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Pensioni: il ritorno della scala mobile

Le fanfaronate elettorali

E intanto si gettano i semi da cui germoglierà la malapianta dell’antipolitica

di Davide Giacalone - 27 marzo 2008

Idea: votiamo, poi entro sei mesi sciogliamo il Parlamento e rivotiamo. Tempo un paio d’anni avremo le tasse più basse d’Europa, il debito ridotto a spiccioli, le pensioni più ricche, le scuole più selettive, gli ospedali dove non fai a tempo ad ammalarti che già ti visitano ed una sicurezza che i delinquenti si dovrà farli proteggere dal WWF. Bastano quattro campagne elettorali e realizziamo il paradiso in terra. O, più probabilmente, basta questa e nessuno crederà più a niente.

I programmi elettorali sono ancora freschi di stampa, ma in tema di pensioni non ci trovate nulla di significativo. E che volevate? Abbiamo 17 milioni di pensionati che percepiscono 24 milioni di pensioni. Sono quasi il 40% della popolazione. Dal rimanente 60 togliete i bambini, togliete i lavori improduttivi, che sono anch’essi remunerati con spesa pubblica, considerate che abbiamo la più bassa percentuale europea di donne al lavoro ed analogo record per gli over 50, e rimarranno sparuti sfigati che si fanno in quattro per mantenere il resto della baracca.

Il problema delle pensioni è tale in tutto il mondo che conosce lo stato sociale, ma da noi non solo si va in pensione avendo lavorato meno ore al giorno, per meno giorni l’anno e per meno anni nella vita, ma Prodi ha anche provveduto ad abbassare l’età pensionabile. Quindi, che volevate leggere? Meglio tacere. Ma è bastata una sola settimana di campagna elettorale e già si promettono aumenti delle pensioni fin da luglio e più scala mobile.

E’ vero che ci sono pensionati ridotti alla fame, ma anche lavoratori. Tutto il ceto medio a reddito fisso scivola verso il disagio. Per rendere compatibili i necessari interventi pubblici con la diminuzione della pressione fiscale e la necessità di far scendere il debito, però, si deve fare politica vera. Riscrivere il patto generazionale, perché è cambiata la realtà democratica. Riscrivere il patto del lavoro, perché è cambiato il mercato. Riscrivere il patto di cittadinanza, perché è cambiato il mondo. Il che non significa affamare i vecchi, o precarizzare i giovani, o consentire che ogni comune diventi nazione, ma vuol dire che si devono fare i conti con la realtà. Le fanfaronate elettorali sono i semi da cui germoglierà la malapianta dell’antipolitica, anzi, ne sono già prodotti velenosi.

Pubblicato su Libero di giovedì 27 marzo

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