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Alla ricerca del vero significato di “libertà”

Libertà di? O, piuttosto, libertà da?

Approfondiamo prima di tutto la Storia onde evitare di fare degli inopportuni adescatori di voti

di Luca Bagatin - 25 maggio 2009

Il 13 maggio, su "Il Giornale", il simpatico battitore libero Paolo Guzzanti, oggi Vicesegretario del Partito Liberale Italiano, ha scritto un interessante articolo sulla "libertà", partendo anche dal fatto che oggi tutti si dicono liberali. Anche chi, ovviamente, non lo è mai stato o non lo è affatto (e sono i più, purtroppo). L"ottimo Guzzanti si pone anche una banale, ma emblematica domanda: che cos"ha la libertà di speciale? E, a sua volta, cerca di rispondere con un"ulteriore domanda: libertà di che cosa? Libertà di scegliere. Ovviamente fermo restando il dovere alla responsabilità. Conclude sostanzialmente il Nostro, elogiando il libero arbitrio e la conoscenza.

Tutto bene. Però, per quanto lo stesso Guzzanti affermi in conclusione che il discorso è appena iniziato e che un articolo non è un saggio noioso, ci pare che il discorso - in sé - sia un tantino limitato e forse anche a tratti semplicistico. In effetti trovo che la domanda che ci si dovrebbe porre allorquando si disquisisce di libertà sia: libertà da che cosa? E non già di che cosa. Libertà dalla paura, dalla fame, dal bisogno, dall"ignoranza, dal dogma, dal pregiudizio. Si potrebbe rispondere continuando su questo tono in un crescendo emancipatorio. Ed il libero arbitrio, se hai la pancia vuota o sei oppresso, è assai difficile che ti possa essere d"aiuto. E" forse anche per questo che il nostro Giuseppe Mazzini affermava il primato del "dovere" sul diritto e dunque il dovere verso sé stessi e verso l"Umanità. Emancipazione individuale, quindi, che diviene successivamente ed inevitabilmente emancipazione collettiva.

Emancipazione individuale per mezzo della ricerca di sé stessi, ma anche dell"unità fra capitale e lavoro e che condanni la lotta fra le classi sociali, fra le nazioni, fra i popoli. Emancipazione spirituale e non già meramente materiale e materialistica. Oggi è assai facile parlare di "libertà di scelta", al punto che siamo così tanto bombardati dalle infinite scelte che ci propinano la televisione, i media, il supermercato, magari anche il parente e/o il vicino di casa che....talvolta facciamo addirittura fatica a scegliere....e spesso evitiamo anche di farlo (delegando magari qualcun altro per noi, un classico)!

Abbiamo forse perduto l"autentico significato del concetto di "libertà". Che è intrinsecamente legato a quello di "individualità", ovvero di ricerca di noi stessi liberati da tutti gli orpelli che una società massificata-marketingizzata intrisa di pregiudizi, di superstizioni, di astruse ed ancestrali credenze, di fobie collettive, di messaggi ad effetto, di slogan fini a sé stessi, inconsciamente ci impone in quanto essa stessa vittima in primis.

Tutto ciò dunque, non vuole minimamente contrapporsi al pensiero di Paolo Guzzanti, che apprezziamo da sempre e sosteniamo con amicizia, ma semplicemente completarlo ed ampliarlo. Ritenendo che i “finti liberali” che si aggirano da un quindicennio a sinistra, al centro e a destra nella politica italiana, farebbero bene ad approfondire prima di tutto la Storia onde evitare di fare quantomeno la figura degli ignoranti, se non degli inopportuni adescatori di voti. Giuseppe Mazzini ed anche il buon conte Camillo Benso di Cavour sono là a ricordarcelo.

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario