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Società Aperta: riflettiamo insieme sul futuro

Lettera aperta sulle elezioni e dopo

Assemblea Costituente: unico strumento contro il declino e per rinnovare il Paese

di Società Aperta - 07 aprile 2006

Cari Amici,

mancano ormai poche ore alle elezioni, e come avrete potuto notare in questa circostanza Società Aperta ha ritenuto opportuno evitare pubbliche dichiarazioni di voto.
Questa lettera aperta, dunque, non vuol essere un tardivo suggerimento, ma l’occasione per una riflessione – al di fuori e al di sopra del rumore assordante che rimane, anche in termini di consuntivo, quello che avevamo pronosticato: la più lunga e più brutta competizione politica della nostra storia repubblicana – per capire insieme cosa potrà succedere dal 10 aprile in poi.
Siamo molti preoccupati. In questi mesi abbiamo assistito ad uno spettacolo indecoroso: risse continue, discussioni inutili, volgarità gratuite, reciproche delegittimazioni, liste zeppe di candidati impresentabili, un’offerta politica fatta esclusivamente di programmi generici e promesse irrealizzabili. Nessuno ha detto la verità al Paese sulla sua reale condizione di declino strutturale, nessuno si è assunto la minima responsabilità per il futuro.
Societa Aperta, che è nata proprio per reagire costruttivamente al lento ma inesorabile decadimento economico e civile del Paese, ha maturato la convinzione che l’Italia abbia interrotto, con l’inizio degli anni Novanta, cioè non casualmente quando è caduta la Prima Repubblica, la lunga stagione di sviluppo economico e di crescita civile che era iniziata nel dopoguerra. Da allora – cioè da quando il processo di unificazione monetaria europea, la rivoluzione tecnologica che ha aperto l’era digitale e l’incessante processo di globalizzazione hanno cambiato la faccia del mondo senza che noi prendessimo le adeguate contromisure – siamo un paese in pieno declino, che rischia una crescente quanto pericolosa marginalizzazione. Non è questa la sede per elencare tutti gli indicatori di tipo strutturale – economici ma non solo, si pensi per esempio a quelli relativi alla giustizia – che portano a questa negativa ma realistica valutazione. Piuttosto, vale la pena constatare come la classe dirigente – il ceto politico, ma anche il sistema degli interessi e parte della società civile – porti una triplice imperdonabile responsabilità: non solo di non aver saputo fronteggiare il declino, non solo di non aver avuto il coraggio di dire la verità al Paese, ma anche e soprattutto di non aver neppure capito in che modo si stesse compromettendo il nostro futuro.
Il problema dei problemi è il sistema politico. Il nostro è un falso bipolarismo, in cui vince chi promette di più e aggrega una quantità maggiore di forze, salvo poi non essere in grado di soddisfare le aspettative suscitate e ritrovarsi ricattato dalle minoranze più estreme. Dunque, quale che sia il risultato del 9 aprile, nessuna delle due coalizioni – totalmente disomogenee al loro interno e vittime dei “ricatti” delle componenti estreme e massimaliste – sarà in grado di assicurare la governabilità ad un Paese che ha disperatamente bisogno di un grande progetto che lo aiuti ad uscire dal declino.
D’altra parte, questa non è una supposizione, ma la realtà che abbiamo vissuto dal 1992 in poi, e in particolare nelle due ultime legislature. Se a questo si aggiunge il fatto che – unici in Europa – ci ritroviamo con gli stessi leader di dieci anni fa, nel frattempo diventati settantenni, si capisce che non vi è alcun motivo razionale per sperare che tanto il centro-destra quanto il centro-sinistra possano affrontare la complessità dei problemi italiani.
Anzi, la nostra previsione è che la Seconda Repubblica stia per esalare i suoi ultimi respiri: chi perderà non reggerà l’urto della sconfitta e si dividerà; chi vincerà non ce la farà a governare, e finirà per rompere la propria maggioranza. Tutti, nei palazzi romani, scommettono su questo esito delle elezioni. L’unica variabile ancora aperta è il tempo. Quanto ci vuole perchè il sistema collassi? Dipenderà dallo scarto elettorale, o meglio dalla forbice che ci sarà al Senato, visto che il premio di maggioranza (incredibile che questa schifezza di nuova legge elettorale la si chiama proporzionale) assicura alla Camera un vantaggio di seggi non larghissimo ma sufficiente. Insomma, tanto più saremo vicini al “pareggio” e tanto prima si potrà avviare il processo di scomposizione e ricomposizione dei partiti e delle coalizioni, premessa necessaria per avviarci verso la Terza Repubblica.
Certo, non è una prospettiva allettante auspicare il collasso del sistema. Ma se non si vuole essere ipocriti o sciocchi sognatori, se si guarda in faccia la realtà per quella che è e non per quello che vorremmo che fosse, dobbiamo prendere atto che né l’uno né l’altro polo sono in grado di assicurare la governabilità, che è inutile sperare che premiandone uno esso acquisti magicamente le caratteristiche adatte ad esercitare il buon governo. Ergo, è meglio che la fase di transizione verso un inevitabile sistema politico nuovo duri il meno possibile.
Se alcuni interlocutori politici e della società civile che Società Aperta ha contattato negli ultimi 18 mesi, avessero dato retta alla nostra esortazione di fare un terzo polo che scompaginasse le carte del bipolarismo all"italiana, già il 9 aprile avrebbe avuto termine questa maledetta stagione politica. Ma così non è stato, e questo obiettivo è necessariamente rimandato a dopo le elezioni. Vi risulterà evidente che se ci si mette in questa prospettiva, è piuttosto indifferente che vinca Berlusconi o Prodi, mentre è decisivo che le forze in campo siano bilanciate. Come questa aspirazione – necessitata – si possa meglio tradurre nella cabina elettorale, è vostro compito dedurlo. Che si tratti di una “astensione consapevole”, di un “voto disgiunto” o di un voto a favore di chi è sfavorito dai pronostici, l’importante è che la scelta sia fatta in nome del superamento di un sistema politico ormai fallito. Sapendo che tutto si giocherà a partire dal 10 aprile. Perchè non basta chiudere col passato, bisogna costruire il futuro.
E a questo proposito, Società Aperta s’impegna fin d’ora – a urne ancora chiuse – ad assumere un’iniziativa forte che ci consenta di rifondare su nuove basi il sistema politico, di modernizzare le istituzioni e di rinnovare profondamente la classe dirigente, premesse indispensabili per ritrovare la strada dello sviluppo. C’è bisogno di regole chiare e condivise che riportino la dialettica politica entro i confini della civiltà e la rendano costruttiva. Liberandoci dalle patologie indotte dal nostro sgangherato bipolarismo.
Per dar vita ad una “vera” Terza Repubblica – capace di superare le insufficienze della Prima e l’inconsistenza della Seconda – occorre rivedere l’intero impianto istituzionale, bloccando le revisioni della Costituzione effettuate a colpi di maggioranza e la deriva di un federalismo lacerante e moltiplicatore di costi. Errori che hanno commesso sia il centro-sinistra, con la riforma del titolo V, sia il centro-destra, con la devolution, finendo per accreditare l’idea (malsana) che ad ogni cambio di legislatura si debba ricominciare tutto daccapo, a danno dell’autorevolezza e della credibilità dello Stato nelle sue diverse articolazioni.
Occorre, allora, che il rinnovamento poggi su fondamenta solide, costruite con il concorso di tutti. Un obiettivo che è in grado di garantire soltanto un’Assemblea Costituente, l’unico luogo deputato ad affrontare organicamente tutte le questioni che attengono alle regole condivise e alla funzionalità delle istituzioni pubbliche.
Società Aperta invita tutti coloro che hanno a cuore le sorti dell’Italia a dar vita ad un’iniziativa che induca il prossimo Parlamento a convocare la suprema Assemblea. Nella convinzione che la crisi italiana possa essere superata solo ritrovando uno spirito costituente che nasca dalla consapevolezza che il passato è passato, ma il futuro non ha ancora preso forma.

Con molta cordialità

Enrico Cisnetto
Presidente di Società Aperta

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chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario