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Public Policy

Resteremo in “pace” per i prossimi tre anni?

Le elezioni rappezzate

Tra Procure, intercettazioni, liste bloccate e piazze a comando

di Elio Di Caprio - 19 marzo 2010

Ci siamo quasi finalmente. Ma come ci arriviamo al prossimo appuntamento elettorale che può essere l’ultimo, ad essere ottimisti, prima della fine della legislatura tra tre anni? Più che di fronte a una crisi di regime siamo di fronte alla crisi di un format di convivenza politica abnorme che dura da troppi anni.

E’ un format in cui gli avversari (non più nemici, per carità) per solidarietà di casta si danno amabilmente del tu nei talk show televisivi – ma anche questi sono stati banditi in periodo preelettorale- e sotto sotto se ne danno di santa ragione con il contributo di giudici e di giornalisti militanti che ormai hanno rubato la scena politica ai partiti tradizionali senza più anima. Come in quasi tutti gli appuntamenti elettorali degli ultimi anni, giocati sull’alternativa Berlusconi sì o Berlusconi no, sono i giudici a prendere partito. Sono loro che hanno o pensano di avere in mano tutti gli elementi di reato, sono loro a decidere quando muoversi, quando intervenire al momento (politicamente) opportuno colpendo gli esponenti dei partiti di maggioranza o di opposizione. Sono la mannaia dietro l’angolo che può tirar fuori qualsiasi tipo di intercettazione per orientare in un senso o nell’altro i risultati delle competizioni elettorali che stanno diventando delle vere e proprie “elezioni per Procure”.

Prima Catanzaro, poi l’Aquila, poi Santa Maria Capua Vetere, ora Terni o Bari, ce n’è per tutti. La Procura di Terni che di questi giorni ha scagliato l’ultima bomba accusando, a torto o a ragione, l’onnipotente Presidente del Consiglio di concussione per essere intervenuto contro i programmi televisivi a lui ostili, annuncia candidamente a intercettazioni pubblicate che non ha avuto neppure il tempo di esaminare le carte per verificare se sia sua la competenza territoriale nell’azione giudiziaria. Perché meravigliarsi della fretta o della leggerezza delle procure? Intanto però è stato innescato l’ennesimo sconquasso mediatico preelettorale che spinge il giornale di Vittorio Feltri ad invocare il solito ultimatum, o Silvio o il diluvio.

Ci risiamo. Alcune procure intervengono pesantemente, per i tempi e per i modi, per mettere in difficoltà il Presidente del Consiglio avvantaggiando (apparentemente) la sinistra in competizione elettorale e il leader della sinistra Bersani se la prende non con i giudici, ma con il centro destra che costringerebbe l’elettorato a schierarsi impedendo una competizione elettorale sana sui temi concreti che riguardano il governo delle singole regioni. I tribunali amministrativi escludono la lista del PDL a Roma e la sinistra si compiace della figuraccia del partito di governo dopo aver dichiarato che le dispiacerebbe vincere a tavolino con un avversario che non c’è più. Ma che fare? Accusare le leggi o i tribunali che le applicano? E la democrazia? La farsa continua con l’accusa di regime che la stampa di sinistra continua a fare allo stesso capo del governo che dal canto suo si sente così poco sicuro nei suoi poteri e nel suo ruolo da sbraitare contro lo Stato di polizia a cui ambirebbe la magistratura intercettando tutto e tutti.

Non siamo in un regime, ma si comportano come fossero di regime o di antiregime i tanti giornalisti affannati che, attraverso stampa, radio e televisioni non riescono a dare un filo conduttore ordinato a quanto accade, tra colpi di scena veri o inventati dalla propaganda, intercettazioni a strascico provenienti dalle più sconosciute procure del Belpaese, dimostrazioni di piazza estreme ma senza passione, convocate solo per far sapere che il popolo viola o azzurro c’è ed è in armi. Prima o poi tocca anche ai giornalisti schierarsi da una parte o dall’altra a meno che non vogliano sposare la causa incerta dell’astensionismo, come già alcuni fanno per raccogliere le frustrazioni di un elettorato sempre più deluso ed irritato.

Restano le piazze, ma neanch’esse riescono ad essere coerentemente bipolari : come distinguere nelle piazze di sinistra i dipietristi arrabbiati dai “democratici” o come fanno a stare insieme nelle piazze di destra i berlusconiani duri e puri con l’ultima creatura di Gianfranco Fini, quella “Generazione Italia” che farebbe volentieri a meno della guida del Cavaliere?

Forse nessuno se lo domanda più visto che il PDL si sta dimostrando un gigante dai pedi di argilla nonostante il largo consenso popolare ed al PD non resta che sperare nel grimaldello di Fini per mettere nell’angolo Berlusconi senza l’aiuto delle procure. A questo punto le piazze di testimonianza non servono, diventano più manifestazioni di debolezza che di forza, servono più a sottolineare le divisioni che a rimarcare fronti compatti che non esistono più. I veri giochi si fanno altrove.

Le piazze possono pure riempirsi per un giorno in nome dell’ennesima ordalia tra berlusconiani e antiberlusconiani, ma non possono più nascondere il fallimento del format di questo bipartitismo che pretendeva di aver creato finalmente un sistema di alternanza tranquillo ed ordinato. In un contesto così fluido ed incerto che tende più a frantumarsi che a ricomporsi chi ci garantisce che tutto filerà liscio e non ci saranno altre “elezioni per Procure” nei prossimi tre anni?

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