ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Le vie della morale sono infinite

Sono i “migliori” che dovrebbero governare

Le vie della morale sono infinite

Il privato non è sempre irrilevante per il pubblico, e non è vero che siamo tutti uguali

di Davide Giacalone - 08 luglio 2009

Le vie della morale sono infinite, ma talora smarriscono quelle della ragione e dell’etica. I vescovi condannano il libertinaggio, così come fanno anche i rabbini e gli imam. Nel pensiero religioso monoteista il sesso è lecito nel matrimonio e finalizzato alla procreazione. Talora i fedeli si distraggono e le beghine d’un tempo lamentavano, in confessionale, anche l’esuberanza dei mariti, ma, insomma, ciò dimostra che anche quelle dell’ipocrisia sono vie plurime. I vescovi italiani hanno un problema in più: quasi tutto il mondo politico che fa loro riferimento, che si sgola a sostenere il valore sacro della famiglia, s’è lasciato prendere da un eccesso di sacramento, e di famiglie ne ha diverse.

Le convinzioni religiose influenzano la vita di ciascuno, compresa quella del legislatore e del governante, ma la morale pubblica non è quella religiosa, non foss’altro perché in uno Stato laico convivono credi diversi. Nella vita collettiva non si fa valere il peccato, ma il reato. Se c’è, e se non c’è ciascuno fa quello che gli pare. Qui, però, si nasconde un micidiale fraintendimento, perché non è vero che il privato è sempre irrilevante per il pubblico, e non è vero che siamo tutti uguali.

Lo siamo davanti alla legge, ma, nello scegliere chi deve comandare, le democrazie dovrebbero selezionare i migliori. E’ vero che il pizzicagnolo può fare il cascamorto con chi gli pare, dovendosela vedere solo con la consorte, ed è vero che la fioraia può essere mossa da indomabile generosità, ma il primo non lo faccio capo di Stato ed alla seconda non affido le politiche per la famiglia. Selezionando i migliori si dovrebbero scegliere quelli che sanno tenere a bada l’ira quanto la commozione, dominando la forza quanto la libido. E’ vero che Monica e la mentina non potevano arrecare danni governativi, ma lo stato emotivo di un presidente che rovinava sigari sì. E questa è etica pubblica, laica.

Se avesse vinto Machiavelli l’Italia sarebbe diversa, ed anche noi chiederemmo al principe d’essere virtuoso nei fini, benché cinico nei mezzi. Invece l’ha spuntata Guicciardini, con il suo dannato “particulare”, sicché capita che un potente sia ammirato non per il servizio che rende, ma per le libertà che si prende, o detestato per quelle. In ambo i casi affondando la morale repubblicana.

Pubblicato da Libero di mercoledì 8 luglio 2009

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario