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Trenitalia e le ferrovie in difficoltà

L'avvincente gara dei treni

L'indebitamento è aumentato, gli investimenti diminuiti e i prezzi vanno su

di Davide Giacalone - 17 dicembre 2007

Fra un anno dovremmo impiegare, in treno, un’ora fra Bologna e Milano, risparmiando ben 44 minuti in una tratta dove non ci sono fermate né impervi tratti di montagna. Intanto andiamo in venti ore fra Lecce e Roma, perché un treno (di lusso, nel senso che è caro giacché Eurostar) si ferma e nessuno è in grado di farlo ripartire, con i passeggeri che rimangono al freddo, alla fame e senza più cessi utilizzabili. Dice l’amministratore delle Ferrovie dello Stato, Moretti, che quel tipo di treni è fuori mercato, nel senso che neanche dovrebbe starci più, sui binari. Il biglietto, però, si paga con denaro corrente.

Guardiamo un paio di cifre relative a Trenitalia: dal 2005 al 2006 è aumentato sia il traffico merci che quello viaggiatori. Quindi le cose dovrebbero andare meglio, visto che le tariffe non sono certo disunite. Invece è aumentato anche l’indebitamento e sono diminuiti gli investimenti tecnici. Con quest’andazzo le cose non potranno che peggiorare, e magari capiterà ancora di sentirsi dire: ma che volete, quelle carrozze dovrebbero essere ritirate. E chi le ritira? Oggi, da Roma a Milano, s’impiega più tempo che venti anni fa, ma un sorridente presidente del consiglio annuncia che il 2009 sarà l’anno della svolta e viaggeremo ad alta velocità. Mettendo assieme le notizie se ne ricava che i lavori per la Tav (forse) saranno sbloccati, in modo da non perdere i soldi stanziati dall’Europa, ma quando saranno investiti e su quei binari si comincerà a viaggiare, aumenterà la distanza fra le due italie: quella che calcherà i binari utili a prendere i 671 milioni arriverà prima, mentre tutto il resto non resterà immutato, ma arriverà sempre più lentamente. E’ vero che l’alta velocità libera binari, quindi è utile anche per gli altri treni, ma è anche vero che non si vedono investimenti, neanche programmati, fuori da quelli buoni per la vetrina. Magari non capiterà tutti i giorni che interi convogli si fermino nel vuoto, ma saremo sicuri che i treni a più corta percorrenza, quelli dei pendolari, procederanno in modo riflessivo, trasportando un’umanità sonnacchiosa e stanca che prenderà la durata del viaggio come una inevitabile calamità naturale. Con scarso senso dell’ironia nei palazzi delle ferrovie si sogna di riuscire a battere l’aereo, nel senso che nel resto d’Europa per tratte di lunghezza paragonabile a quelle che si diramano dal centro d’Italia già oggi conviene la rotaia. Ma, vista la condizione in cui versa Alitalia, forse si pensa anche ad un diverso tipo di gara: chi arriva primo al fallimento? Oppure: chi riesce a ciucciare più soldi del contribuente per poi rendere un servizio mediocre ai viaggiatori? Avvincente.

www.davidegiacalone.it

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