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Nucleare: è ora di ripartire

La strada giusta

Serve un serio piano energetico nazionale e un impegno univoco del governo

di Davide Giacalone - 24 maggio 2008

Si riparte con il nucleare, benissimo. Ma guai a dimenticare il male incredibile che ci siamo fatti, impoverendoci economicamente e moralmente. Siamo riusciti a prendere i retori conformisti dell’antinuclearismo sinistrorso ed a mandarli a dirigere le società elettriche pubbliche, salvo adesso, dopo il disastro, starli ad ascoltare quando dicono che si sono sbagliati. Noi glielo dicevamo anche venti anni fa, e nel mentre si arricchivano grazie ai loro errori. Siamo riusciti a far prosperare un presunto partito verde, grazie pure al quale ci troviamo le città avvelenate dalla spazzatura e le fonti energetiche rinnovabili a livelli ridicoli. Lo stesso governo che oggi imbocca questa giusta strada non lo fece in passato, quando la situazione era identica. Ricordiamocene, altrimenti non capiremo come abbiamo fatto a ridurci così.

Le parole di Scajola sono state sagge. Ma è proprio sicuro che per iniziare a posare la prima pietra siano necessari cinque anni? Ce ne vogliono cinque o sei per far partire, dal nulla, una centrale nucleare. Gli altri cinque, come s’impiegano? Dal punto di vista tecnologico non dobbiamo inventare niente, anche perché (colmo del ridicolo) Enel produce già con il nucleare, ma all’estero. Neanche dobbiamo inventare nulla sullo smaltimento. Certo, c’è bisogno di far ripartire una presenza imprenditoriale italiana, ma il mio timore è che 1800 giorni se ne vadano per discutere con tutti di tutto. Modello Tav, che il cielo non voglia.

Scajola ha ribadito la necessità anche delle altre fonti. A tal proposito, la Francia produce l’85% con il nucleare e la commissione Attali ha ritenuto gravemente insufficiente il 9% ricavato dalle fonti rinnovabili. Da noi arriviamo al 15,4 (nel 2006), ma attenti: la percentuale è alta perché produciamo poco in assoluto, assai meno di quel che consumiamo, inoltre si deve sottrarre il 12,05 di idroelettrico, giunto a sostanziale saturazione. Dalle fonti rinnovabili, quindi, traiamo pochissimo. Avviando il nucleare ne deprimeremo ulteriormente la quota, se non attrezzeremo un serio piano energetico nazionale (anche per allargare la rete di raccolta) e non sradicheremo le arretratezze normative, amministrative e tariffarie che umiliano l’Italia. Non bastano le parole, serve un impegno corale ed univoco del governo.

Pubblicato su Libero di sabato 24 maggio

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