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Il plurimandato penalizza i consumatori

Liberalizzazione non assicurata

Il Governo ha confuso i broker con gli agenti, e a guadagnarci saranno solo questi ultimi

di Davide Giacalone - 31 gennaio 2007

Volendo proporre delle liberalizzazioni nel mercato assicurativo il governo ha confuso gli agenti con i broker e messo in moto una macchina che rischia di penalizzare i consumatori. Che la liberalizzazione non sia realmente tale mi è stato subito chiaro nella materia che specificamente conosco, le telecomunicazioni. La cancellazione per legge di una determinata struttura tariffaria può pure essere accompagnata da un consenso generale, populisticamente sollecitato, ma ciò non toglie che non ha nulla a che vedere con l’aumento della competizione ed il connesso calo delle tariffe. Volendo dimostrare di non avere alcun preconcetto, e volendo tornare a scrivere bene di Bersani, come feci (con eccesso di fiducia) all’epoca dei tassisti, ho cercato negli altri capitoli della lenzuolata, imbattendomi nel tema delle assicurazioni. Le premesse erano, a leggerle superficialmente, buone, ma a guardar meglio ci si accorge di quanto i proclami siano diversi dalla realtà. Ce ne fu uno solo che ebbe fortuna buscando levante per il ponente.

Imporre che al cambio di compagnia assicurativa si debba mantenere la stessa classe di rischio, senza essere ogni volta declassati, è giusto. Attenti al trucco, però: ciascuna compagnia d’assicurazione adotta criteri diversi per localizzare i propri clienti nel rapporto bonus-malus, quindi non basta enunciare l’obbligo, si deve sorvegliare che esistano, siano regolari e tempestive delle apposite tabelle di conversione. Ma questo è il meno. Imporre che si possa recedere annualmente e senza costi aggiuntivi è cosa buona e giusta. Nessuna di queste due cose ha nulla a che vedere con le liberalizzazioni. Ma il governo dice: il pezzo forte è quello in cui si stabilisce che gli agenti assicurativi non potranno più essere rappresentanti di una sola compagnia, ma dovranno tutti rappresentarne diverse, il che porterà i clienti ad avere più facile accesso ad una maggiore libertà di scelta, dando al mercato dinamismo e rimuovendo le barriere d’ingresso per nuovi concorrenti. Ed è proprio qui che le cose si mettono male, perché l’effetto potrebbe essere opposto al desiderato.

Il mercato italiano dei prodotti assicurativi contro danni è florido per le compagnie, consente profitti notevoli, ma è più piccolo di quello di gran parte degli altri Paesi europei. Se quel mercato lo si valuta al netto della RCA, l’assicurazione sui mezzi di trasporto, che è obbligatoria, lo si può definire decisamente asfittico. Gli italiani, insomma, non muoiono dalla voglia di assicurarsi, e chi lo fa, generalmente, acquista quei prodotti quando compie altri investimenti finanziari, quando, in altre parole, è sollecitato dalla propria banca o da un agente con il quale ha un rapporto di fiducia. Per questo loro disinteresse, e per questo modo di accedere alle assicurazioni, gli italiani si mostrano scarsamente attenti ai vantaggi comparati di prodotti simili offerti da diverse compagnie, ed è questo che induce a dubitare che il provvedimento contenuto nel disegnio di legge preparato da Bersani avrà effetti positivi. Difatti, quando un agente assicurativo mi viene a trovare per stipulare o rinnovare una polizza non sono io che lo pago, ma la compagnia per la quale lavora, che lo remunera con una percentuale sui premi che riesce a riscuotere. Se quell’agente non rappresenta più una sola compagnia, ma ne rappresenta diverse, quale prodotto mi venderà: quello più adatto a me, quello con cui risparmio, o quello grazie al quale lui guadagna di più? Ed ecco come il plurimandato può diventare una fregatura per me cliente. Dicevo che il governo ha fatto confusione con i broker, perché questa figura professionale ha un ruolo del tutto diverso ed a loro ci si rivolge per esporre i propri problemi e farsi aiutare a scegliere l’assicurazione migliore. Ma il broker lo paga il cliente, lo pago io, non la compagnia assicurativa. Morale della favola: non c’è nessuna liberalizzazione, ma un possibile ulteriore sfruttamento della disattenzione dei consumatori. Più che la competizione fra compagnie assicurative si sollecita così quella fra agenti, ai quali, però, manca del tutto il controllo delle tariffe che, pertanto, non ne risentiranno minimamente.

Vediamo, ora, dal lato dell’offerta. Io consumatore posso scegliere se comprare una Fiat od una Mercedes (un fuoristrada no, altrimenti dicono che sono cafone e minacciano di tassarmi il cattivo gusto), ma se qualcuno mi viene a dire che per rendere più libero il mercato il concessionario Fiat deve obbligatoriamente vendere anche le Mercedes, e viceversa, gli dico che ha bevuto. Se Fiat ha officine in tutta Italia e si considera liberalizzante obbligarle a dichiararsi pronte a riparare anche le Mercedes non solo si colpisce un vantaggio competitivo di Fiat, ma si rischia anche di far dei danni alle Mercedes. Vale anche per le assicurazioni: nella catena del valore la diffusione degli agenti, la loro preparazione e persuasività, sono un anello assi importante. E’ chiaro che chi entra nel mercato facendo concorrenza prevalentemente sulla tariffa userà Internet o i numeri verdi per farsi contattare dai clienti, così diminuendo i costi. Ma con i provvedimenti Bersani il valore di quell’anello scende a zero, perché tutti potranno utilizzarlo pur non avendolo creato e non avendoci investito. Non è una liberalizzazione, è un esproprio.

Nel mercato dei prodotti assicurativi per aumentare la concorrenza, quindi i benefici per i consumatori, si deve: 1. obbligare le compagnie ad offerte comparabili, talché non ci voglia un maniaco del codicillo per capire cosa si sta firmando e cosa si sta comprando; 2. sfebbrare il più possibile la litigiosità giudiziaria, scoraggiando sia i comportamenti dilatori delle compagnie che quelli di speculazione da parte dei clienti (al diminuito numero degli incidenti corrisponde un aumento medio del costo dei sinistri, il che non è affatto fisiologico); 3. dotare le autorità di controllo di maggiori poteri ed indirizzarle a colpire gli atteggiamenti collusivi; 4. il che non porta verso l’uso degli stessi agenti, ma, semmai, a far crescere un mercato dei broker non indirizzato solo ai clienti grandi investitori. Dovrei osservare, in conclusione, che ben difficilmente può essere liberalizzato e sperare che sia efficiente un mercato regolato da contratti in un Paese dove non funziona la giustizia civile, e che ripristinare la credibilità di quella spetta solo ed esclusivamente allo Stato. Ma l’ho già scritto molte volte, ed il lettore, del resto, già lo sa di suo.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero del 31 gennaio 2007

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