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Tornano fantasmi e i dubbi sulla privatizzazioni

L'Eni di oggi e quella di Mattei

Il centenario del grande manager e le incognite future del gruppo italiano

di Elio Di Caprio - 28 aprile 2006

Mentre viene celebrato il centenario della nascita di Enrico Mattei, primo presidente dell"Eni, le cronache sono ancora occupate dalle polemiche tra finanza e politica per l"incorporazione della società Autostrade nella spagnola Albertis, annunciata senza preavviso al governo – ma quale governo? – profittando del vuoto politico e della distrazione elettorale.
Ritornano i problemi e i dubbi che hanno reso così accidentato in Italia il percorso delle privatizzazioni, iniziato dopo gli anni "90, in assenza di ogni politica industriale, portato avanti solo per l"improrogabile esigenza di sopperire ai buchi del bilancio statale. Non per nulla alcune privatizzazioni hanno seguito un percorso tutt"altro che lineare con la cessione di ex aziende di Stato al mercato, prima acquistate a poco prezzo e poi passate di mano da un gruppo industriale all"altro con enormi profitti ( vedi Telecom, e non si sa ancora quale sarà il destino di Autostrade). Altre privatizzazioni si sono inceppate o interrotte – come quelle di Eni ed Enel- per il timore dello Stato di perdere il controllo in settori considerati strategici per la nostra economia.
La classe politica, di destra come di sinistra, è stata ostentatamente neutrale o accondiscendente, in nome del libero mercato, di fronte alle acquisizioni da parte di nuovi “capitani coraggiosi” di aziende statali non sempre decotte, anzi il più delle volte detentrici di rendite monopolistiche consolidate. Dopo le scorribande finanziarie di Telecom e i recenti accordi per l"incorporazione di Autostrade nell"Albertis, emergono ancora una volta i dubbi di fondo : se sia opportuno o meno regolare a grandi linee i comparti più sensibili per il nostro sviluppo con una politica industriale adatta ai tempi , se debba essere privilegiato l"interesse nazionale rispetto a quello europeo, fino a che punto si può privatizzare un pubblico servizio gestito in condizioni di monopolio naturale, se infine vanno rispettati i giochi finanziari anche quando sovrastano l"economia reale e le realtà produttive.
Sono tutte conseguenze di privatizzazioni portate avanti con poca accortezza e lungimiranza dai governi passati.
Il problema è ancora più delicato per una società in salute come l"Eni del dopo Mattei, che rischia di diventare oggetto di scalate altrui se non acquisisce una dimensione tale da scongiurare il pericolo. Qualunque scelta di natura strategica per il suo avvenire dovrà ora fare i conti con gli investitori interni ed esteri che detengono i due terzi del suo capitale, più che con lo Stato, titolare di una residua partecipazione minoritaria di controllo, per giunta insidiata e contestata dalle normative europee sulla contendibilità delle aziende.
Certo non sono più i tempi di Mattei, il capitano d"industria degli anni "50 – questo sì un vero “capitano coraggioso” - che ebbe l"intuito giusto e le mani libere per creare quasi dal nulla una società di tutto rispetto come l"Eni che ancora oggi esiste e resiste in Italia nei tempi mutati della globalizzazione e delle concentrazioni transnazionali. Un Mattei redivivo non si raccapezzerebbe più in un quadro politico così cambiato, con un consiglio d"amministrazione dell"Eni ancora di nomina governativa e un"azienda che agisce privatamente quando si tratta di difendere gli interessi dei suoi azionisti – anche a costo di incorre nelle multe salate dell"antitrust pur proteggere la sua posizione dominante nel mercato del gas- ma è considerata “pubblica”, quando le si chiede di provvedere alla sicurezza energetica nazionale.
E" una contraddizione che risale agli anni "90, quando si pretese di fare tabula rasa del vecchio sistema delle partecipazioni statali per arginare lo strapotere di partiti che stavano scomparendo, e poi ci si rese conto che sarebbe stato pericoloso estromettere del tutto l"interesse pubblico ( non dei partiti) dalle industrie e dai servizi di carattere strategico.
Il risultato è l"incertezza di oggi, tanto che si immaginano improbabili trasformazioni o incorporazioni , dettate dalla politica, come quella indicata da Romano Prodi prima delle elezioni, attraverso la ventilata fusione di Eni con Enel in un polo energetico nazionale che regga meglio la concorrenza estera.
Intanto la nostra sicurezza energetica è tutt"altro che assicurata, anzi si è indebolita, e lo Stato ha pochissimi mezzi per reclamare nuovi investimenti o forniture energetiche aggiuntive ad una società, come l"Eni che, stando sul mercato, non ha più una missione precisa, ma deve rispondere principalmente ai propri azionisti. Non è proprio l"Eni che Mattei aveva immaginato.

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