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L’Italia dei tabù

Le streghe, i laici e l’aborto

L’aborto in sé non è un diritto civile, bensì un dramma…

di Davide Giacalone - 14 febbraio 2008

Da membro del governo, anzi, da ministro della Sanità, Livia Turco parla di “caccia alle streghe”, a proposito di un’indagine su un presunto aborto illecito. In quella posizione, però, dovrebbe avere la cortesia d’indicare chi sia il cacciatore. Non si può restare nel vago, non si possono dire parole pesanti se sorrette da un’analisi troppo leggera, perché su questa storia dell’aborto il mondo laico (del quale faccio parte) si sta dimostrano culturalmente debole, politicamente sprovveduto e moralmente impreparato. Le cose stanno così: in un Paese dove l’aborto è sempre e comunque proibito, in cui le donne rischiano la galera e prosperano le mammane, reclamare che la legge cambi significa battersi per un diritto civile, ma l’aborto in sé non è un diritto civile, bensì un dramma.

A Napoli una telefonata anonima ha segnalato che si stava praticando un aborto dopo la ventunesima settima, senza ragioni terapeutiche. Se fosse stato vero non solo sarebbe stato fuorilegge, ma anche atroce, perché in quel tempo non si spegne una speranza di vita, piuttosto un essere vivente. Così è intervenuta la polizia. Che c’entra la caccia alle streghe? Pare che l’intervento fosse, invece, regolare. Meglio così, pur non risolvendo questo altri problemi morali o religiosi. Se trovano l’autore della telefonata anonima gliela facciano pagare. Pare anche che la donna, ancora sotto anestesia, sia stata interrogata in modo ruvido. Se è così la polizia si scusi, o proceda contro gli agenti che hanno agito malamente. Ma quello non è stato un attacco alla 194, semmai un tentativo di farla rispettare.

Noi laici si dovrebbe stare bene attenti a non menarla, straparlando d’ingerenze vaticane ed attacchi alla laicità dello Stato, ogni volta che qualcuno richiama l’attenzione sul valore della vita. Anzi, direi che la vita terrena è forse più importante per chi ha dei dubbi sul fatto che prosegua oltre la morte. Se il Vaticano dice che l’aborto è un male io non li invito a tacere, ma sottoscrivo. Aggiungendo che, per evitare il male voluttuario, ci sono delle cose chiamate anticoncezionali, da diffondersi assieme all’educazione sessuale. E neanche m’inquieta che dei prelati dicano la loro in politica, anzi, valuto la cosa, di volta in volta consentendo o dissentendo, come un segno di laicizzazione.

www.davidegiacalone.it

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