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Decreto del (non) lavoro

L'esecutivo dei marziani ci farà commissariare

Il Governo galleggia senza incidere e Letta e Alfano sono incapaci persino a scopiazzare.

di Davide Giacalone - 28 giugno 2013

I (non) provvedimenti del governo sono un danno per l’Italia. Le sue (non) scelte servono solo a consegnare la sovranità economica nelle mani di chi ci commissarierà. Così procedendo ci accingiamo a un tonfo profondo, con grandi aziende che si accartocciano e piccole che scappano o restano sotto le macerie.

Abbiamo bisogno di meno spesa pubblica e quella invece cresce, perché dalle parti del governo nessuno la conosce, nessuno sa da che parte aggredirla, in compenso tutti hanno paura d’essere aggrediti dagli ipotetici danneggiati. Non sapendo tagliare taglieggiano, così c’è bisogno di meno pressione fiscale e quella, invece, aumenta. La compensazione della sospensione, per tre mesi, del punto d’Iva con i maggiori acconti non è solo violenza carnale nei confronti della lingua italiana (giacché un acconto che pareggia o supera il saldo può esistere solo in una neolingua adatta a ignoranti o imbroglioni), è aumento delle tasse. Il gettito del punto d’Iva era del tutto teorico, mentre quello degli anticipi è reale, quindi i secondi non compensano il primo, per larga parte inesistente, ma introducono nuova sottrazione di ricchezza. C’è bisogno di maggiore flessibilità nel mondo del lavoro e il governo premia la rigidità, per giunta in un modo così scombiccherato (giovani, meglio se meridionali, disoccupati da tempo, con familiari a carico e non istruiti, che già l’idea che i disgraziati abbiano gente a carico la dice lunga sulla lucidità dell’idea) che sarà una stabilizzazione fasulla. Dicono che quegli incentivi creeranno occupazione. Se gli incentivi non creano lavoro, ma occupazione, se il mercato non crea ricchezza, ma usa gli incentivi per mascherare insuccessi, alla fine dei conti ci sarà solo recessione. Recessione&tassazione.

Nessuno, sano di mente e intellettualmente onesto, può rimproverare al governo in carica le molte cose che non riesce a fare. Il guaio è che va condannato per quelle che fa. Spiace dirlo, perché esistevano le condizioni per impostare una storia del tutto diversa, ma questi sono mestieranti del galleggiamento, politicanti di terza fila, sprovveduti spocchiosetti. L’unica cosa che li tiene in piedi è proprio quello che si crede potrebbe farli cadere: il giuoco e gli interessi dei partiti, nonché dei loro capi. Si dice che la stabilità è un pregio, lo stesso presidente della Repubblica s’è in tal senso speso. Ma se questi sono i risultati della stabilità, meglio la crisi.

Questi scolari che anelano d’essere rimandati a settembre, sapendo per certo che la promozione è esclusa e che l’alternativa è la bocciatura secca, questi sopravvenuti per collasso altrui ci portano dritti nelle mani della Bce e del Fmi. E festeggeranno anche, perché sono stati ricevuti a palazzo, perché hanno rivolto la parola a quelli che contano, e perché a quel punto le riforme saranno fatte. Con la pistola puntata alla tempia, impoverendoci e senza sovranità. Stiamo correndo verso questa meta. Alternative? Dopo le elezioni di febbraio sostenemmo che questa era l’unica maggioranza possibile. Confermo. Ma questo non è l’unico modo possibile d’interpretarla. Anzi, è il peggiore. Letta e Alfano sembrano due marziani. Provino a guardare nel banco a fianco, scopiazzando il compito che sta svolgendo il governo inglese: taglio (non lineare e profondo) della spesa, taglio dei dipendenti pubblici, taglio degli sprechi del welfare quale unica condizione per poterlo salvare. Può darsi che sul loro pianeta, il Papalla, queste cose siano considerate impossibili. Nel qual caso, però, i terrestri potrebbero ragionevolmente considerare loro inutili.

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