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Costruire la “terza forza”

Lettera aperta

Una lista liberaldemocratica unitaria per le europee

di Paolo Arsena - 06 febbraio 2009

Alla cortese attenzione di:
on. Stefano De Luca, segretario nazionale Partito Liberale Italiano
on. Antonio Del Pennino, direzione nazionale Partito Repubbicano Italiano
on. Paolo Guzzanti, direzione nazionale Partito Liberale Italiano
on. Giorgio La Malfa, direzione nazionale Partito Repubblicano Italiano
on. Daniela Melchiorre, presidente dei Liberal Democratici
Raffaello Morelli, presidente Federazione dei Liberali
sen. Adriano Musi, presidente Movimento Repubblicani Europei
on. Francesco Nucara, segretario nazionale Partito Repubblicano Italiano
Claudio Pietroni, rappresentante Coordinamento dei Liberali
on. Giacomo Portas, leader dei Moderati
sen. Luciana Sbarbati, segretario nazionale Movimento Repubblicani Europei
on. Italo Tanoni, coordinatore nazionale dei Liberal Democratici


e p.c.:
Elio Notarbartolo (Coordinamento dei Repubblicani e Liberali della Campania); Lucia Pignatelli, Fabrizio Prosperi (Federazione dei Liberali); Giuseppe Gizzi, Sergio Savoldi (Forum per l.Unità dei Repubblicani); Antonietta Brancati, Roberto Petrassi (PLI); Italico Santoro, Franco Torchia (PRI); Giuseppe Ossorio (Repubblicani Democratici); Pino A. Quartana (Nuovo Partito d.Azione); Rosario Altieri (AGCI); Enzo Marzo (Criticaliberale); Ugo Magri, Luca Ricolfi (La Stampa); Oscar Giannino (LiberoMercato); Enrico Cisnetto (Società Aperta); Nico Valerio (ass. Salon Voltaire); Domenico Proietti, Lamberto Santini (UIL); on. Franco Debenedetti; avv. Giovanni Lazzara; on. Massimo Teodori.

Gentili onorevoli e amici, da oltre un anno si susseguono contatti diretti e indiretti tra tutta l’area liberaldemocratica che, a vario titolo, ciascuno di noi rappresenta. Contatti tesi alla costruzione di un progetto alternativo alle due maggiori componenti del panorama politico: il PD e il PDL. Sappiamo bene quanto sia stato sempre difficile, in Italia, avviare un processo aggregativo di quella che è spesso evocata come la terza forza: un soggetto di chiaro stampo laico e liberaldemocratico, diverso e distinto dalle culture di massa egemoni nel nostro Paese.

Sappiamo anche che purtroppo le nostre frammentazioni hanno reso l’insieme dei liberaldemocratici sempre deboli nei numeri, e ora anche nella capacità di incidere, lasciando che lidentità liberale e democratica venga oggi indebitamente sbandierata da due contenitori che di queste tradizioni hanno poco o nulla: basti soltanto osservare che i sedicenti liberali e democratici nostrani albergano tra popolari e socialisti nel parlamento di Strasburgo; mentre l’ELDR, terzo gruppo per consistenza, riceve dall’Italia propriamente liberaldemocratica un contributo assai modesto, in termini numerici.

D’altro canto siamo tutti coscienti di quanto la vera cultura liberaldemocratica sia essenziale per indirizzare il Paese verso riforme moderne e di progresso, al passo con le democrazie avanzate dell’occidente europeo. Oggi il nostro Paese è in balia di un duopolio PD-PDL caratterizzato da una propensione padronale e populista, incapace di offrire azioni di governo efficaci e davvero riformatrici. Sia per limiti politici e culturali, sia perché interessato a garantire l’intangibilità dei poteri costituiti, sia perché troppo attento ad assecondare la logica del consenso, a scapito del principio della pubblica utilità. Un duopolio che diventa monocrazia nel momento in cui decide di nascondere debolezze e fallimenti blindandosi in un accordo ad excludendum, manomettendo l’assetto politico-istituzionale, negando rappresentanza e dignità politica alle forze alternative e soffocando quel sano e necessario pluralismo che è alla base della democrazia. E chiaro dunque che la condizione asfittica in cui versa la politica italiana abbia bisogno di aprirsi una strada diversa. E chiara la necessità di una forza nuova, che abbia sì solide radici nelle migliori culture laiche, liberali e democratiche della storia italiana, ma che allo stesso tempo sappia offrirsi come novità seria e credibile.

Ebbene, oggi tutti noi liberaldemocratici siamo di fronte ad una grande occasione che, malgrado il percorso avviato, rischia ancora una volta di vanificarsi per la difficoltà di convergere verso un traguardo univoco. Occorre uno sforzo unitario per realizzare questobiettivo supremo, ineludibile e non più rinviabile. Esistono tutte le condizioni oggettive perché ciò avvenga, sintetizzate di seguito per agevolare un’attenta riflessione.

1) Il cittadino oggi è stanco degli sterili particolarismi e chiede una semplificazione politica. Ma c’è un consistente segmento di elettori che, pur condividendo tale esigenza, non si riconosce in questo centrodestra e in questo centrosinistra, né tantomeno nei due partiti dominanti del PD e del PDL. La critica che muoviamo a questo assetto, dunque, non può essere utile se condotta nella difesa di particolarismi, ma diventa efficace con il lancio di un’operazione nuova, sintesi delle diverse anime liberaldemocratiche, che abbia la chiara vocazione a divenire una realtà influente del panorama.
2) Le prossime elezioni europee sono la prima occasione per mettere in campo questo progetto, e sebbene lo sbarramento imposto dalla nuova legge appaia un ostacolo e un deterrente, la semplificazione approvata sulle modalità di presentazione delle liste offre la concreta possibilità di presentarsi, di partecipare alla campagna elettorale, e quindi di veicolare al Paese con adeguata visibilità una proposta politica nuova. Ai fini di un obiettivo politico di ampio respiro, che guardi ad un orizzonte lontano, dunque, questa è sicuramente una grande opportunità.
3) Un serio progetto liberaldemocratico che raccolga il vasto mondo liberale, repubblicano, radicale, laico e riformatore può trovare agevolmente candidature di spessore nel mondo della cultura, dell’economia, del giornalismo e della politica, come molti segnali stanno già indicando da qualche tempo.
4) L’aggregazione delle forze liberaldemocratiche esistenti, capace di comprendere tutti gi interlocutori di questo nostro appello, beneficierebbe già da domani di una rappresentanza parlamentare compatta, che avrebbe sei deputati e due senatori nelle due Camere. Sarebbe cioè una realtà già dotata di autonomia, di visibilità e di operatività politica.

L’appello che rivolgiamo è dunque quello di considerare questa come l’occasione da non perdere, e soprattutto da non sbagliare. Sentiamo infatti forte l’eco di vecchie logiche elettorali: alcune mirerebbero a coltivare velleità di autosufficienza, nell’illusoria speranza di far crescere piccoli partiti che la gente non considera più; altre si ridurrebbero ad aspirazioni personali, scollegate da un progetto di fondo che le sostenga e le metta a servizio di una prospettiva nuova; altre ancora guarderebbero ai soli numeri, cercando sommatorie algebriche che possano avvicinare sulla carta il superamento della soglia, trascurando l’omogeneità culturale e propositiva dell’offerta politica, fiaccando quindi il messaggio, la potenzialità e la natura di un’ operazione che diventa meramente elettorale e pertanto di scarso appeal e di breve durata.

Invitiamo dunque gli esponenti liberaldemocratici a favorire un’ occasione di incontro per concordare tutti, e tutti assieme, la modalità più opportuna per far nascere e crescere un nuovo progetto politico, chiaramente ispirato alla liberaldemocrazia europea, che sappia offrirsi all’elettorato in modo convincente e rinnovato. Crediamo che i tempi siano maturi. I limiti intrinseci e la debolezza dei grandi partiti esistenti è evidente e molti cittadini aspettano con ansia un nuovo soggetto da sostenere.

Non deludiamoli, e non deludiamo la nostra unica e meritoria prospettiva di riscatto.

Roma, 5 febbraio 2009
Paolo Arsena
*portavoce Forum per l"Unità dei Repubblicani
www.repubblicani.org

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario