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Meno buffonate e più dialogo

La Tav e le responsabilità della politica

Il progetto deve passare. Ma bisogna far capire alla Val di Susa perché non ci sono rischi

di Davide Giacalone - 09 dicembre 2005

Le proteste, in Val di Susa, continuano, il clima peggiora e sembra non trovarsi la chiave per uscire da quest¹inutile dramma. Cerco di offrire un contributo, mettendo a fuoco cinque punti, cinque inneschi dell"insensato incendio.

1. Il Treno ad Alta Velocità deve passare, quella linea deve essere realizzata. E" un progetto europeo, è nell¹interesse dell¹Italia ed è nell¹interesse della valle. Lo sanno bene tutti, dal governo nazionale a quello regionale, fino al sindaco di Torino. Ciò è evidente alle persone assennate, quale che sia lo schieramento politico nel quale militano. Di tanta unità d"intenti si deve far ricchezza. Fin qui non se ne è stati capaci, prima di tutto perché non si è stati capaci di spiegare il progetto e l"opera ai cittadini.

2. La politica non è mica l"arte di prender voti, è, prima di tutto, la capacità di creare consenso, e per farlo si possono usare le suggestioni, o,più opportunamente, i ragionamenti. I valligiani, o parte di loro, temono che le opere di sbancamento e perforazione possano creare danni all¹ambiente ed alle falde acquifere, facendo emergere minerali pericolosi per la salute. A questo dubbio non si risponde che è infondato, né si risponde che è stato superato dalla delibera xy dell"autorità di vattelapesca. Queste sono risposte sciocche, e, se ripetute, arroganti. Si risponde prendendo la macchina, recandosi in loco, e spiegando il perché ed il percome quel rischio è sotto controllo. Sarebbe stato bene farlo prima che la gazzarra scoppiasse, sarà bene farlo senza perdere altro tempo..

3. E sarebbe bene farlo sempre, senza dare l"impressione che esistano figli e figliastri. L"Italia manca di una dorsale tirrenica autostradale. Questo governo iniziò la sua attività dicendo che si sarebbe completata la tratta da Civitavecchia a Rosignano. E" un¹opera di sicuro interesse nazionale. Il ministro Lunardi, anche in quel caso, comunicò ai giornali che l"opera si sarebbe fatta e che il tracciato migliore era quello da lui individuato. Ecco, non si è mossa una foglia. Si sono susseguite manifestazioni contro quei lavori, sono nati i comitati per il no, animati da un misto di avversione politica e regressione bucolica con annessa mondanità capalbica, e questo è stato sufficiente a bloccare tutto. Forse Lunardi non se ne rende conto, ma quegli errori tornano con gli interessi, in Val di Susa..

4. Chi protesta, in Val di Susa, ha occupato suolo e cantieri pubblici. Per ottenere il rispetto della legge la polizia ha fatto sgomberare, ed ha fatto bene. Ha ragione in ministro Pisanu a dire che i facinorosi ed i violenti vanno isolati, ma non guasterebbe un richiamo al senso di responsabilità diretto anche a chi queste cose le documenta e racconta. Sulle prime pagine di tutti i giornali ci siamo ritrovati la foto di una signora cui sanguina il naso. Sbattuta lì per avere l"effetto sangue, quasi che la polizia avesse usato chissà quale violenza. Balle. Per non dire dell"onorevole Agnoletto, che ci teneva a mostrare il suo stinco ferito da un graffio, talché potrebbe sembrare un¹insanabile frattura la botta che talora pigliamo sul comodino basso (accidenti agli arredatori). Buffonate, queste, chedovrebbero essere evitate. Non che la politica non possa essere presente, anche fra i manifestanti, né che io trovi strano veder dalla stessa parte gli Agnoletto ed i Borghezio, anzi, ma raccontare quelle vicende come se ci fosse stata una guerra nella valle è da irresponsabili..

5. Infine, il ministro Lunardi spiega che non c"è nulla d¹illecito nella presenza della Rocksoil, l"azienda della sua famiglia, fra quanti lavorano nelle gallerie. E" certamente così, non si discute. Ma come fa a sfuggirgli che, in politica, le iniziative e le mediazioni non le possono fare i portatori d"interesse? E, accetti un suggerimento, non dica più che dell"azienda lui si è liberato perché l"ha ceduta ai figli, giacché gli italiani hanno uno spiccato senso dell"umorismo, e sanno riconoscere le battute.

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Società Aperta è un movimento d’opinione, nato dall’iniziativa di un gruppo di cittadini, provenienti da esperienze professionali e politiche differenti, animati dalla comune preoccupazione per il progressivo declino dell’Italia, già dal lontano 2003, quando il declino dell’economia, almeno a noi, già era evidente come realtà acquisita. L’intento iniziale era evitare che il declino diventasse strutturale, trasformandosi in decadenza. Oltre a diverse soluzioni economiche, Società Aperta, fin dalla sua costituzione, è stata convinta che l’unico modo per fermare il declino sarebbe stato cominciare a ragionare, senza pregiudizi e logiche di appartenenza, sulle cause profonde della crisi economica italiana e sulle possibili vie d’uscita. Non soluzioni di destra o di sinistra, ma semplici soluzioni. Invece, il nostro Paese è rimasto politicamente paralizzato su un bipolarismo armato e pregiudizievole, che ha contribuito alla paralisi totale del sistema. Fin dal 2003 aspiravamo il superamento della fallimentare Seconda Repubblica, per approdare alla Terza, le cui regole vanno scritte aggiornando i contenuti della Carta Costituzionale e riformulando un patto sociale che reimmagini, modernizzandola, la costituzione materiale del Paese. Questo quotidiano online nasce come spin-off di Società Aperta, con lo scopo di raccogliere riflessioni, analisi e commenti propedeutici al salto di qualità necessario