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Referendum: la lezione di Feyerabend

Libera scienza in libero Stato

Quando il progresso tocca questioni vitali, è giusto che l’intera collettività decida

di Antonio Gesualdi - 19 maggio 2005

"Qualsiasi cosa può andar bene", o più volgarmente, "tutto fa brodo" o meglio "anything goes": questo ci ha insegnato uno dei maggiori filosofi della scienza nostro contemporaneo, Paul K. Feyerabend, indicato come il padre dell'anarchismo epistemologico e post-popperiano.

Allora può andar bene la mitologia, la religione, ma anche la scienza. Da questo deriva una delle proposte più interessanti di Feyerabend, che si occupò anche di questioni sociali e politiche, ovvero che dovremmo lottare non solo per una libera Chiesa in libero Stato, ma anche per una libera Scienza in libero Stato.

Nell'autobiografia dell'epistemologo, che si intitola "ammazzando il tempo", incontriamo anche "il cardinale Ratzinger, "l'esperto del Papa nelle questioni dottrinali", scrive Feyerabend, che "tenne a Parma una conferenza discutendo il caso Galilei e mi citò a sostegno della sua posizione".

Il cardinale Ratzinger nel frattempo è diventato Papa Benedetto XVI e Feyerabend, purtroppo, è morto.

Ratzinger si appoggiava a Feyerabend che dimostra come la rivoluzione copernicana di Galileo era fondata non tanto sulla razionalità scientifica quanto sulla persuasione, l'errore, la pressione politica e anche la menzogna. Insomma, dice Feyerabend, anche la Scienza, come tutti i nostri modelli di rappresentazione, non sono affatto obiettivi ma rientrano in una logica più complessa. Feyerabend ha speso la vita per dimostrare l'ambiguità di tutti i concetti, quindi anche quelli scientifici, le immagini e le nozioni che presuppongono un cambiamento: "senza ambiguità non c'è alcun cambiamento, mai". “Rigettare quindi sempre la tirannia imposta da concetti come "verità", "realtà", "obiettività" che pongono limiti alla visione della gente e al loro modo di essere nel mondo“. Insomma nonostante Ratzinger passi per essere il Papa che combatterà il relativismo non ha disdegnato di citare e sostenere le tesi di uno dei massimi filosofi contemporanei "dell'anarchismo".

Tutto questo per dire che il (poco) dibattito sul referendum sulla fecondazione assistita rientra nella logica dell'"anything goes" e dall'ambiguità. La Scienza aiuta la Chiesa a dire che la vita è già nelle cellule e la Chiesa aiuta la Scienza a non esagerare la propria obiettività o le proprie regole empiriste o di falsificazione. Quello dello scienziato è un potere - contingente - tanto quanto quello del prete.

La lezione di Feyerabend ci può essere molto utile a questo proposito: egli sosteneva che qualsiasi questione importante, anche scientifica, dovrebbe essere sottoposta al giudizio dei cittadini. Certo sarebbe complesso andare a votare per ogni scoperta scientifica o applicazione tecnologica o di fede, ma, come constatiamo, quando le questioni diventano vitali non abbiamo altra scelta che far decidere alla collettività che cosa fare della Scienza, della Religione, delle Regole che riteniamo assolute.

Quindi ben venga questo referendum che riporta alla collettività nazionale una questione scientifico-religiosa importante - e per questo ritengo sbagliato considerare il referendum uno strumento inadeguato - quando al comportamento elettorale (astenersi, votare sì o no, eccetera) non abbiamo altra scelta, invece, che tornare al punto di partenza: "anything goes".

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