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Liberalizzazioni bloccate

L'incertezza sulla "scatola nera"

I dispositivi, inseriti da Monti nel decreto liberalizzazioni, che alleggerirebbero i premi assicurativi pagati dagli italiani, sono ancora un mistero.

di Enrico Cisnetto - 24 maggio 2013

Come produrre un disastro da una buona intenzione. Il “decreto liberalizzazioni” varato nel gennaio 2012 del governo Monti aveva previsto l’obbligatorietà per le compagnie assicurative di inserire nelle polizze rc-auto l’utilizzo della “scatola nera”, dispositivo con cui rilevare le dinamiche dei sinistri automobilistici, rendere impossibili le frodi assicurative e, quindi, alleggerire i premi pagati dagli italiani, tra i più alti d’Europa. A distanza di un anno, però, la normativa non è ancora in vigore, l’incertezza regna sovrana tanto che pendono diversi ricorsi ai tribunali. L’ultimo, in ordine di tempo, è quello che alcuni produttori di “smart box”, con il sostegno di associazioni di consumatori, hanno sollevato contro il decreto attuativo interministeriale davanti al Tar del Lazio, il quale ha respinto la richiesta di sospensiva, rimandando al giudizio di merito, fissato a maggio del 2014. Fino ad allora, quindi, gli automobilisti non avranno polizze meno costose e i produttori di questo tipo di tecnologie non potranno programmare le loro strategie.

Al di là dei ricorsi, la normativa presenta almeno tre problemi. Il primo riguarda la privacy: i dispositivi, come previsti dalle specifiche tecniche del decreto, mettono a disposizione delle compagnie una mole di dati sensibili e personali (chilometri percorsi, caratteristiche di guida, destinazioni, giorni, orari precisi al secondo) totalmente inutili per la sicurezza, ma estremamente preziosi a scopo commerciale, senza che venga indicato in alcun modo il titolare di questi dati altamente riservati. Il Garante della Privacy ha specificato che il conducente può “disattivare in qualsiasi momento il dispositivo”, rendendo di fatto lo scopo della “scatola nera” (la certezza sulle responsabilità e sulla dinamica di un incidente) suscettibile di arbitraria ed estemporanea sospensione. Infatti, è proprio sotto il profilo dell’accertamento legale di eventuali sinistri che emerge il secondo e più grave problema. Per le “scatole nere” il decreto attuativo prevede una serie di funzioni accessorie ma non quelle essenziali sotto un profilo legale: criptatura, cifratura e immodificabilità dei dati. Senza la certezza che in caso di incidente le informazioni acquisite siano sicure perché non alterabili, sarà sempre possibile per una delle parti coinvolte fare ricorso, e per i truffatori restare impuniti.

Ma c’è il terzo, e forse più grave problema: “scatole nere” meno costose, criptate e cifrate, che rispettano la privacy e che sono legalmente ineccepibili, già esistono, ma al loro posto sono state preferite altre, già obsolete e superate. Un ossimoro ideologico per un decreto che punta su tecnologie avanzate per aumentare il grado di liberalizzazione del settore, e che invece impone di fatto un regime monopolistico che si vorrebbe superare, a danno di consumatori e produttori di “smart box”. Come da un buon proposito generare un disastro, in queesto siamo davvero maestri.

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