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Public Policy

Un modo nuovo e diverso di fare politica

Lettera aperta di Publio Fiori

Per la costituzione di una “federazione di centro”

di Publio Fiori - 16 giugno 2008

PER UN COORDINAMENTO NAZIONALE DELLE INIZIATIVE CHE PUNTANO ALLA COSTITUZIONE DI UNA “FEDERAZIONE DI CENTRO”


Il Ministro del Welfare On. Sacconi, nel commentare il rapporto dell’ISTAT sullo stato dell’Italia, ha dichiarato che il Paese è in emergenza economica e sociale. Perché accanto alle emergenze della sicurezza, della giustizia, dei rifiuti, dei livelli dei salari ecc. ecc. c’è una drammatica caduta della crescita economica. L’attuale bipolarismo, costruito su due schieramenti sostanzialmente simili, carenti di una precisa identità e connotati da forti conflittualità interne, è in grado di affrontare tale situazione? Non si vogliono anticipare giudizi specie con riferimento alla maggioranza uscita dalle recenti elezioni, ma la sensazione è che tardi ad emergere una strategia complessiva capace di affrontare e risolvere l’attuale crisi, che è sociale ed economica ma anche morale e politica.

E’ nostro convincimento che questa crisi si possa superare solo con una politica che persegua grandi ideali e che, pertanto, si debba fondare su precisi valori etici.Invece, non emerge alcun disegno da cui si possa far scaturire quella speranza che è il fondamento e l’anima stessa della politica. C’ è, inoltre, la constatazione di una progressiva emarginazione di tutti coloro, cattolici e laici, che rappresentando precise culture politiche potrebbero mettere in discussione la scelta non-identitaria di questo bipolarismo. Ma una politica moderna e capace di risolvere i problemi può realizzarsi attraverso la rinuncia alle idee e ai grandi riferimenti della nostra tradizione?

Per uno sviluppo serio e organizzato con giustizia e rispetto può funzionare una politica che, anziché guidare la società con il rigore di scelte coraggiose secondo valori condivisi, prosegua nel tentativo di assecondare un’opinione pubblica sempre più tesa a veder trasformati i suoi desideri in diritti civili? Il livello di stipendi, salari e pensioni; la difesa della dignità della persona; il ritorno dell’inflazione; la sicurezza; la politica energetica e dell’ambiente; le infrastrutture per lo sviluppo; la giustizia, sono questioni che non si risolvono con frasi ad effetto, proclami e provvedimenti isolati. Ci vuole un progetto nuovo e complessivo che scaturisca da una politica di cambiamento.

Bisogna fare scelte di fondo che prospettino una società diversa, capace di mettere in discussione lo stesso sistema produttivo-consumistico. Invece, non c’è risposta a quell’individualismo che è la conseguenza della progressiva riduzione della politica ad economia e della totale indipendenza del mercato dall’etica. Questo bipolarismo, nella fretta di semplificare il sistema politico, ha lasciato fuori quella non insignificante parte della società che, invece, intende mantenere un collegamento con le identità e i valori delle grandi tradizioni democratiche di ispirazione laica e cristiana. Nello stesso tempo ha reso ancora più “feroce” il regime partitocratico che ha oramai ridotto la propria esperienza al momento del voto e alla fase della distribuzione del potere. Cresce nella società l’esigenza di riprendere quel discorso interrotto con l’avvento della 2a Repubblica: il ruolo del cittadino, il popolarismo come metodo di partecipazione, il Parlamento eletto direttamente e non nominato dalle segreterie dei partiti, i valori di riferimento su cui ricostruire un nuovo Stato; l’etica come ineliminabile punto di riferimento della politica.

Su questo convincimento si sono moltiplicati negli ultimi anni comitati, associazioni, movimenti e partiti che, però, proprio per l’isolamento in cui si sono trovati, non sono stati in grado di assumere un effettivo ruolo di rappresentanza politica. E’ mancata una capacità di coordinamento, una volontà forte di iniziativa comune che, nel rispetto delle soggettività e della autonomia delle singole posizioni, potesse realizzare un collegamento idoneo a dare valenza politica al progetto. Tra ambizioni personali, egoismi politici di gruppo e ostacoli organizzativi, stiamo di fatto rinunciando alle nostre idee e alla nostra storia.

Credo sia giunto il momento di prendere una iniziativa per un coordinamento tra tutti i soggetti che condividano queste premesse. Per verificare se c’è una seria disponibilità a mettersi al servizio di un progetto comune di rinnovamento della politica, garantendo a tutti coloro che dovessero aderire una partecipazione con eguali diritti, senza furbeschi tentativi di “annessione” che farebbero naufragare il progetto. E’ essenziale, cioè, la “pari dignità” tra tutti i partecipanti senza tentazioni egemonizzanti che denuncerebbero una volontà perversa volta ad utilizzare un sano sentimento di rinascita della politica per meschini obiettivi di potere.

Per realizzare un “Centro” non come punto di riferimento per mediazioni di basso profilo, rinuncia alla propria identità o cedimenti opportunistici; al contrario, per individuare un luogo virtuoso dove i valori si incontrano, si riconoscono e si accordano per consentire una crescita etica, civile e politica. Con una netta contrapposizione nei confronti di tutti coloro che in qualche modo ancora si ricollegano ad ideologie e regimi incompatibili con i valori della democrazia, della libertà e della dignità della persona. Dunque, dar vita ad un nuovo soggetto Federativo per restituire legittimazione democratica alle Istituzioni e per ricostruire un progetto politico popolare fondato sui principi di libertà, sussidiarietà e solidarietà. Una “Federazione di Centro” non pregiudizialmente contraria a un bipolarismo che poggi, però, su una reale antitesi di identità e di proposte, piuttosto che su una falsa contrapposizione priva di ragioni ideali.

Si tratta di restituire rappresentanza politica e istituzionale a coloro che si riconoscono nei valori di ispirazione cristiana e di democrazia laica per:
1. ricostruire un sistema di partiti fondati sulla partecipazione, sulla democrazia interna e su precise identità morali, culturali e politiche;
2. promuovere un’Assemblea Costituente per quelle riforme che questo Parlamento, per lo modalità con cui è stato “nominato”, non è in grado di realizzare per un evidente difetto di legittimazione democratica;
3. predisporre una riforma elettorale che restituisca ai cittadini la possibilità di scegliere i propri rappresentanti attribuendo a tutti gli elettori un voto eguale e diretto;
4. elaborare un progetto di stato che, sulla bade dei principi di sussidiarietà, solidarietà, efficienza, libertà e giustizia sociale, restituisca alla persona un ruolo attivo e centrale in funzione del bene comune.


Superando la concezione statolatrica con una “rivoluzione” che dia alla società una vera rappresentanza politica e alle persone la conferma e l’attuazione di quei “diritti fondamentali” pre-statali che l’art. 2 della Costituzione esplicitamente riconosce. Si tratta, evidentemente, di un modo nuovo e diverso di fare politica che punta a superare questa “democrazia formale”o, peggio, “totalitaria”, per una “democrazia sostanziale” dove anche le persone e le forze sociali siano legittimate a dare risposte ai crescenti bisogni, individuali e collettivi, della gente. Affinchè l’uomo non resti ingabbiato tra Stato e mercato. Dunque, una piattaforma fondata sui principi della dottrina sociale cristiana e sui valori di libertà della grande tradizione laica. Vi sarei sinceramente grato di una risposta: per sapere se siate disponibili ad un incontro a Roma per un tentativo di coordinare insieme tutte le iniziative che vanno in questa direzione, ma anche per conoscere, nel caso non foste d’accordo, le ragioni del Vostro dissenso. Grazie dell’attenzione e, nell’attesa di un riscontro, invio a tutti i più cordiali saluti.

publiofiori@rifondazionedc.it

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario