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Public Policy

Lo scandalo Hollande

La vita privata diventa globale

Tutte le verità non conosciute sulla vicenda dell'amante del presidente francese

di Davide Giacalone - 15 gennaio 2014

Ci si può concentrare sull’aspetto pecoreccio, o, se si preferisce, sentimentale. Nel qual caso il copione è già scritto: i maschietti sosterranno che il presidente è insignificante, quindi la figliola va con lui (e non con loro) sol perché soggiorna all’Eliseo; le femminucce parleranno male dell’arrampicatrice, deprecando anche un potente che si dimostra con lei (e non con loro) così debole. Copione noioso, che, oltre tutto, qui in Italia è stato esplorato maniacalmente. Copione anche surreale, se riferito all’unico Paese che vide un proprio presidente morire nell’adempimento del godere. Ma c’è un altro modo di leggere la faccenda, che non cancella l’orizzontale, ma presenta qualche maggiore interesse verticale.

Questo genere di scandali non fanno molta presa sull’opinione pubblica latina. Né hanno senso in un Paese in cui il precedente presidente entrò con una moglie e uscì con un’altra, mentre l’attuale mollò la non moglie, madre dei suoi figli e candidata al suo stesso posto, per entrare a palazzo assieme alla non consorte. (E neanche mi convince la tesi secondo cui se il potere fosse in mani femminili la questione si risolverebbe, perché mancherebbe il gallismo testosteronico, ma non per questo la perigliosa debolezza del voler piacere, e ove vi siano rimasti dei dubbi chiedetelo a chi si sedette accanto al premier danese, che è una signora). Ciò che questi casi insegnano, però, naturalmente compresi quelli di casa nostra, è che l’opinione di riferimento non è più solo nazionale. La politica deve prendere atto. E chi si propone per il comando deve tener presente che non solo non basta vincere, ma la concorrenza cui si è sottoposti e gli attacchi cui si è esposti vanno oltre i confini nazionali. Se non ci si comporta in modo da poterli fronteggiare si procederà coniugando il verbo: fallire. Perdere terreno sul più vasto scenario significa indebolire il proprio Paese. Se avviene perché forze avverse operano, si tratta di contrastarle, ma se accade per debolezze del protagonista, o quelle le agevolano, lo si cambia. Senza mai nulla cedere della forza e dignità delle istituzioni e della democrazia.

Da quel che apprendiamo, anche a non volerlo apprendere, il presidente s’imbambolò tempo addietro. I suoi connazionali non se ne scandalizzarono punto, anzi ne scherzavano in video. Ma quando la cosa esplode si apprendono particolari, moto e cornetti compresi, che rivelano dati accumulati da tempo. Inoltre, con mio stupore e soddisfazione, uno dei fotografi dice quel che scrissi quando il nostro capo del governo fu ritratto con una tariffata sulle ginocchia: come l’ho fotografato avrei potuto sparargli. E questo è il primo punto: non può succedere. La Francia è anche una potenza nucleare, al contrario dell’Italia. Il messaggio è chiarissimo: la sicurezza non è garantita, succedono cose che per succedere necessitano o la complicità o la nullità dei sistemi di controllo. In tutti e due i casi è un problema enorme. Hollande lo ha negato, e questo è un segno di debolezza. Quasi sia già ostaggio.

Ma non basta. Posto che la storia non era un mistero (sicché anche i coccoloni sembrano dovuti più al timore di perdere l’alloggio che il coabitante), com’è che viene fuori adesso? Nessuno può rispondere. Cambiamo la domanda: cosa stava succedendo? Ecco: stava succedendo che il presidente francese s’era convinto che tassare per inseguire l’osservanza dell’austerity tedescofila avrebbe portato la Francia alla rovina. L’apertura agli industriali poteva essere l’utile premessa per aprire anche a un dialogo più stretto con il Club Med, vale a dire i paesi europei, fra cui il nostro, cui è stata data la colpa della crisi e cui è stato presentato il conto della medesima. All’Eliseo sanno bene che le banche francesi sono fin qui salve perché i tedeschi hanno preso in altri paesi i soldi per salvare le loro, ma sentono anche che la cosa potrebbe non durare. Stava succedendo, quindi, che la Francia avrebbe potuto cambiare rotta, dopo che Holland l’aveva sostanzialmente lasciata sulla stessa ereditata da Sarkozy. E non serve qui ricordare quanto costò, a noi italiani, l’arrogante presunzione di colui il quale era il candidato della signora Merkel per l’Eliseo: il signor Bruni.

Quel che rimane di Hollande ieri ci ha provato, a riposizionarsi politicamente. Cosa che per noi sarebbe positiva e promettente, specie nel punto in cui parla di Europa integrata per lo sviluppo. Ma questa è una storia che vedremo, per ora premeva mettere in luce che non basta più avere le spalle (la “s”, proto, mi raccomando la “s”) coperte in casa. Dominique Strauss Khan potrebbe tenere seminari sul tema: nessuno dubitava della sua erotomania, ma il mondo gli cadde addosso quando decisero di farlo sloggiare dal Fondo monetario internazionale.

La globalizzazione ha posto sfide nuove alle imprese e ai lavoratori. Le pone anche alla politica. Non si possono snobbare, si devono affrontare. L’attenzione anglosassone alla vita privata può infastidire, o sembrare puerile, oltre che ipocrita. Ma ha un fondo di saggezza e prudenza. I geni crapuloni (nelle varie sfumature sessuali) esistono, ma a parte il fatto che non mi pare siano stati eletti, possono comunque essere arruolati come consiglieri.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario