Le ragioni della prudenza
Toro e M&A non devono far dimenticare la lezione della crisidi Enrico Cisnetto* - 13 settembre 2009
Ma questa nuova stagione all’insegna del Toro è giustificata? Le cinque spiegazioni fornite dagli analisti paiono fondate – la paura dell’inflazione; la grande liquidità che è tornata ad essere in circolazione; la scomparsa della remunerazione sui titoli di Stato a breve; il ritorno dei grandi affari; i bilanci trimestrali, specie delle banche, di nuovo in utile – ma non sufficienti a giustificare del tutto performance così roboanti. Anche perché la crisi non è propriamente finita, molti sono i pericoli che il sistema finanziario mondiale ancora corre e le economie reali, che stanno faticosamente scrollandosi di dosso la recessione, mostrano risultati troppo discosti da quelli dei mercati. Inoltre, se è vero che il preannuncio di Bini Smaghi dell’altro giorno su una stretta monetaria Bce che anticipi il ritorno dell’inflazione fa pensare ad un prossimo rialzo dei tassi, è anche vero che molti datano la tanto attesa fiammata inflazionistica – necessaria per “bruciare” l’eccesso di moneta messa in circolo da banche centrali e governi – non prima di 1-2 anni. Ed è altrettanto vero che per ora il Tesoro paga sugli ultimi Bot trimestrali lo 0,386 lordo, che al netto viene un saldo negativo dello 0,08.
Quanto alle grandi operazioni di mercato, sì, è vero, il merger & acquisition si è rimesso in moto, come dimostrano l’offerta da 19 miliardi di dollari della Kraft per acquisire l’inglese Cadbury e il colpo da 4 miliardi di dollari che ha consentito alla Walt Disney Company di acquisire il 40% della Marvel Entertainment. Ma è pur vero che i 1.300 miliardi di dollari di m&a fin qui realizzati nel 2009 rappresentano il 38% in meno del valore delle operazioni fatte nello stesso periodo del 2008. Forse la vera motivazione che spiega i rialzi delle Borse e dell’oro sta solo nella grande massa di denaro che in questo momento circola, in buona misura investita dalle banche. Ma questa è anche la ragione per cui occorre prudenza: perché sono soldi sottratti all’economia produttiva, che ingolfano nuovamente in modo eccessivo il sistema finanziario. E il combinato disposto delle due cose non fa presagire nulla di buono.
L'EDITORIALE
DI TERZA REPUBBLICA
Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario