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Referendum, PD, intercettazioni, pensioni

Le telenovele che non finiscono mai

Quali le vie d'uscita da una legislatura stanca e moribonda?

di Elio Di Caprio - 23 luglio 2007

Nello spaccato di una legislatura incerta e moribonda ai politici non resta che chiudersi nel fragile fortino bipolare, costretti come sono a giocare di rimessa e a difendersi dalle accuse che piovono da tutte le parti. Prima si fanno scuotere e sorprendere dalle intercettazioni telefoniche disposte da magistrati integerrimi abituati da tempo alle invasioni di campo, poi cercano affannosamente di cambiare la traiettoria dei siluri referendari illudendosi di addomesticarne i risultati. E come se non bastasse resta sullo sfondo l"interminabile canovaccio delle candidature multiple per il Partito Democratico in concorso e alternativa a Walter Veltroni. Ora ci si mettono persino Pannella ed Enrico Letta. Se si accettassero i suggerimenti di quest"ultimo le migliaia di aderenti dovrebbero ciascuno dare il loro individuale contributo a riempire di contenuti il PD “come se si trattasse di un"enciclopedia di Wilkipedia”.

Un bel modo per tessere una tela di Penelope senza fine. Riprendono il via anche le altre telenovele interrotte che ormai non riescono ad indignare più nessuno. Chi si meraviglia se a ripetizione vengono fuori le confidenze telefoniche di Consorte con Fassino e D"Alema prima della fallita scalata di Unipol alla BNL? Chi si sorprende più se sul referendum per modificare la legge elettorale, peraltro non ancora scrutinato dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale, si sono creati già due fronti contrapposti - l"uno capeggiato da Segni, da Di Pietro, da Fini, da Parisi, da Melandri ecc., l"altro raccogliticcio di tutti gli altri - che non hanno la forza neanche di guardarsi in cagnesco, visto che sanno che la posta del contendere è altrove e del referendum in sé non gliene importa niente a nessuno?

Ci mancava solo la ripresa della telenovela sui costi della politica, demagogicamente riassunta nel sotto costo del cappuccino pagato dai parlamentari alla buvette di Montecitorio. Come se non ci fossero anche costi, e ben più importanti, dovuti alle inefficienze e alle perdite di tempo di questa legislatura e di quelle passate, a partire dalla bicamerale di D"Alema per le riforme, per continuare con la riforma costituzionale del centro destra, bocciata dal referendum. Per finire ( ma non è finita) con l"ultima legge elettorale alla cui possibile sconfessione sono impegnate le energie dei referendari e dei loro oppositori. Tempo e soldi persi o spesi male per raggiungere risultati mediocri e mai definitivi.

La mini babele che si è creata sulla riforma elettorale urgente da fare prima del referendum è giunta a tal punto che il senatore Enzo Bianco, ha candidamente ammesso che la commissione da lui presieduta ha esaminato ben 20 disegni di legge depositati in materia, quasi uno per ogni partito presente in Parlamento. In questa situazione i poteri esterni ( quelli economico-finanziari, quelli mediatici, quelli giudiziari) anche se non volessero essere forti o semi forti, lo diventerebbero obbligatoriamente se non altro per occupare gli spazi vuoti. E" una lezione che si ripete a distanza, di crisi in crisi. Viene il sospetto che gli italiani non sappiano superare il deficit di democrazia a cui sono stati abituati, non sempre loro malgrado, dalla storia recente, prima con il ventennale partito unico fascista (senza elezioni democratiche) poi con il più che quarantennale partito quasi unico democristiano. Ma anche l"ultima legge elettorale con le candidature blindate dai partiti non è che sia stata un grande esempio di democrazia. Forse è per questo che nell"alternanza non ci si raccapezza più.

La presenza di un potere di riferimento centrale unico o semi unico ha semplificato le cose per tanto tempo nel mezzo secolo passato. Bastava al partito o ai partiti dominanti avere i propri luogotenenti nei principali gangli di potere per ottenere quello che volevano. Non c"era bisogno di giocare in maniera incerta su più sponde come è accaduto ai DS , senza successo, in occasione della scalata Unipol alla BNL.

E" meglio ora di tanti anni fa? Sì certamente se nel contempo i partiti si fossero autoriformati più che adagiarsi su una sorta di assicurazione sulla vita solo per il fatto di dichiararsi ( più di essere) post-tutto, post democristiani, post comunisti, post fascisti. Ma sono i comportamenti e le mentalità a non essere cambiati, ad essere tutt"altro che post. Lo abbiamo visto nel caso delle scalate bancarie portate avanti con intrusioni forzate e trasversali secondo i vecchi clichè. Ce ne siamo accorti con i lavori parlamentari che vanno avanti ( si fa per dire) con regolamenti e rituali vecchi ed obsoleti. Quante inutili proposte di legge sono destinate a diventare legge? Nessuno che vada oltre le tante telenovele che a ripetizione continuano ad esserci propinate e a passare sulle e nelle nostre teste, creando più fastidio che interesse. Nessuno che ambisca a smuovere qualcosa perchè la classe politica non venga più percepita quale è, come un circolo chiuso e un corpo estraneo costoso ed inefficiente. Si fa finta di credere che la prima riforma che verrà sarà quella della riduzione del numero dei parlamentari, annunciata per ora solo a parole. Ma poi siamo proprio sicuri che tutto vada liscio e senza intoppi quando si tratterà di decidere il destino dei tanti porta borse dei parlamentari? Ci si può scommettere che qualcuno sarà sempre pronto ad escogitare per essi, a titolo di risarcimento, il diritto sindacale alla pensione con contributi figurativi a carico dello Stato. Altrimenti che casta sarebbe.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario