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Appuntamento storico o sogno irrealizzabile?

L'auspicio di una sinistra normale

Se ne prenda atto leggendo “L’anno in cui doveva cambiare l’Italia” di Claudio Velardi

di Davide Giacalone - 30 ottobre 2006

Se la nostra non fosse una politica anomala, avremmo una sinistra normale, ovvero una sinistra che non è comunista, che (possibilmente) non lo è stata e che, anzi, è anticomunista perché nemica delle dittature. Se non vivessimo in una specie d’incubo negazionista, non ci complimenteremmo nel 2006 con chi è giunto ad un giudizio non corrotto sui fatti del 1956. Se non si fosse allevata la storiografia ideologizzata si discuterebbe su come sono scritti i libri di Pansa, ma certo non desterebbero scandalo. Però la sinistra non ha fatto e non vuole fare i conti né con il passato né con il presente, conservando di se stessa tutti i lati negativi e consegnandoci un Paese anormale. Invito a leggere il libro di Claudio Velardi (L’anno che doveva cambiare l’Italia) per prenderne ancora una volta atto.
Qui mi interessano solo poche di quelle pagine. Scrive Velardi che la sinistra dovrebbe gettare a mare i falsi miti del passato, dal comunismo dell’Est allo zio Ho, da Togliatti a Castro. Dice che dovrebbe considerare buono il capitalismo e non questo o quel capitalista. Che dovrebbe ammirare il ruolo degli Stati Uniti, riservandosi di criticarne le politiche, se del caso. Che dovrebbe credere nel diritto, facendo tornare all’asilo i girotondini. Che dovrebbe riconoscere con chiarezza che Unipol non aveva la dimensione per prendere Bnl e che appoggiarsi a Fazio fu un errore. Dice tante altre cose interessanti che qui non posso riassumere, ma se quel tipo di sinistra prende corpo avvertitemi, che corro a dare il mio contributo. Già, perché c’è la grande scuola della sinistra democratica ed anticomunista che a quell’appuntamento giungerebbe felice. Ma non accadrà, purtroppo, neanche con il presunto partito democratico.
Non accadrà, e Velardi lo sa, perché il baco non sta solo nel lontano passato bensì in tempi recentissimi, le colpe non sono solo quelle di Togliatti, ma anche quelle dei contemporanei. Quel mondo politico, fino al 1991 finanziato con soldi sovietici sporchi di sangue, assisté talora inerte e talora partecipe al massacro di una classe politica democratica, rea di essersi finanziata ed avere resistito alla forza comunista. Altro che 1945 e 1956, la vergogna è lì, forte e fresca di un decennio. Tanto imbarazzante, che neanche Velardi riesce a maneggiarla.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato su Libero del 30 ottobre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario