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Il generale Mori assolto con formula piena

L'assoluzione non basta

Basta infangare la memoria dei migliori e corrompere quella collettiva. E’ ora di tornare al rigore e alla serietà.

di Davide Giacalone - 18 luglio 2013

La nostra vita pubblica è punteggiata da indagini e processi. Più indagini e arresti che non sentenze. Purtroppo. La politica si ripiega sulle proprie faccende penali, come fossero le più importanti. Non è così: i Carabinieri che hanno svolto una funzione nell’indagare e colpire la mafia hanno subito così tanti e così diversi processi da imporci di leggerne l’insieme come un vero e proprio tentativo di demolizione dell’Arma. Ieri l’assoluzione del generale Mario Mori e del colonnello Mauro Obinu, accusati di avere favorito la mafia, non catturando Bernardo Provenzano, potrebbe far tirare un sospiro di sollievo. Ma sarebbe un errore.

Va preso il fiato, ma per cominciare a far piena luce su quella stagione palermitana, sull’indagine mafia-appalti, che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vollero è che fu insabbiata e distrutta a poche ore dalla morte del secondo. Si deve dipanare la matassa aggrovigliatasi nella procura di Palermo (di allora) e poi gelosamente preservata da indagini serie. Va studiata la trama che ha portato i Carabinieri, da Mori a Carmelo Canale, a essere accusati di mafia, per essere sempre tutti assolti.

Oggi sarebbe naturale complimentarsi con Mori e Obinu per la loro condotta, anche processuale. Ma non basta. Sulle loro teste, con la pretesa di farle cadere, è passata una stagione che deve essere dissolta. Alla luce. Perché di danni se ne sono già fatti molti. Si è infangata la memoria dei migliori e corrotta quella collettiva, si è depistata l’opinione pubblica e avvelenata l’antimafia.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario