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Ancora e sempre USE (United States of Europe)

Le "fatali" bucce di banana

Mentre stampa italiana e opposizione insistono sui problemi marginali per l'interesse nazionale, l'Italia scivola nel baratro

di Giacomo Properzj - 11 aprile 2011

Nelle ultime ore, mentre tutti i media erano impegnati a interrogare Berlusconi sulla casa di Lampedusa, lo stesso Presidente del Consiglio ha fatto “en passant” una dichiarazione molto grave circa la permanenza dell"Italia in Europa (se l"Europa non ci aiuta, cosa ci stiamo a fare lì dentro?). Sono naturalmente dichiarazioni prive di senso comune perché l"Italia fuori dall"Europa andrebbe rapidamente, questione di mesi, alla deriva peggio di uno stato del centro America.
br> Probabilmente lo stesso Presidente ha toccato l"argomento in modo superficiale, come si potrebbe fare al bar, senza rendersi conto dell"importanza della cosa: i Governi di destra europei (Sarkozy, Cameron e adesso anche la Merkel) hanno dell"Europa una visione interstatale sostanzialmente negativa. Sono cioè contrari agli Stati Uniti d"Europa com"era l"idea originaria dei fondatori. Berlusconi non si rende conto che senza l"Europa i grandi problemi della politica (gravissimi per l"Italia) non sarebbero risolvibili. Per esempio 25/30mila profughi per l"Europa sono un problema risolvibile, per l"Italia invece sono un grosso problema. L"energia nucleare raggruppata in un Ente europeo (tipo ENEL Europa) è controllabile sia dal punto di vista della dismissione delle centrali pericolose, sia dal punto di vista della ricerca di nuove soluzioni.br>br> L"Italia, senza una soluzione europea, è costretta ad abbandonare il problema nucleare e a chiudere ogni ipotesi di lavoro in questo settore. Il deficit pubblico medio dell"Europa è accettabile, quello dell"Italia è quasi insostenibile: titoli del debito pubblico medio europeo , stabilito naturalmente un controllo sui bilanci degli Stati partecipanti, sarebbero collocabili a tassi più alti del Bund tedesco ma assai più bassi degli attuali titoli italiani, senza parlare dei titoli del “pig”. Tenendo poi conto che i titoli sovrani tedeschi, molto sopra la pari, imbarazzano lo stesso ministero germanico per la loro volatilità.br>br> Questi sono solamente alcuni piccoli esempi del vantaggio o, addirittura, della necessità dell"Italia di stare nell"Europa e del grosso svantaggio che l"Italia ha dai Governi di destra europei che non si pongono la prospettiva di una Federazione Europea.br>br> Pavoneggiandosi come un pinguino in amore il nostro Presidente frequenta le riunioni dei grandi d"Europa senza capire che lui grande non è e che l"egoismo degli Stati nazionali lo danneggia fortemente, come si può constatare in questi giorni a fronte del disastro migratorio e della furbata del “permesso provvisorio” non accettato da alcuno degli altri Stati UE.br>br> Naturalmente la stampa italiana e l"opposizione insistono sui problemi assolutamente marginali per l"interesse nazionale e dimenticano il baratro sul cui ciglio stiamo (allegramente?) passeggiando.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario