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Le profonde lacune del sistema giudiziario

Le sorti di Visco? Un epilogo incerto

Il destino beffardo di un presunto colpevole in una società senza diritto

di Davide Giacalone - 24 maggio 2007

Il calore della polemica è massimo, ma sfugge, credo, la reale gravità del fatto. Per quel che ne so il generale Speciale può avere inventato tutto e Visco essere vittima di una macchinazione. In questo caso il generale dovrebbe essere già stato condannato per calunnia e Visco avrebbe dovuto, già da un anno, sporgere denuncia. Ma se una particella di quel che Speciale ha verbalizzato risponde al vero, allora ne deriva che un componente del governo pretende di stabilire quali finanzieri indagano su cosa, e questo avviene nel mentre fra gli indagati c’è quel Consorte e quella Unipol che del partito di Visco sono compagni e finanziatori. Da questo mare di palta la politica non è in grado di tirarci fuori, perché in quell’arena si strilla, s’accusa, ma poi le tempeste passano. Il dramma è che neanche la giustizia ci aiuterà, perché è morta e se non lo fosse in quel fatto avrebbe già visto un grumo di reati.

In un Paese civile e normale quelle parole del generale sarebbero costate la condanna o a lui o a Visco. Da noi non è successo nulla. Non solo, ma le stesse inchieste in corso sono sprofondate nel nulla burocratico della mala giustizia. A che punto siamo con le scalate bancarie, i furbetti, i compagni che comprano banche, i contatti frequenti e confidenti con i loro referenti politici? E sulla faccenda Telecom? Spioni, spiati, calunnie, arresti, ma non succede niente. Da noi le inchieste si aprono per divenire oggetto di lotta politica, poi si trascinano alla ricerca di non si sa cosa, talora portando in galera i sospetti, altre volte lasciando non indagati i capi della baracca, poi tutto defluisce nello scolo del tempo che passa, digerendo memoria e reati ma secernendo sospetti e ricatti. Uno schifo possente, che inquina nel profondo il vivere civile.

Nella baruffa su Visco la politica dei politicanti dimenticherà l’evidenza: egli si salverà se sarà forte nel difendersi e se i suoi compagni non lo abbandoneranno, o soccomberà se mancherà di armi e contropartite. E questa è la descrizione di una società degenerata a guerra per bande, di un mondo senza diritto, dove il potente detta la sua legge ed il debole deve tacere. L’incapacità di comprendere quale devastazione questo porti è ragione sufficiente per volere seppellire un mondo politico non all’altezza.

Pubblicato su Libero di giovedì 24

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