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Tutto resterà come prima: ingessato e lottizzato

Liberare la (e liberarci dalla) Rai

Vendere l'azienda è l'unica via percorribile. Un bene per il mercato dell’informazione

di Davide Giacalone - 21 settembre 2007

I clamori politici cesseranno, la Rai resterà lì. Uguale a se stessa. Dice Padoa-Schioppa che il problema sono le ingerenze politiche. Ma va là? Ficcante e preciso, il signor ministro. Originale e coraggioso. Sono solo quaranta anni che si ripete questa banale ovvietà, ma allora lui si concentrava sul “Bracco Baldo Show”, mutuandone anche la fisionomia. Aggiunge che Fabiani non risponderà ai suoi ordini. Ne stia sicuro, Fabiani risponde agli interessi di Veltroni e Prodi. Il primo perché vuol far sapere ai riottosi compagni che senza il suo benestare potranno essere ripresi, al più, dai videocitofoni. Il secondo perché, accontentando il primo, conta di campare un po’ più a lungo. Lui, il Padoa-Schioppa, è solo il signore ripetutamente scelto per andare in Parlamento a difendere gli atti politicamente illegittimi, benché non illegali.

Prima delle elezioni Prodi sostenne che la Rai si doveva privatizzarla. Ora anche D’Alema dice che una rete è più che sufficiente per il servizio pubblico. Bravi, giusto. Ma ho una curiosità: come si conciliano queste riflessioni con il disegno di legge presentato dal governo? Lì la Rai resta com’è, solo che la lottizzazione la si fa sporcando ancora più mani, coinvolgendo gente culturalmente blasonata ma che, provvidenzialmente, non ci capisce nulla. E come si combinano quelle volontà privatizzatici con la proposta accentratrice di Veltroni, che già non è compatibile con la Gentiloni, e che presto sarà la guida del partito dove tutti quanti dovrebbero ritrovarsi? Alle due domande c’è una sola risposta: sono parole dette così per dire, nella sostanza non cambia nulla.

Il guaio di questo disgraziato Paese non è solo quello di avere un governo perdigiorno e policromo, dove ciascuno dice quello che gli pare e nessuno decide alcunché, ma c’è anche un’opposizione che quand’era al governo lasciò le cose come stavano, concentrandosi sugli amministratori, e che, oggi, non ha una proposta seriamente alternativa da contrapporre. Così la politica muore e ci s’occupa solo di Fabiani, che è stimabile persona, smaniosa di chiudere in bruttezza. Ripeto: vendere la Rai sarebbe un bene per il mercato dell’informazione, per la libertà di competere, per la buona salute morale della politica e per le casse dello Stato. Forse troppo, per poterci sperare.

Pubblicato su Libero di venerdì 21 settembre

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