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Vincere senza convincere

Lettera aperta

Elezioni 2008 e gli scenari del dopo-voto

di Enrico Cisnetto - 11 aprile 2008

Cari Amici,
mancano ormai poche ore alle Elezioni Politiche e, come avrete potuto notare, anche in questa circostanza, come già nel 2006, Società Aperta ha ritenuto opportuno evitare pubbliche dichiarazioni di voto. Questa “lettera aperta”, dunque, non vuol essere un tardivo suggerimento sul se e come votare, ma l’occasione per una riflessione – al di fuori della campagna elettorale, peraltro rivelatasi a dir poco deludente – per capire insieme cosa potrà succedere dal 15 aprile in poi e come in quel contesto Società Aperta potrà e dovrà muoversi.

Per prima cosa, ci preme esprimervi tutta la nostra preoccupazione per le condizioni in cui versa l’Italia, che denuncia il suo peggiore stato di salute dal dopoguerra in poi. Infatti, l’insieme di:
•declino economico
•degrado socio-ambientale (la spazzatura è il nostro “11 settembre”)

•decadenza morale e culturale
•default della giustizia
•marginalità internazionale
•fallimento sistema politico e istituzionale ci espongono ad una vera e propria crisi della democrazia, intesa non come l’avvento di una dittatura, bensì come il consolidarsi di un regime oligarchico e populistico, dove la deresponsabilizzazione, il nessuno che decide, la fanno da padroni.
A fronte di questo, non abbiamo assistito ad una presa di coscienza del fatto che siamo un paese depresso, privo di speranze, ma ad uno spettacolo indecoroso fatto di discussioni inutili, risse continue, volgarità gratuite, delegittimazioni postume e preventive (brogli). Nessuno ha detto la verità agli italiani sulla nostra reale condizione di decadenza strutturale, di paese retrocesso, nessuno si è assunto la minima responsabilità per il futuro, nessuno ha mostrato una qualche capacità e volontà progettuale.

Per questo, vi diciamo subito che le elezioni non saranno la risposta alla “crisi italiana”, ma l’ennesima stazione di quella vera e propria via crucis che rappresenta l’infinita transizione apertasi nel 1992 con la caduta della Prima Repubblica. Ennesima ma ultima, questa volta. Con certezza, infatti, le prossime saranno le ultime elezioni della Seconda Repubblica, ma non le prime della Terza. Per due ragioni. La prima: perchè – purtroppo – la prossima legislatura non servirà a risolvere i problemi vecchi e nuovi del Paese. La seconda: perchè la prossima volta sul mercato del consenso non ci sarà più Silvio Berlusconi, che nel bene (poco) e nel male (tanto) ha caratterizzato il sistema politico di questi ultimi 15 anni.

La prima ragione credo vi sia evidente. Come è sperabile che il voto del 13-14 aprile possa contribuire a risolvere la “crisi italiana”, se:

•il sistema elettorale è pessimo (vuoi perchè usa lo strumento del premio maggioranza, che fin qui ci ha regalato coalizioni fatte per vincere ma non per governare; vuoi perchè senza le preferenze perpetua le oligarchie)
• i grandi partiti che si contendono la vittoria, nati intorno ai gazebo e con “primarie all’amatriciana”, non hanno nulla di democratico
•i leader che li capeggiano sono o vecchi e logorati, o ripropongono la “dittatura del leaderiato” come strumento di affermazione politica
•vle liste dei candidati fanno pena
•i programmi sono totalmente
inadeguati, sia in termini di analisi che di proposta, rispetto alla gravità, urgenza e complessità dei problemi che dobbiamo risolvere
• la campagna elettorale, subito abbandonato il finto bon ton della prima ora, ha ripercorso il logoro schema della contrapposizione frontale, della delegittimazione reciproca, del rincorrersi di promesse insostenibili.

Insomma, con partiti, leader e candidati non credibili, impegnati in tutto meno che studiare i problemi ed elaborare strategie, e per di più con un meccanismo di voto che non ha eguali in Occidente, non si va da nessuna parte. Altro che la diversità sbandierata per via delle “novità” di Pd e Pdl, altro che il rinnovamento che avrebbe dovuto smontare il sentimento di anti-politica che alberga nel cuore degli italiani.

A questo aggiungiamo il fatto che per Berlusconi saranno le ultime elezioni – o la legislatura durerà poco e allora, politicamente sconfitto, non potrà ripresentarsi per la sesta volta al cospetto degli elettori, o duerà, e allora ulteriormente invecchiato e con la prospettiva più vicina del Quirinale, avrà altri motivi per star fuori – e che il suo “nuovo” partito non è per definizione “ereditabile”, il che provocherà un vero e proprio cataclisma anche a sinistra, dove la separazione tra le “due sinistre” è solo l’inizio di un processo di trasformazione epocale.

Come si vede ce n’è abbastanza per giudicare le prossime elezioni scarsamente importanti – forse addirittura insignificanti, se non fosse per la semplificazione (utile) che comunque si produrrà – e al contrario per considerare decisivi i processi politici che si metteranno in moto subito dopo il voto, quale che ne sia l’esito.

A pensarci bene, però, il definitivo superamento di questa quindicinale esperienza fallimentare chiamata Seconda Repubblica è condizione necessaria – non sufficiente, ma necessaria – per tentare di risolvere i problemi strutturali che ci condannano al decadimento e ridare così una speranza al Paese, stanco e sfiduciato. E, dunque, per aprire la nuova stagione politica della Terza Repubblica.

A due condizioni: che il trapasso, già tardivo, sia definitivo e veloce (dunque legislatura la più breve possibile), e che i protagonisti della nuova Repubblica siano altri rispetto agli attuali (tutti). Ma mentre la prima condizione dipende dagli altri, questa seconda dipende solo da noi.

E qui veniamo al “cosa fare” subito dopo le elezioni del 13-14 aprile. Molte idee ci frullano in testa e molte ambizioni ci pulsano nel cuore. Il tema è quello di costruire un nuovo soggetto politico, che nasca al di fuori della “casta”, che sappia riempire il grande, enorme vuoto che gli attuali protagonisti della scena politica hanno prodotto e ancor più produrranno con queste elezioni e con il “non governo” che ne seguirà. E le elezioni europee di metà 2009 potrebbero rappresentare un’ottima occasione per testare la possibilità di un’iniziativa del genere.

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario