ultimora
Public Policy

De Gennaro commissario

L'agonia istituzionale

In quattro mesi un commissario dovrebbe risolvere un problema di anni?

di Davide Giacalone - 10 gennaio 2008

La nomina di De Gennaro è il suggello della fine, l’inabissamento di un sistema politico inetto. Lo applaudono tutti, a destra e sinistra, perché incaricato di salvarli tutti. La spazzatura è solo un dettaglio, un fastidio passeggero. Da qualche parte la si metterà. Ma le fauci dell’inferno, la condanna della storia, si aprono per accogliere una seconda Repubblica nata storpia, da genitori infami, acclamata dall’ipocrisia e da un mondo intellettuale che si conferma vile ed ottuso.

In quattro mesi, dotato di super poteri, un commissario dovrebbe risolvere un problema che la politica e gli altri commissari palleggiano da quindici anni. I predecessori, quindi, prima che in galera si dovrebbe mandarli al manicomio. In quattro mesi troverà il buco dove far sparire il pattume, come altri hanno già fatto prima di lui. Forse prenderà epocali decisioni su cosa fare e dove, in quanto ad impianti, come atri fecero prima di lui. E poi? Poi la questione è questa: lo Stato ha perso sovranità territoriale, legalità ed ordine pubblico non esistono, la politica quando non è inutile è collusa. Quindi tutte le decisioni dei meravigliosi quattro mesi lasceranno il tempo e la puzza che trovano. Meno male che c’è la camorra, così si può dare la colpa a qualcuno. Il fatto è che le cose stanno all’opposto: non è la spazzatura che si accumula perché è la camorra che lo vuole, è la camorra che accresce il suo potere perché la politica fa schifo. Ed è a pezzi lo Stato, visto che per la procura (e per i giornali) è più interessante sapere a chi l’ha data un’attricetta. La politica avrebbe il dovere di creare il consenso attorno alle soluzioni possibili. Il politicume prima fa gli affari poi manda il supercommissario a far finta che ci sia l’autorità. La democrazia delega il potere mediante le elezioni. Nella parodia che viviamo i meno autorevoli sono gli eletti, sempre sostituiti da surrogati tecnocratici che, senza lo Stato alle spalle, sono foglie di fico. La spazzatura è una bazzecola, mentre questi sono sussulti agonici di un sistema finito. Torneremo a discutere del sistema elettorale, certo. Lo faccio anch’io. Discuteremo la politica come se fosse una cosa vera, con protagonisti autentici. Così andando le cose, però, sapremo come eleggere chi, ma non sapremo più a cosa e perché.

www.davidegiacalone.it

Pubblicato da Libero di giovedì 10 gennaio

Social feed




documenti

Test

chi siamo

Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario