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Occorre rivoluzionare l’amministrazione

La trasparenza ostacola la corruzione

In Italia regnano opacità e inefficienza, e tocca sempre ricorrere a qualche “amico”

di Davide Giacalone - 21 dicembre 2006

Eliminare la corruzione non è possibile, ma si può combatterla correggendo le procedure ed illuminando le ombre dove si annida. Avversare la corruzione significa favorire l’efficienza e la trasparenza. Il resto sono chiacchiere, o campagne moralizzatrici che spesso, quasi sempre, nascondo la più totale assenza di etica e preparano nuove stagioni di maggiore corruzione. Non a caso l’Italia resta uno dei Paesi meno efficienti, meno trasparenti e più corrotti del mondo. Fino a quando il cittadino, l’imprenditore, il malato continueranno a domandarsi “chi conosco?”, anziché “a cosa ho diritto?”, il tasso di corruzione resterà patologico.
Due soli esempi. Il cittadino multato sovente non sa perché, non sa come difendersi, come fare ricorso, viene sbattuto in interminabili code davanti a sportelli ciechi e sordi, alla fine gli conviene calare la testa, accettare il sopruso, pagare, piuttosto che perdere settimane in quel modo. L’imprenditore che vuol partecipare ad un appalto pubblico non si sente sicuro perché il bando di gara è scritto in geroglifici, gli adempimenti sono astrusi, le condizioni tali da consegnare all’appaltante gli strumenti per strangolarlo. Tutti e due ricorreranno a qualche “amico”, quale antidoto all’assenza di chiarezza e di diritto. Prendersela con la mazzetta non serve a molto, laddove sarebbe utile avere un elenco pubblico, accessibile via internet, di multe, ragioni, precedenze, ricorsi, documenti, procedure, composizione delle commissioni, risultati della gara, e così via. Costerebbe poco, garantirebbe molto e sarebbe un serio ostacolo alla corruzione.
All’opposto, scrivere leggi finanziarie con articoli unici e migliaia di commi, inserirci di soppiatto la furbata per graziare chi ha danneggiato le casse pubbliche, dimostrare pubblicamente che quei testi non li legge e non li capisce neanche il ministro che li firma, questo è il trionfo dell’opacità, quindi della corruzione. In quanto all’Alto Commissario contro la corruzione, non se abbia a male, ma alla denominazione retoricoampollosa, in perfetto stile Onu, cui deve l’origine, non corrisponde nulla di cui ci si sia accorti. La corruzione deve essere arginata con la rivoluzione nell’amministrazione e il contenimento dello Stato, che è il contrario di creare uffici per metterci gli amici.

Pubblicato su Libero del 21 dicembre 2006

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario