ultimora
Public Policy
  • Home » 
  • Archivio » 
  • Le corbellerie del centro-sinistra

La legge Gentiloni è caduta nel dimenticatoio

Le corbellerie del centro-sinistra

Chi si assumerà mai la responsabilità di aver malgovernato l’etere televisivo? Ai posteri…

di Davide Giacalone - 02 ottobre 2007

La proposta del ministro Gentiloni, per la riforma televisiva, non esiste più. Le cose sono andate come previsto e qui descritto con largo anticipo: il meccanismo delle date era irreale e, al di là di ogni altra considerazione, quella non sarebbe mai divenuta legge. La lapide sarà posta dalla finanziaria, che commette l’ennesimo errore fissando al 2012 il definitivo passaggio al digitale. Amen. La legge Gasparri, voluta dal centro destra, contiene l’irrealistica affermazione, copiata da una legge del centro sinistra, che al digitale si sarebbe giunti nel 2006. Ridicolo ed impossibile. Difatti è passato e non è successo nulla, ma proprio nulla. La proposta di Gentiloni prevedeva il trasloco di una rete Rai ed una Mediaset entro il 2008, ed il passaggio definitivo, di tutti, nel 2012. Fantasticherie. Il 2008 è domani mattina e della legge non si vede neanche l’ombra.

Allora i prodi governanti decidono d’inserire un codicillo in finanziaria e di far marameo al Parlamento fissando in quella sede la data del 2012. Che, però, senza una legge alle spalle non significa niente e non sarà rispettata. In condizioni normali il Presidente della Repubblica dovrebbe far notare l’incoerenza tematica e l’inappropriatezza strumentale di quell’articolo. Ma lasciamo perdere. La stessa finanziaria aumenta della metà il finanziamento dello switch off che non ci sarà. Altri 60 milioni buttati. In epoca berlusconiana dicevano che quei contributi erano un inammissibile favoritismo. A me sembrò sempre uno spreco. Ma ora, perché continuano? E’ insensato incaponirsi a scaricare sull’idealizzazione del digitale (che è solo una tecnologia) l’incapacità e la responsabilità politica di avere malgovernato l’etere televisivo. E’ stupido intestardirsi a fissare date che sono morte ancor prima di nascere. E Paolo Gentiloni, il cui noviziato è finito da tempo, farebbe bene a raccontare la verità dei fatti, senza reclamare capricciosamente la discussione di un testo che, tanto, sa benissimo non essere approvabile. Per dirne una: se si lasciassero intatti i meccanismi interni, il passaggio al digitale dovrebbe essere previsto nel 2015. Il centro sinistra di oggi fa corbellerie che renderanno domani necessario un decreto legge. Poi lo giudicherà scandaloso. Viviamo nel passato, e nell’inutilità.

Pubblicato su Libero di martedì 2 ottobre

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario