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Public Policy

Se la devoluzione dei poteri è eccessiva

Le zanzare sono federaliste

Assenza di coordinamento tra gli enti locali preposti agli interventi di disinfestazione

di Enrico Cisnetto - 24 luglio 2006

Se in Italia ci fosse un referendum sul federalismo, le zanzare voterebbero in massa a favore. Leggo sulla Stampa che il Nord-Ovest è sotto l’assedio di quindici miliardi di questi maledetti insetti, che proliferano a causa dell’assenza di interventi di prevenzione, effettuati in primavera solo su 30 mila dei 220 mila ettari del territorio di Piemonte e Lombardia. Risultato: in alcuni comuni si registrano 40 punture ogni cinque minuti nelle ore in cui le zanzare hanno più lavoro. E le conseguenze non sono solo il fastidio alle persone, ma i danni alle colture. Stessa cosa in quasi tutte le altre parti d’Italia. Il motivo? L’assenza totale di coordinamento tra gli enti locali preposti agli interventi: Comuni e Province presentano progetti autonomi, pestandosi i piedi a vicenda, mentre le Regioni o non stanziano i fondi necessari o lo fanno quando ormai non è più possibile intervenire in tempo. La causa? L’eccessiva devoluzione dei poteri, mentre sarebbe necessario un coordinamento interregionale, come negli altri Stati europei dove c’è un istituto nazionale che consente di ottimizzare risorse e sforzi. Insomma, un clamoroso (e fastidioso) esempio di come il decentramento selvaggio cui abbiamo dato vita possa inutilmente complicarci la vita. E di come il sistema degli appalti dei servizi pubblici non si sia ancora ripreso dal collasso causato da Tangentopoli.
Ma le zanzare non sono l’unico caso in cui le risorse gestite a livello locale vanno a detrimento della collettività. Per esempio, secondo uno studio del Cnr, ci sono 7 mila gestori per13 mila acquedotti, e, fra questi, 8000 hanno perdite che superano il 40%. Il problema, ovviamente, è nello stato di manutenzione degli impianti e nel conseguente rimpallo di responsabilità tra enti che li gestiscono. Il risultato, trattandosi di un bene pubblico come l’acqua, è assai più preoccupante: mentre siamo secondi in Europa per prelievo idrico pro capite (980 metri cubici per abitante contro una media di 604), il 35% della popolazione servita non dispone di acqua sufficiente per un trimestre all’anno, il tutto mentre la rete perde un terzo della portata prima di giungere all’utente.
Un altro esempio? I parcheggi comunali. Fino a poco tempo fa la situazione era drammatica: appena 19 parcheggi ultimati nelle città più congestionate (dieci a Roma, di cui sei prima del blocco dei cantieri per Tangentopoli; uno a Milano su 27 attesi). Tutto questo, secondo la Corte dei Conti, a causa “di una serie di fenomeni patologici dell’azione amministrativa, ritardi nelle gare di appalto e lentezze nella consegna”. Fenomeni che – guarda caso – sono diminuiti come per magia quando, negli ultimi anni, le Regioni hanno avuto la possibilità di revocare l’erogazione dei fondi, e ha fatto il suo esordio il project financing, che ha permesso investimenti pari a 1.500 miliardi per parcheggi da realizzare in 389 localizzazioni diverse.
E pensare che, avendo già decentrato il 55% della spesa pubblica (15% del pil) e l’80% della spesa in conto capitale, c’è chi, svanito il pericolo devolution, vorrebbe integrare il Titolo V della Costituzione con il federalismo fiscale. Quando è che, invece, ci porremo il problema di ridurre i livelli istituzionali, visto che già oggi rischiamo la paralisi anche con le punture di zanzara?

Pubblicato sul Messaggero del 23 luglio 2006

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