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I programmi miliardari di PD e PDL

L'inganno che avanza

Tante promesse, ma chi paga?

di Elio Di Caprio - 03 marzo 2008

Avanza la campagna elettorale e avanza l"inganno. Avanza la spiacevole sensazione di essere a metà cittadini e a metà sudditi. Sudditi della campagna mediatica, del non detto o del detto troppo, del voto utile e del voto inutile, delle schermaglie di convenienza e dei colpi ad effetto, delle parole in libera uscita che servono solo a porre sul tappeto nuovi argomenti che distolgono dai problemi reali ma almeno riescono a colpire qualche nervo scoperto degli avversari. Si va avanti così per non riconoscere il grande bluff di un bipartitismo da pronto soccorso messo su frettolosamente dalla “casta” per convincere l"opinione pubblica che questa volta veramente si cambia, con nomi nuovi e giovani d"assalto e proprio per merito di quei partiti sui quali si era appuntata maggiormente l"insoddisfazione generale dopo l"infelice alternarsi delle esperienze di governo di Berlusconi e di Prodi.

Da una parte tutti in fila e al coperto dietro Walter Veltroni, l"eletto sul campo da un milione di voti dei gazebo, incaricato di far dimenticare il recente passato del governo Prodi e di annunciare novità a getto continuo, dalle candidature degli ex “padroni” ora chiamati capitani d"industria con disappunto dell"estrema sinistra, alla scoperta che il partito democratico è un partito riformista, non di sinistra. Ma poi le insidie sono dietro l"angolo, la grana Bassolino che non vuol dimettersi da governatore della Campania è un intralcio troppo pesante e rischia di compromettere la lotta contro il tempo per far dimenticare le responsabilità dei miasmi di Napoli. Non è facile liberarsi d"un colpo degli scheletri nell"armadio. Sull"altro fronte il blocco delle insofferenze di “destra” capeggiato da un Berlusconi populista e ora moderato che arringa le folle su sedie e predellini per dimostrare che è lui il sempre “nuovo” pronto a far rialzare l"Italia messa a terra dai neanche due anni di governo Prodi. La destra dell"ex AN si è fatta inglobare nel PDL come unica strada per approdare al Partito Popolare europeo e Gianfranco Fini è costretto ogni giorno a marcare la sua presenza e il suo apporto, prima proponendo la castrazione chimica per i pedofili ed ora scoprendo i lavori “coatti “( non forzati per carità) per i detenuti. Inganno anche questo? Si tratta di sfide realizzabili o di giochi polemici per affermare un"identità che sfuma? E quante ne sentiremo ancora di proposte dirompenti a destra e a sinistra tanto da far dimenticare chi ha governato l"Italia negli ultimi decenni!

In mezzo cerca di farsi strada un “centro democratico” che tenta affannosamente di sparigliare le carte per distinguersi, ma paga pegno per essere arrivato in ritardo e con un profilo incerto sulla scena politica solo dopo che l"Udc di Casini è stata sostanzialmente ripudiata dalla nuova “combine” elettorale inventata da Berlusconi con la creazione del PDL.

Poiché si fa finta e si deve fare finta che non contano più le vecchie divisioni ideologiche, né il comunismo e l"anticomunismo e né il berlsuconismo e l"antiberlusconismo, la contesa deve svolgersi sui problemi reali da risolvere. Qualcuno aveva consigliato che, almeno per questa volta, ci fosse risparmiato il pallottoliere dei programmi e le promesse che costano e invece nulla di tutto questo. Tutti hanno un programma, non solo il PD e il PDL, ma anche la Sinistra Arcobaleno e la Destra di Storace.

Secondo un"analisi recente del “Sole 24 ore” il PDL fa promesse che valgono 87 miliardi di euro, il PD si ferma a 28. Si potrebbe fare una media visto che i programmi dei maggiori partiti sembrano e in parte sono intercambiabili. Solo che le spese previste sono coperte neppure a metà. Quando si sarà al dunque e le promesse non saranno mantenute c"è sempre l"alibi dell"enorme debito pubblico o dell"avversa congiuntura internazionale.
Si andrà a votare turandosi il naso e facendo finta di credere alle promesse. I sociologi ci spiegano che poi, nonostante le inquietudini e i mal di pancia, il popolo degli incerti non esiste ed il consenso elettorale si indirizza da anni più o meno sugli stessi partiti o sui medesimi blocchi di partito sulla base di vecchie spinte di aggregazione.

Conterà anche questa volta più il nemico immaginario che la realtà? Ma quello che è cambiato è la percezione montante di essere chiamati nelle imminenti elezioni a partecipare ad un nuovo gioco degli inganni, da sudditi elettorali più che da cittadini. Di questo c"è una disperante consapevolezza trasversale: si va ad elezioni senza voto di preferenza e con una legge elettorale pasticciata. I grandi partiti -calamita all"atto pratico non sono neanche tanto monolitici, sono mini coalizioni che si apparentano con le forze minori solo per vincere. In più hanno anche la poco democratica pretesa di stabilire loro quali sono i voti utili e quali quelli inutili.

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