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Caos istituzionale, pericolo crisi di governo

Le dichiarazioni di Romano Prodi

Gli ultimi sviluppi e il ruolo dell'informazione e dei mass media nel caso De Magistris

di Silvio Nocera - 24 ottobre 2007

La politica italiana è in estrema mobilitazione. Sul caso De Magistris e’ intervenuto anche il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, dichiarandosi preoccupato: “Le questioni sollevate debbono trovare soluzione sulla base di una attenta verifica dei fatti, attraverso gli strumenti - di tipo penale, disciplinare e ordinamentale - previsti dalla normativa”. Si impegna a vigilare Napolitano “nel rispetto dei confini e delle prerogative assegnatemi dalla Costituzione, presterò vigile attenzione perché sia assicurato il pieno, doveroso sviluppo delle indagini in corso, e in tale contesto siano puntualmente rispettati i diritti dei soggetti coinvolti, così che la magistratura possa esercitare le sue funzioni in assoluta autonomia e indipendenza. Esprimo convinta fiducia nella capacità del Csm di assolvere il compito che gli è affidato con la massima ponderazione e obiettività”. Bacchetta sonoramente i personaggi coinvolti nella vicende per l’uso che hanno fatto dei mezzi di comunicazione. Ma intanto arrivano le dichiarazioni di Prodi. Verifica in Consiglio dei Ministri Ma il fuoco incrociato non si e’ placato. Perchè Mastella, intervenendo ieri sera alla trasmissione Esprit di La7 non ha nascosto il pericolo incombente di una crisi di governo. Pericolo confermato oggi sulle colonne del Corriere della Sera, dopo una mattinata colma di indiscrezione sulle imminenti dimissioni del Guardasigilli. E così oggi un comunicato dell’Ufficio Politico dei Popolari – Udeur sottolineava senza mezzi termini che “prende atto con viva preoccupazione che da settimane una componente della maggioranza parlamentare (Di Pietro e l"Idv, ndr) ritiene sbagliata la politica giudiziaria dell"intero governo. A tali ripetuti giudizi questa componente non fa seguire le conclusioni tipiche di una democrazia moderna e trasparente, e cioè il ritiro della propria delegazione da un governo di cui non si condivide la politica giudiziaria. Il Guardasigilli ha il dovere di determinare nell"odierno Consiglio dei ministri un chiarimento definitivo sulla linea che il governo ha sin qui seguito nella politica giudiziaria, chiedendo a ciascuno di ripristinare quella coerenza tra giudizi e comportamenti senza la quale non sarà più possibile mantenere in vita l"attuale coalizione. Qualora fosse disattesa questa richiesta di chiarimento, l"ufficio politico invita il Guardasigilli e la delegazione governativa ad assumere le conseguenti determinazioni e decisioni. L"Ufficio politico si augura che il senso di responsabilità istituzionale prevalga su tutto, così come giustamente ha osservato il capo dello Stato”.

Solidarieta’ di Prodi
Ed il chiarimento e’ arrivato: “piena fiducia a Clemente Mastella”, afferma Prodi prima di iniziare i lavori del Consiglio dei Ministri. Un atto dovuto per evitare una crisi di governo che stamane appariva quasi ineluttabile. Un atto che tende a legittimare l’operato del Ministro e l’intera politica di un Governo alle corde: solidarieta’ piena “alle politiche del governo sulla giustizia, politiche che sono sempre state approvate e votate all"unanimità dal consiglio dei ministri”. Prodi ha poi confermato “l"adesione all"invito fatto dal Capo dello Stato” confermando anche “la piena fiducia alla magistratura, nella sua piena autonomia e nelle sue gerarchie”. Mastella ha dunque deciso di partecipare al voto sul decreto legge collegato alla Finanziaria.

Mastella, Di Pietro e la giustizia Un ministro asserragliato e che ha dato battaglia: un uomo che rischia, al di là di ogni rimostranza, di essere il capro espiatorio di un esecutivo che vacilla fin dalla vittoria elettorale. Un ministro eternamente in lite con il collega Di Pietro che ieri sera a Porta a Porta ha cavalcato l’ondata emotiva dell’opinione pubblica allargando la mira fino a ricomprendere provvedimenti come l’indulto e la riforma Castelli che ha rafforzato i poteri del Guardasigilli rispetto al CSM. Provvedimenti che, è bene ricordarlo, sono stati varati dal passato governo Berlusconi e di cui Mastella si è dichiarato semplice esecutore. Di questo l’Associazione Nazionale Magistrati, nella persona del suo Segretario Nello Rossi, gli ha dato atto. Resta da vedere se il fatto di assumere le funzioni di esecutore prescinda da una presa di coscienza politica: la legge è fatta per essere applicata e le istituzioni devono garantirne il suo rispetto. Ma un ministro, un’alta carica dello Stato, non ha esattamente la stessa funzione di un ambasciatore che non porta pena. Un ministro ha il dovere di assumersi, più degli altri, la responsabilità delle proprie azioni. Quelle che Di Pietro, ieri sera, ha dichiarato senza mezzi termini “una boiata”, attaccando frontalmente la politica del governo in tema di giustizia. E ricevere delle accuse pesanti da parte di chi ha indagato mezzo mondo politico nel passato decennio rappresenta un atto simbolico forte.

Bossi
Nel frattempo la Lega Nord, per bocca del suo leader, Umberto Bossi, si affretta a raccogliere la palla lanciata da Silvio Berlusconi e ad affermare “Ho sentito in Parlamento un"aria diversa. Siamo alla fine di un governo. Andiamo alle elezioni. Non c"è più tempo per fare una riforma elettorale”. Precisando poi che non vi è spazio nella Cdl per un partito unico, ma che “è meglio che ognuno resti a casa propria e che si stipulino accordi elettorali”.

Politica, magistratura e mass media Chi ha detto che la vicenda De Magistris è stata condotta con spregiudicatezza di fronte all’opinione pubblica, usando e abusando dell’arena mediatica è necessario che ammetta anche che questa è una strategia classica adottata nel nostro Paese, i cui richiami più eclatanti vanno alle vicende di Andreotti e Berlusconi; una strategia del linciaggio portata avanti prima della conclusione delle indagini e/o di una condanna per coloro che ne sono coinvolti. E con questo non voglio entrare nel merito delle sentenze emesse. Eppure questo è il grande potere dei mass media: il balzo compiuto dalla comunicazione politica e dall’uso (e abuso) sistematico dei media quale metodo, ora di rastrellamento dei consensi, ora di destabilizzazione del sistema, ha portato alla naturale conseguenza di un’esplosione dell’arena pubblica.

La spettacolarizzazione ,in particolare dei sentimenti, ha fatto il resto. Bertinotti è intervenuto chiedendo “ora si taccia” fino alla decisione del CSM attesa per dicembre. Se ne sarebbe dovuto ricordare qualche tempo addietro, quando anche l’ANM, prima di prendere apertamente le parti di De Magistris, aveva ammonito il magistrato a causa della sovraesposizione mediatica cui si era sottoposto.

I giornalisti, dal canto loro, vendono notizie: Di Pietro ha fatto a bene a ricordare come nelle Procure e nei Tribunali si faccia a gara per passare sottobanco gli atti di inchiesta alla stampa, citando avvocati, magistrati, procuratori, pubblici ministeri. Nel 1987 Oliver Stone ha diretto la famosa pellicola “Wall street”: è la storia della corsa al potere attraverso lo sfruttamento dei flussi di informazione attraverso le alterne vicende di un broker newyorkese. L’informazione è tutto: rappresenta quel valore aggiunto in grado di costruire o distruggere. La legge ha il compito di regolamentarne l’uso, specie in ambiti particolarmente delicati come quello delle indagini penali. Ricordando, in ogni caso, che in un processo democratico sano l’informazione non solo non può essere imbavagliata, ma rappresenta l’ago della bilancia di un dibattito politico corretto e trasparente. Il resto ricade nella sfera dell’opportunità e della deontologia professionale delle parti coinvolte.

Fonte
www.corriere.it

Pubbicato su www.7magazine.it

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