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La posta è alta e la nostra posizione debole

L'epistola

Non prendiamo la questione sottogamba e guardiamo al difetto strutturale del'euro

di Davide Giacalone - 27 ottobre 2011

L’epistola non è il genere letterario più diffuso, quando si tratta di sintetizzare i programmi di governo e coordinare le politiche fra diversi Stati. Quella che è stata inviata alla Commissione europea, per propiziare il vertice europeo, ha un’ulteriore particolarità: chi l’ha ricevuta non aveva altra possibilità che ringraziare e congratularsi. Non a caso l’unica vera trattativa è stata fatta prima che il testo definitivo fosse licenziato.

Ciò perché in una lettera non possono esserci altro che delle intenzioni, mentre un eventuale giudizio negativo non avrebbe avuto conseguenze negative sull’Italia, ma sull’intera Unione e sull’euro. I mercati, come la giudicheranno? Come un passaggio irrilevante, perché ciò che conta non è che questo o quello prometta di fare il buono ed eseguire con diligenza i compiti a casa, ma se i vertici europei sono in grado, o meno, di porre rimedio all’evidentissimo difetto strutturale dell’euro, decidendosi ad accelerare l’integrazione fiscale e offrire copertura ai debiti sovrani. In caso contrario la speculazione non si ferma e non si fermerà, fino alla rovina collettiva. Duole costatare che, fin qui, i capi di Stato e di governo europei non sono stati all’altezza della sfida, tutti appesi agli egoismi nazionali e alla mancanza di lungimiranza e sovranità politica del governo tedesco (condizionato da una sentenza della corte costituzionale e dall’idea che l’Europa debba divenire una grande Germania).

Posto che quello è il vero problema, che lì risiede la sfida da cui dipende la vita dell’euro, noi italiani non abbiamo alcuna ragione per prendere sottogamba la questione. E’ vero che il problema non siamo noi, ma è anche vero che tutto si muove per farlo credere e che i colpevoli ritardi del governo, l’avere sprecato gli anni dei bassi tassi d’interesse e il non avere accompagnato la (pregevole) disciplina di bilancio con riforme profonde, capaci di ridare slancio alla crescita, consentono a molti di sostenerlo. Guai a credere che tutto possa risolversi con i giochini politicanti nei quali ci si diletta. La posta è alta e la nostra posizione debole.

Pubblicato da Il Tempo

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