificare questa cosa "incredibile" perché ci si aspetterebbe che dei decisori politici, chiamati a definire le caratteristiche di una macchina organizzativa per assicurare un servizio essenziale alla collettività, si preoccupassero in primo luogo di garantire in modo continuativo la rimunerazione del personale dipendente, senza l"apporto del quale quella macchina organizzativa non può funzionare.

In Paesi meno tolleranti, errori anche meno gravi dei decisori politici sarebbero giudicati molto severamente dal Corpo elettorale. Invece, dalle nostre parti, si adotta la logica evangelica: chi è senza peccato scagli la prima pietra; nessuno, fra quelli che contano, è nelle condizioni di scagliarla. Restano i "cani senza padrone", come in Sicilia vengono sprezzantemente definite le persone che si sforzano di restare libere e sono capaci di indipendenza di giudizio; ma i "cani senza padrone", per definizione, sono al di fuori della gente che conta. Possono pure abbaiare alla luna.

Politici che si rispettino sanno però, da soli, correggere precedenti errori. Così, con l"articolo 45 della legge regionale 8 febbraio 2007, n. 2, venne definita la procedura per approvare una nuova delimitazione degli ambiti territoriali ottimali. La decisione spetta al Presidente della Regione, sulla base di uno studio predisposto dall"Agenzia regionale "Rifiuti ed Acque" (istituita, con questa denominazione, nel 2005), previa deliberazione della Giunta regionale e acquisito il parere della competente Commissione legislativa dell"Assemblea regionale siciliana. Uno dei primi atti dell"allora neo-eletto Presidente della Regione Raffaele Lombardo è stato quello di ridurre gli ATO rifiuti, rideterminandone il numero in dieci; uno per Provincia, più uno per tutte le Isole minori (decreto presidenziale 20 maggio 2008). Naturalmente questo provvedimento ridisegnava l"assetto istituzionale per il futuro; ma intanto si continuava a risentire le conseguenze negative dei debiti pregressi accumulati dalle società d"ambito.

C"è però un primo problema. Il Presidente della Regione considera suoi avversari politici il Presidente della Provincia di Catania ed il Sindaco di Palermo. Lo dice e viene contraccambiato in uno scambio pubblico di dichiarazioni. Altro che collaborazione fra le Istituzioni! Un secondo rilevante problema è che la questione dei termovalorizzatori eccita furori ideologici. Così, a proposito della asserita straordinaria esperienza riformatrice dell"attuale Governo della Regione Siciliana, il senatore del Partito Democratico Giuseppe Lumia ha scritto, tra l"altro, sul quotidiano del suo partito: "nel settore dei rifiuti siamo stati decisivi per far fallire l"affare del secolo: la costruzione di quattro termovalorizzatori su cui la mafia aveva già puntato gli occhi ... " ("L"Unità", 9 maggio 2010). Il massimo rappresentante istituzionale della Regione siciliana oggi si regge sul sostegno che nell"Assemblea regionale siciliana gli danno i deputati del PD, i quali nella stragrande maggioranza dei casi nutrono i furori ideologici di cui ho detto. Di conseguenza, mette al bando i termovalorizzatori e, con la consueta sobrietà verbale, accusa di mafiosità chi soltanto si permetta di valutarne l"impiego.

Quanto finora detto spiega perché proprio il Presidente della Regione Siciliana l"8 maggio 2010 abbia avvertito l"esigenza di dichiarare che la legge regionale n. 9 del 2010 "approvata con un solo voto contrario del Parlamento regionale, vieta ormai in Sicilia la realizzazione di impianti di termovalorizzazione, consentendo soltanto la realizzazione di impianti coerenti con la direttiva CE 2008/98". Chi legga un"affermazione così perentoria potrebbe pensare che quella richiamata sia una legge regionale di nuovo tipo: immodificabile. Mentre in questo settore le leggi regionali finora sono state fin troppo ballerine, ecco, finalmente, una certezza che sfida l"eternità. L"ingenuo lettore potrebbe pensare pure che la citata normativa dell"Unione Europea faccia espresso divieto di utilizzare termovalorizzatori. Ovviamente, non è così.

La direttiva 2008/98/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio è pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell"Unione Europea del 22 novembre 2008, serie L n. 312, pp. 3-30. Il testo non è di facile lettura, ma, ad esempio, è chiaramente scritto che per "recupero" si intende qualsiasi operazione che permetta di trattare i rifiuti in modo da far svolgere loro un "ruolo utile sostituendo altri materiali che sarebbero stati altrimenti utilizzati" per assolvere una data funzione (articolo 3, punto 15). L"allegato due, che riguarda appunto le "operazioni di recupero", prevede al primo punto (R 1) che i rifiuti vengano trasformati in combustibile per produrre energia.

La nota si riferisce espressamente agli "impianti di incenerimento dei rifiuti solidi urbani" e fissa dei criteri per valutarne l"efficienza energetica. Gli impianti che realizzano le condizioni minime di efficienza energetica fissate dalla direttiva rientrano, a pieno titolo, fra i sistemi di recupero consentiti dalla normativa dell"Unione Europea.

La civile Danimarca, ad esempio, ha un"esperienza ormai consolidata in inceneritori di rifiuti, capaci di produrre energia. Si tratta di impianti ad alta tecnologia; il cui segreto sta nei filtri installati, continuamente verificati e prontamente sostituiti quando occorra, che impediscono l"emissione di fumi e altre sostanze nocive nell"atmosfera. Con una popolazione di poco superiore a quella della Sicilia, ma con un"estensione quasi doppia, la Danimarca conta 32 impianti di questo tipo. Il nuovo indirizzo politico sposato dall"attuale Governo regionale si caratterizza per la volontà di valorizzare la raccolta differenziata.

Nulla da eccepire; a condizione che sia chiaro in che limiti e a quali condizioni questa effettivamente serve allo scopo dichiarato. Nella direttiva dell"Unione Europea, leggiamo che per "raccolta differenziata" si intende quella in cui "un flusso di rifiuti è tenuto separato in base al tipo e alla natura dei rifiuti al fine di facilitarne il trattamento specifico" (articolo 3, punto 11). In altre parole: ha senso raccogliere separatamente vetro, carta, plastica, alluminio, apparecchiature elettriche ed elettroniche, eccetera, solo in quanto ci sia la possibilità di destinare, in tutto o in parte, i materiali raccolti a possibili riusi industriali. Se non si opera pure per determinare concrete opportunità di lavorazione industriale dei materiali raccolti, la raccolta differenziata lascia il tempo che trova. Anzi, può diventare perfino controproducente, perché è più costosa per chi la deve organizzare ed è più onerosa per i cittadini.

In ogni caso, ci vuol tempo per educare i cittadini a conferire correttamente i rifiuti. Invece, a chiacchiere, si fa presto a parlare di raccolta differenziata "spinta", immaginando performances organizzative tali da fare invidia a Tedeschi, Scandinavi e Svizzeri. Oltre le chiacchiere, la verità è che oggi, e ancora per molto tempo a venire, si continua a puntare sulle discariche. Come se le discariche non comportassero devastazione del territorio! La direttiva dell"Unione Europea stabilisce, all"articolo 13, il principio fondamentale della "Protezione della salute umana e dell"ambiente": "Gli Stati membri prendono le misure necessarie per garantire che la gestione dei rifiuti sia effettuata senza danneggiare la salute umana, senza recare pregiudizio all"ambiente e, in particolare: a) senza creare rischi per l"acqua, l"aria, il suolo, la flora o la fauna; b) senza causare inconvenienti da rumori o odori; c) senza danneggiare il paesaggio o i siti di particolare interesse".

Nell"allegato uno, relativo alle "operazioni di smaltimento", si indica, a titolo esemplificativo, cosa si dovrebbe intendere per "pretrattamento" dei rifiuti conferiti in discarica: "la cernita, la frammentazione, la compattazione, la pellettizzazione, l"essiccazione, la triturazione, il condizionamento o la separazione". Operazioni non necessarie per tutti i rifiuti, ma richieste secondo le caratteristiche dei rifiuti conferiti. Tutto ciò premesso, basta visionare i servizi che eroici operatori televisivi hanno mandato in onda dopo un sopralluogo alla discarica di Bellolampo, vicino Palermo, per verificare se le nostre condizioni reali siano conformi, o meno, alle prescrizioni della normativa dell"Unione Europea. Un Dante redivivo potrebbe trarre utili spunti per descrivere un paesaggio infernale. C"è un rischio sanitario effettivo per il cosiddetto "percolato", cioè per i liquami che fuoriescono dalle montagne di spazzatura accatastata al di fuori del perimetro della discarica. Oltre tutto, ci potrebbero essere infiltrazioni nel terreno, con conseguente pericolo per le falde idriche.

Eppure, con le discariche dell"Isola che letteralmente scoppiano, c"è chi si permette di dare lezioni agli altri che — poveri incivili — nel "continente", ossia nel resto d"Italia e in Europa, si dotano di tecnologie così pericolose per l"ambiente come i termovalorizzatori. C"è chi si rallegra perché i mafiosi non potranno fare affari con i termovalorizzatori, ma finge di non accorgersi che la criminalità organizzata è già presentissima nella gestione dei rifiuti. Basta considerare la frequenza con cui, non soltanto nelle periferie, ma nei centri delle nostre civili città, vengono bruciati i cassonetti e i contenitori per la raccolta differenziata di vetro, o carta. Basta considerare la frequenza con cui gli autocompattatori utilizzati per la raccolta dei rifiuti subiscono incidenti che li mettono, temporaneamente o definitivamente, fuori uso.

Non sono gesti di cittadini esasperati. Sono segnali, sollecitazioni, affinché qualcuno intenda. Gli amici degli amici devono essere adeguatamente considerati nelle dinamiche della spesa pubblica destinata al ciclo dei rifiuti. Non siamo messi bene. I nostri politici sono troppo impegnati in questioni di tattica parlamentare, o a dare lezioni di intransigenza ideologica, per preoccuparsi di bene amministrare. Che oltre tutto costa fatica e scontenta quanti sono male abituati. Così non ci resta che abbaiare alla luna.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario