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Imposte e servizi

La tassa sulla spazzatura è una tassa spazzatura

Quella dei rifiuti è un’emergenza nazionale. Siamo un Paese esportatore di spazzatura che arricchisce gli altri. Quel che serve è un piano nazionale, non un altro prelievo ingiustificato. E’ la realtà che deve cambiare, non il nome della tassa.

di Davide Giacalone - 21 dicembre 2012

La tassa sulla spazzatura è una tassa spazzatura. E’ la mascheratura dell’ennesima patrimoniale, un ladrocinio senza corrispettivo di servizi, un prelievo commisurato alle inefficienze comunali, un salasso per non risolvere i problemi e, come se non bastasse, un monumento all’idiozia legislativa e al sopruso incivile. Basti pensare che pagheremo ancora un’addizionale “ex Eca”, che sarebbe un di più che era dovuto agli enti comunali d’assistenza, istituiti nel 1938 e soppressi nel 1978. La Tares (fu Tarsu, fu Tia, fu TaRi), così ribattezzata dalla fantasia malata di chi cambia nome alle cose per lasciare le cose come stanno, è l’incarnazione del satanismo fiscale. Filiazione di uno Stato tanto più esigente quanto più inefficiente.

E’ una patrimoniale perché si paga in ragione dei metri quadrati e non dell’attitudine a produrre rifiuti. Una persona che vive da sola in 300 metri quadrati pagherà di più di quindici persone che vivono in un terzo dello spazio, laddove è evidente che i secondi produrranno assai più rifiuti (il pattume di ciascuno di loro varrà il 2,3% di quello del solitario). E’ giusto così, sento dire, perché è bene che paghino di più i ricchi. Ma è assurdo, perché già si paga una patrimoniale sulla casa (Imu) sicché questa è la seconda tassazione della stessa cosa. In più sono tenuti a pagare tutti quelli che possiedono, occupano o detengono, a qualsiasi titolo, qualsiasi tipo di locale, quindi ci sono cittadini che pagheranno due o tre volte per il medesimo servizio. E pagheranno cifre che non hanno nulla a che vedere con il servizio in questione.

Veniamo a quello, al servizio: peggio funziona e più si paga. Vorrà pur dire qualche cosa che la tassa più alta la pagano e la pagheranno i napoletani, periodicamente e ricorrentemente abbandonati ad annegare nella spazzatura! Più un comune è inefficiente, più gli costa gestire i rifiuti, più fa pagare ai cittadini. E andrebbe anche bene, se tutti i poteri e le responsabilità fossero del comune, perché, in quel modo, i cittadini saprebbero che c’è una cosa da fare, subito: sbarazzarsi del sindaco. Invece, posto che di molti sindaci sarebbe bene sbarazzarsi, i comuni hanno solo una parte dei poteri e delle responsabilità. Ad esempio: dare vita a un serio ciclo di smaltimento e sfruttamento dei rifiuti non è solo doveroso, ma anche economicamente conveniente, salvo il fatto che poi il termovalorizzatore non riesci ad aprirlo, complice una cittadinanza (mai dimenticarlo, perché ci sono anche colpe dei cittadini, mica solo quelle della politica) che è pronta a dire “no” a qualsiasi cosa, in questo modo avallando l’unica politica fin qui praticata: tassa e sperpera.

Poi ci sono le colpe specifiche dei comuni: non potrà mai funzionare una raccolta differenziata per la quale non vengono forniti gli strumenti e che, visibilmente, è una presa in giro. A Roma ho la casa da una parte della strada e l’ufficio dall’altra: a casa c’è la differenziata, ma non distribuiscono i sacchetti per metterci la roba, in ufficio non c’è, sicché tutto finisce assieme e marameo a chi s’affanna a dividere. Però pago due volte, per due servizi che non solo non sono uguali, ma che col piffero che hanno quel valore.

Quella dei rifiuti è un’emergenza nazionale, direttamente proporzionale al caos istituzionale delle autonomie locali. Siamo un Paese esportatore di spazzatura, arricchendo quelli che si prendono la nostra e sfruttano sia la nostra minchioneria che i nostri rifiuti. Roba da dare le craniate contro al muro. Quel che serve è un piano nazionale, con investimenti che non sono alla portata delle municipalità e che giustificherebbero un prelievo oggi ingiustificato. E’ la realtà che deve cambiare, non il nome della tassa.

Infine: con un emendamento alla legge di stabilità è stata spostata la prima rata da gennaio ad aprile. Questa sarebbe la ragione: dare respiro a contribuenti che hanno appena pagato l’Imu. Delle due l’una: o sono bugiardi o sono tutti evasori fiscali, posto che una cosa non esclude l’altra, perché ad aprile siamo alla vigilia della dichiarazione dei redditi e relativo versamento del saldo. Quindi questa è solo una miserrima trovata elettoralistica, posto che la Tares sarà più cara delle tasse che sostituisce e che, quindi, in un anno di ulteriore recessione, la pressione fiscale aumenterà. L’esatto contrario di quel che serve. Ecco perché questa è una tassa che, assieme all’intera politica fiscale, merita d’essere buttata nella spazzatura.

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