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Verso la Terza Repubblica

Lettera aperta a Casini e Cisnetto

Seguiamo la linea del “federatore” che ha tutti i titoli per chiamarci a raccolta

di Fabio Fabbri - 22 giugno 2009

Caro Adornato,
Chiedo ospitalità per dare seguito alle lettere di Enrico Cisnetto pubblicate il 10 e il 20 giugno su Liberal. Per la seconda volta il Presidente di Società Aperta si appella a Pierferdinando Casini e al suo partito, identificandoli come il potenziale punto di Archimede su cui è forse possibile far leva per uscire dalle macerie della Seconda Repubblica.

È una analisi con cui concordo da tempo. Alla vigilia delle elezioni che si sono concluse con la sconfitta di Valter Veltroni e della sua illusione di fondare il bipartitismo, ho infruttuosamente consigliato al partito di Enrico Boselli di ricercare un dignitoso accordo con l’U.D.C., idoneo a scongiurare la scomparsa dei socialisti dal Parlamento.

Si è privilegiata la supplica nei confronti del P.D., che ha preferito – e mal gliene incolse – il manettaro Di Pietro. Ho anche riflettuto sull’idea di Cisnetto, che prefigura per il partito di Casini un ruolo di forza holding, deputata ad assicurare la rappresentanza nelle istituzioni anche alle sparse membra della dissestata famiglia laico-socialista.

Mentre ho apprezzato la determinazione e il coraggio con cui Casini ha tenuto fermo il profilo di “Terza Forza” del suo movimento, mi ha un poco deluso la risposta complessivamente tiepida e insufficiente che ha dato alla sollecitazione di Cisnetto. Se può essere di qualche utilità l’opinione di chi, da molti anni fuori dall’agone politico, ha avuto in passato un qualche ruolo nella vituperata Prima Repubblica, vorrei esortare Casini a guardare oltre lo steccato dei cattolici moderati. C’è una porzione considerevole della società italiana che, in civile disaccordo con una parte dei cattolici sulle questioni cosiddette eticamente sensibili, è tuttavia interessata a costruire rapporti di collaborazione con chi, come l’UDC, rifiuta sia la Scilla del Pdl che la Cariddi del P.D..

Allo stesso tempo, desidero rivolgere un secondo appello ad Enrico Cisnetto. Condivido con te, caro Enrico, la previsione di una possibile implosione dei due maggiori partiti, entrambi raccogliticci. Le cronache politico-mondane di questi giorni convalidano questo scenario, che include frotte di elettori in libera uscita. Consento anche sul ruolo che, prima o poi, potrà svolgere il partito di Casini.

Ma ritengo indispensabile che, in vista di quell’appuntamento, qualcuno si dia carico di federare quei socialisti, laici e liberali che hai pungolato nella sua lettera del 10 giugno. La polemica ospitata dal Corriere fra Massimo Teodori e Gianfranco Spadaccia mi spinge a ritenere che anche i radicali debbano essere della partita.

Quanto ai socialisti “organizzati”, leggo con piacere che Riccardo Nencini ha già rifiutato la confluenza in un partito unico dell’estrema sinistra. Spero che rifiuterà anche l’ipotesi del “tutti dentro al P.D.”, da Ferrando alla Binetti, patrocinata da Giuliano Ferrara, Fausto Bertinotti e Piero Sansonetti.

Bene. Quel “qualcuno”, il federatore insomma degli eredi di Pannunzio, di Craxi e di La Malfa (a proposito: i repubblicani sono scomparsi dal Consiglio Comunale di Forlì!) non può che essere Enrico Cisnetto. Ha tutti i titoli per chiamarci a raccolta. Mentre i più “autorevoli” naufraghi del maremoto del 1994 discettavano di contenitori ed erano comunque alla ricerca di un natante per approdare in Parlamento, lui, con Società Aperta e con il Movimento per la Terza Repubblica, si è occupato di idee, cioè di contenuti.

Ha gettato le basi per la modernizzazione del nostro sistema politico-istituzionale, ha capito la natura e gli effetti della grande crisi ed indicato le vie per fronteggiarla, coniugando la libertà di mercato con interventi appropriati di riforma istituzionale e di dirigismo liberale. Se cerco un precedente storico, lo trovo nei convegni degli “Amici del Mondo”. Lo so, sarà un fatica di Sisifo. I naufraghi liberal-socialisti sono noiosi ed egocentrici come i nobili decaduti. Ma hanno una gran voglia di trovare un tetto sotto il quale possa finire il loro status umiliante di sans papier.

Con un saluto amichevole e fiducioso,
Fabio Fabbri
Tizzano Val Parma, 20 giugno 2008

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario