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Aspettiamo a parlare di larghe intese

Larghi equivoci

Chiedere di più a chi ha dato di meno? Giusto, ma...

di Davide Giacalone - 21 novembre 2011

S’affannano, ambo le parti, a confermare che il governo Monti non è di larghe intese. Posto che incassa una maggioranza parlamentare larghissima, e posto che la formula montiana, “governo d’impegno nazionale”, non significa nulla, ci si domanda: allora, cos’è? Quesito per niente ozioso e del tutto estraneo alla questione relativa alla legittimità democratica del nuovo esecutivo, questa sì priva di significato: figuratevi se può essere illegittimo un governo votato da quasi tutti! In assenza d’intese, però, questo diventa il governo dei larghi equivoci.

Partiamo dal concreto, così ci si capisce meglio. Ha detto Mario Monti, riferendosi alle tasse: “chiederò di più a chi ha dato di meno”. Giustissimo, bravo. Ma che vuol dire? Se intende dire che chiederà di più agli evasori fiscali chieda pure, come decine di governi che lo hanno preceduto, tanto quelli manco ascoltano. Se si riferisce agli italiani che guadagnano di più, e lo dicono al fisco, quelli hanno già stradato di più. Se si riferisce ai patrimoni immobiliari è vero che vengono tassati, in Italia, meno della media europea, ma si tratta di patrimoni diffusi, in mano alle famiglie, che hanno dato e danno molto, a causa di una pressione fiscale superiore alla media europea. Quindi, posto che la sua affermazione è condivisibile va anche detto che è piuttosto generica, sicché tocca aspettare e capire. Però, inutile girarci in tondo, quello è l’annuncio di maggiori tasse. Ciò farà venire il mal di pancia al centro destra, che pure si piegherà al consenso, ma chiedendo in cambio (suppongo) che siano contemporanee le misure relative ad altre fasce elettorali. Della serie: passi per le tasse sulla casa, ma ci sia anche la riforma della legislazione del lavoro. E questo farà venire il mal di pancia al centro sinistra. Siccome i disturbi digestivi colpiranno entrambe i serbatoi di voti parlamentari che reggono il governo, si tratta di capire dove va a parare l’operazione. Esaltarne l’equidistanza è come l’esaltazione del bipolarismo: puro gargarismo. C’è la versione virtuosa: finalmente, grazie alla tregua, i riformisti di destra e di sinistra si liberano dalle minoranze di blocco e collaborano a sbloccare l’Italia. Bellissimo. Ma c’è anche la versione viziosa: nel mentre le maggiori forze si trovano a essere commissariate, quindi coattivamente portate a votare provvedimenti che non condividono, le minoranze, presenti in entrambe i poli, si svincolano e aprono il fuoco. Poco male, tanti dicono, perché il governo avrà comunque la maggioranza e potrà procedere. Ed è qui che si sbagliano, perché prima o dopo si va a votare, e saranno dolori. Se si lascia che le cose vadano in questo modo, per inerzia, quando torneremo alle urne, sia pure nel lontano 2013, la maggioranza degli elettori, che è moderata, non troverà prodotti da compare, non si riconoscerà in simboli e partiti il cui più grosso merito sarà stato l’essersi suicidati, al contrario, invece, le minoranze estremistiche, gli insoddisfatti e gli incavolati troveranno gli scaffali pieni e ne riempiranno il carrello elettorale, con il risultato che il prossimo Parlamento sarà un’accolita di minoranze che fanno una maggioranza, ma di pazzi.

Ripeto: il dibattito sulla legittimità del governo è sbagliato, ma ciò non toglie che siamo ancora in democrazia e non ci sono soluzioni buone che vadano contro il volere della maggioranza. Per ora della maggioranza dei parlamentari, domani della maggioranza degli elettori. Questo è il punto decisivo. Cosa hanno in mente, le forze politiche? Forse qualcuno pensa che la faccenda sarà risolta dal fatto che si candiderà direttamente il governo Monti, ma non solo è fantapolitica (a proposito: professor Monti, mi creda, in democrazia non è un vanto non essersi mai candidati), è anche impossibile. Non vorrei sfuggisse il fatto che quello di Monti è un governo Montini, per quel che riguarda il mondo cattolico. Leggermente privo di alcune componenti, come Comunione e Liberazione. E, con tutto il rispetto, l’Italia non è il terreno del regolamento dei conti cattolici. E allora? Allora il tempo di questo governo sarà utile se i due grossi partiti lo utilizzeranno per riscrivere le regole della contabilità elettorale. Servirebbe riscrivere quelle costituzionali, ma è fuori dalla loro portata. Almeno la legge elettorale, concepita per penalizzare le ali. L’ho detto in modo brusco? Me ne duole, ma va detto. Se lo si spreca sono i due grossi partiti a estinguersi, perché perdono ragione d’esistere. E non basta dire che non vestiremo il lutto, perché le democrazie prive di politica seria, con partiti grandi e capaci di guidare e catalizzare il consenso, fanno delle fini orribili.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario