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I nuovi Giganti europei

L'Eurasia: il centro del mondo

Vogliamo un'Europa pangermanista o un'Europa dei popoli?

di Antonio Gesualdi - 06 novembre 2007

L"Eurasia, dice lo stratega Zbigniew Brezinski, sarà il centro del mondo. E" la vecchia idea della geopolitica del XX secolo, ma è un"idea che regge ancora. L"asse Cina-Stati Uniti non si compie e la valutazione dell"euro ne è la dimostrazione. Se è vero che i mercati sono, nonostante tutto, ben regolati allora dobbiamo assumere la valutazione dell"euro come una corrispondenza delle economie reali. Il dato dice, semplicemente, che l"economia europea va fortissimo e quella degli Stati Uniti va malissimo. E l"economia cinese va forte. Ecco l"Eurasia.

La prima economia esportatrice non è la Cina, ma la Germania e l"euro non è nient"altro che un marco mascherato che agisce soprattutto nel mercato pangermanista che si estende verso l"est Europa. La Germania mostra 17 miliardi di euro di attivo commerciale al mese. Non solo, ma la Germania non esporta calzini, mutande o giocattoli scadenti, ma prodotti di alta tecnologia e di qualità. L"idea pangermanista dell"Ottocento e quella nazionalsocialista del Novecento paiono compiersi in un"iperpotenza economica attuale ben sintetizzata, anche politicamente, nella Grosse Koalition. Iperpotenza europea che preoccupa e mobilita la Francia giacobina (quella che ha votato Sarkozy!) e tiene a distanza e guardinga la liberalissima Gran Bretagna. L"Italia, come è stato con il Sacro Romano Impero, e poi con nazifascismo, è risucchiata tanto quanto la Polonia contesa tra filorussi e filotedeschi. Ed ecco le preoccupazioni di Putin con minacce antistoriche da guerra fredda e viaggi eclatanti nel mondo sciita musulmano. Dunque l"Europa è nuovamente al centro degli equilibri mondiali e l"euro fortissimo non fa che riflettere questa realtà.

Realtà che rispecchia meglio la situazione tedesca, pangermanista, e che pone problemi abbastanza gravi sia alla Francia che all"Italia. Non è nell"area atlantica il futuro del mondo, ma in quella euroasiatica. Ha ragione Brezinski: la grande scacchiera ruota attorno all"heartland che è ancora l"Eurasia. E, infatti, il dollaro scende e scenderà sempre più perché le economie di consumo non hanno sussistenza logica e portate al paradosso - come sta accadendo negli USA - finiscono per dipendere, anche politicamente, da quelle produttrici. Non solo ma il mercato delle materie prime è concentrato sempre più nell"Eurasia e quindi anche gli Stati Uniti sono e saranno fortemente condizionati dai rapporti con l"Europa o con i paesi pseudoeuropei come la Turchia e Israele. La Cina è lontana e, per ora, per spendere più velocemente possibile i dollari accumulati, altrimenti si svalutano, può comprarsi l"Africa che costa sempre poco ed è sempre colonizzabile. L"Irak non è una soluzione. Il Pakistan comincia a manifestare segni di squilibrio che solo chi viene dall"Alabama non può aver visto prima e poi toccherà all"Arabia Saudita. Lo scontro terroristico innescato dalla modernizzazione si sposterà sempre più all"interno del mondo musulmano e assisteremo - come è stato tra protestanti e cattolici - a non poche tensioni tra sciiti e sunniti. Tensioni che già ci sono. E, per ora, l"Europa non vuole la Turchia. Anzi, stando questo pangermanesimo, la maggioranza degli europei non vorrà neppure l"Europa. Che cosa accadrà? Gli Stati Uniti non potranno reggere con quel tipo di economia che non produce più nulla, costretti perfino ad importare i nostri cervelli e vezzeggiarli con il premio Nobel. Premio che, ormai, danno perfino ad Al Gore per un documentario ambientalista. Lo scudo stellare è una vecchia idea reaganiana che, allora, poteva sembrare seria, ma oggi fa ridere. La Cina è troppo grande per occuparsi del resto del mondo. E" vero che ha sempre più ingegneri, ma vanno a lavorare in bicicletta. E comunque più di un miliardo di cinesi non riesce a mettere insieme il pranzo con la cena e meno che meno la colazione con la merenda.

Il Sud America regredisce politicamente tra peronismi, chavezismi e "quote rosa". Infine il mondo arabo-musulmano se scherza troppo con il prezzo del petrolio finirà per implodere e comunque è un mondo che non ha ancora risolto le contraddizioni interne. Vi è un"area nordafricana occidentalizzata tanto quanto quella di frontiera lungo il confine ex comunista. E vi è un"area centrale tra Siria, Iran, Iraq, Giordania e Libano piena di sciiti misti a sunniti a critiani ed ebrei. Come si diceva una volta: una vera babele. Innegabile il primato storico dell"Europa così come è innegabile un"evoluzione del mondo verso le concezioni fondanti la democrazia e la libertà scaturite dalla cultura europea. L"apporto degli europei al destino del mondo non è esaurito. E oggi l"Europa è nuovamente al centro del mondo e costretta a guardare verso l"Asia con quella grande Russia che mai abbiamo deciso se, pure essa, è Europa o se è Asia. Prima, però, dobbiamo decidere - ma dovremmo averlo fatto già nel secolo scorso - se quella che vogliamo è l"Europa pangermanista oppure se non sarebbe molto meglio un"Europa dei popoli: regionalista e federale. Quindi non un"Unione!

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario