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I come e i perché della TAV

La Val di Susa in un mondo alla rovescia

Non spetta alle istituzioni scegliere sulle future costruzioni ma alle popolazioni interessate

di Livio Ghersi - 02 marzo 2012

Il mio cervello limitato non riesce a concepire la vicenda della Val di Susa altrimenti che come manifestazione di un mondo alla rovescia. Si tratta di costruire una seconda linea ferroviaria (seconda, perché ce n"è già una), per treni veloci ad alta capacità di trasporto di persone e di merci, quando la rete ferroviaria esistente da anni risulta sotto-utilizzata, sia quanto a passeggeri, sia quanto a merci trasportate. Non si parla d"altro che di tagli alla spesa pubblica; eppure l"Accordo sottoscritto nel mese di dicembre 2011 a Roma tra il Governo Monti ed il Governo francese prevede una spesa per l"Italia di poco meno di tre miliardi di euro, in dieci anni (2013-2023). Non mi sembrano bruscolini. E si tratta della realizzazione della prima parte del progetto complessivo.

Senza considerare che da noi i costi preventivati tendono sempre ad essere sottostimati. Con precedenti che non lasciano ben presagire, perché l"alta velocità in versione italiana è già entrata a pieno titolo nelle cronache giudiziarie. Il mondo alla rovescia è quello in cui le automobili della polizia non possono circolare perché manca la benzina, mentre nel contempo il Capo della polizia percepisce una retribuzione annua di oltre seicentoventimila euro (al lordo, si intende). Il mondo alla rovescia è quello in cui i decisori politici chiedono continuamente sacrifici ai cittadini e poi non sanno decidere quando si tratti di tagliare gli emolumenti dei grandi manager pubblici (quelli al di sopra dei trecentomila euro l"anno). In questo caso, si discute fino allo sfinimento della costituzionalità di una disposizione che fissi un limite massimo per gli stipendi, si sviluppano sofisticate disquisizioni giuridiche per valutare il rischio che dei giudici amministrativi possano accogliere eventuali ricorsi da parte degli interessati, eccetera, eccetera. Nel mondo alla rovescia servono non le banali opere pubbliche, ma le "grandi opere": più l"opera è considerata "grande", meno si sta a lesinare il soldo.

Si ragiona, appunto, in grande: non in termini di milioni di euro, ma di miliardi di euro. Non importa cosa realizzare: qualunque opera, ovunque ubicata, viene tanto più apprezzata e sostenuta, quanto più denaro pubblico movimenta. Si trovano sempre dei buoni pubblicitari che sappiano curare l"immagine; capaci di convincere chicchessia che si tratta di un"opera strategica, fondamentale per la modernità ed il progresso, che darà efficienza al sistema-Paese. Pazienza, se, in nome del progresso, bisogna distruggere un piccolo, irripetibile, pezzo di Creato. La bellezza, l"armonia, date gratis dal buon Dio, sono antieconomiche. Non servono luoghi dove l"anima respira e lo spirito si eleva; gli uomini pratici conoscono soltanto il loro business ed il denaro che possono mettersi in tasca. Il fatto è che, procedendo di distruzione in distruzione, questo nostro mondo sarà sempre più brutto, spiritualmente arido, incattivito, inospitale. La logica dello sviluppo economico illimitato è la medesima logica delle cavallette: mangiare tutto quello che si può, lasciandosi il deserto alle spalle. Non ci sono spazi infiniti, o risorse illimitate da sfruttare. Il nostro pianeta, la Terra, appare sempre più piccolo, mano a mano che la rete di collegamenti si fa sempre più fitta ed aumenta la popolazione.

La parola magica, da opporre, sarebbe "rispetto". Rispetto della dignità delle persone umane, rispetto del Creato, rispetto degli equilibri naturali: questa è l"unica via per garantire la qualità della vita. Per capire quale sarà l"impatto ambientale della linea TAV in Val di Susa basta procurarsi una carta geografica. Il progetto base, definito dal Governo Monti, prevede 57 chilometri di tunnel da Saint Jean de Maurienne a Susa. Ma il problema non è soltanto quello della lunghezza; bisognerà scavare in profondità. Gli scavi determineranno un"enorme quantità di detriti e di materiale di risulta che poi dovrebbe essere trasportato altrove. Da camion che andrebbero avanti e indietro nella Val di Susa. Per decenni. Il progetto base prevede, altresì, un altro tunnel di 1,5 chilometri di connessione con la linea esistente, da Susa a Bussoleno. Serve ancora un ponte sul fiume Dora. In futuro, qualora si volesse completare il progetto originario, occorrerebbe costruire nella parte italiana, un ulteriore tunnel di 19 chilometri sotto il monte Orsiera. Tra parentesi, si trova proprio qui il Parco naturale Orsiera-Rocciavré, qualificato di interesse comunitario.

L"architetto Mario Virano, presidente dell"Osservatorio tecnico ed oggi Commissario di governo per la ferrovia Torino - Lione ha ricordato che, nel corso del tempo, sono già state definite modifiche progettuali per venire incontro alle richieste della popolazione. Non dice, però, che questo stesso travaglio nell"elaborazione, con un percorso ora previsto a destra, ora previsto a sinistra, del fiume Dora, rende ancora più evidente che quanti, al"inizio, assunsero la decisione della TAV in Val di Susa partirono molto alla garibaldina, come il classico elefante in un negozio di cristalleria. In altre parole, la volontà di fare prevalse, a prescindere da ogni considerazione di fattibilità nel concreto. Non c"è, dunque, da stupirsi se la maggioranza dei Sindaci e degli abitanti della Val di Susa si oppongano ad un"opera che stravolgerà il loro habitat, con tanti evidenti disagi ed inconvenienti e nessun vantaggio. Si obietta che il Comune di Torino ha ripetutamente preso posizione a favore dell"opera. Tanto il Sindaco Chiamparino ieri, quanto il Sindaco Fassino oggi, sono infatti in prima fila nel sostenere le ragioni della nuova linea ferroviaria. L"argomento di per sé significa poco. Tanto per fare un esempio, il Comune di Palermo non potrebbe decidere un"opera da realizzare nelle Madonie, sostituendosi ai Comuni di Polizzi Generosa, o Petralia Sottana (citati a caso, entrambi della Provincia di Palermo).

Si obietta che tutto è stato già deciso, da tempo. In realtà il trattato con la Francia, ratificato con legge n. 228 del 2002, non doveva essere di per sé sufficiente, se il Governo Monti, nel dicembre 2011, ha ritenuto di sottoscrivere un altro Accordo con la Francia. La verità è che tutto è ancora da fare. Quindi, tutto si potrebbe fermare, se si volesse. Gli organi di informazione che contano sono oggi massicciamente schierati a favore della realizzazione dell"opera. Ripetono che quello dei NO-TAV è soltanto un problema di ordine pubblico. I più "liberali" riconoscono alla popolazione della Val di Susa il diritto di lamentarsi un po". A condizione che siano civili, pacifici, e che isolino gli "anarco-insurrezionalisti". S"intende che il diritto di lamentazione non dovrebbe in alcun caso interferire con l"esecuzione dell"opera. I cui lavori devono andare avanti, comunque, costi quello che costi. L"1 marzo 2012 l"ottimo deputato dell"UDC Gian Luca Galletti, nel corso della trasmissione televisiva "La 7 - Omnibus" spendeva quest"argomentazione per lui risolutiva: tanto governi espressione di un indirizzo di centro-sinistra, quanto governi espressione di un indirizzo di centro-destra, si sono dichiarati a favore dell"opera.

Tale constatazione non soltanto non mi convince, ma mi preoccupa. Rafforza una convinzione già preesistente: l"attuale ceto politico si riconosce in una concezione poco selettiva ed acritica della politica economia, per cui va bene qualunque cosa faccia crescere il PIL; nel contempo, non sa ben distinguere la politica dagli affari. Le mie conclusioni restano quelle che ho espresso in un articolo del 5 luglio 2011, titolato "La democrazia in Val di Susa": «Il rimedio sarebbe la democrazia presa sul serio: non spetta al Governo, non spetta al Parlamento, non spetta al Consiglio regionale, il potere di decidere un"opera la cui realizzazione modificherà in modo irreversibile e per sempre le caratteristiche di un determinato territorio. La procedura democratica presuppone che la decisione di ultima istanza spetti alle popolazioni interessate, convocate con un apposito referendum. Solo la democrazia consente di superare la violenza, da qualunque parte si manifesti. Oltre tutto, se venisse affermato questo principio, diverrebbe molto più forte il punto di vista di chi vuole che ci siano limiti allo sviluppo: d"ora in avanti si realizzerebbero soltanto le opere che vengono giudicate veramente utili, dopo un dibattito pubblico al cospetto dei diretti interessati, i quali poi votano e decidono. Un colpo mortale per i faccendieri».

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