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L'aumento dell'export solo in valore

L'Isae e il sistema industriale

Riposizionamento non dovuto solo al cambio di specializzazione. Puntare sull'innovazione

di Alessandro D'Amato - 14 giugno 2007

Dal sistema industriale italiano arrivano segnali contraddittori: da un lato si vede una progressiva stagnazione della produttività, una perdita di competitività sui mercati mondiali e una riduzione delle quantità esportate. Dall"altro, però numerosi altri segni indicano che, piano piano, le attività produttive italiane vanno verso un progressivo cambiamento, come la delocalizzazione e - soprattutto - l"aumento delle quote in valore dei prodotti esportati. Queste le premesse del rapporto dell"Isae sulle "Trasformazioni dell"industria italiana", presentato il 14 giugno nella sede dell"Istituto. Un rapporto nel quale si notano comunque anche tutta una serie di fattori che contraddicono con quanto detto finora in rapporti, analisi e dotte disquisizioni editoriali.

In primo luogo, che i processi di innocazione hanno avuto luogo prevalentemente all"interno di settori che erano già frutto di specializzazione. Quindi, si potrebbe persino affermare che si stia verificando non una trasmigrazione verso comparti industriali più remunerativi, bensì un arrovccamento nella tradizione industriale italiana.

In secondo luogo, il livello di competitività delle nostre imprese negli anni della crisi (2000-2004) ha subito un deterioramento inferiore a quello indicato nelle grnadezze reali. L"aumento dell"export registrato nelle statistiche è il risultato del maggior valore di beni esportati, di cui non si tiene conto nel calcolo dei deflatori: l"aumento dei valori medi unitari sarebbe pertanto il risultato di un cambiamento sostanziale nel paniere dei beni esportati.

In più, secondo l"Isae sono tecnologia e innovazione i due asset su cui le industrie italiane devono puntare per acquistare competitività nei confronti di paesi emergenti come la Cina. Non è il costo del lavoro la variabile chiave per migliorare la competitività quando ci si deve confrontare con i prodotti cinesi. Ciò che occorre è invece "l"adozione di nuove tecnologie, una riorganizzazione interna più efficace e il riposizionamento delle linee produttive su fasce più elevate". Secondo L"Istituto di studi e analisi economica ciò che conta per essere competitivi "sono i comportamenti delle imprese e la loro capacità di proporre prodotti diversi da quelli di concorrenti che possono contare su costi del lavoro pari ad una frazione di quelli nazionali".

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