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Stabilito un altro rialzo dei tassi Usa

La stretta della Fed continuerà

Probabile che Greenspan voglia sgonfiare gradualmente la bolla immobiliare

di Andrea Marini - 01 luglio 2005

Certo non è stato un fulmine a cielo sereno. La decisione della Federal Reserve di innalzare di un quarto di punto (dal 3% al 3,25%) i tassi di interesse di riferimento negli Stati Uniti se l’aspettavano un po’ tutti. Meno prevedibile, invece, è quanto durerà questa stretta graduale che ha portato, con nove rialzi consecutivi nell’arco di un anno, i rendimenti dei Fed Fund al livello più alto dagli attacchi terroristici dell’11 settembre. Interpretare che cosa ha in mente la “sfinge” Alan Greenspan, presidente della Fed, è sempre difficile, ma con ogni probabilità la “stretta a piccoli passi” è destinata a continuare.

Il Pil statunitense è atteso in crescita per il resto dell’anno al 3,5%, e al 3,3% per la metà del prossimo anno. Per quanto riguarda la disoccupazione, poi, dovrebbero essere creati 180 mila posti di lavoro al mese per il prossimo anno, abbastanza per far scendere il tasso di disoccupazione al 5% per il maggio del 2006 (dal 5,1% di adesso). Tutto lascia presupporre, quindi, che un aumento graduale dei tassi non dovrebbe avere effetti depressivi sull’economia americana.

E’ probabile invece che in questo momento, più che dalla necessità di contenere il tasso di inflazione (l’indice dei prezzi al consumo dovrebbe salire al 2,8% fino a novembre, per scendere poi al 2,5% nei successivi dodici mesi, nonostante l’aumento del prezzo del petrolio) la politica della Fed sia guidata dalla volontà di accompagnare lo sgonfiamento della bolla speculativa del mercato immobiliare, per evitare che una sua esplosione possa avere effetti disastrosi.

Nei passati quattro anni, l’euforia del business della casa è stata infatti il fattore trainante dell’occupazione: un terzo dei 2,6 milioni di nuovi posti di lavoro creati in questo periodo è correlato con questo settore (costruzioni, forniture e finanza). Dall’inizio dell’anno a maggio, per capire le dimensioni del fenomeno, sono state costruite 1,65 milioni di case, il livello più alto dal record del 1959. Una brusca oscillazione in questa frenetica attività potrebbe provocare il crollo del mercato del lavoro, con conseguenze disastrose sull’economia statunitense. La cui crescita dipende per una grossa fetta dalla domanda interna.

E' credibile, quindi, che nel prossimo periodo Greenspan decida di svestire i panni della sfinge per far capire in modo chiaro, come ha fatto peraltro in questa occasione, che il rialzo dei tassi di interesse “a passo misurato” continuerà ancora.

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