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Il successo del progetto Airbus

La sfida della competitività

Se l’era dei campioni nazionali è tramontata, ora tocca all’Unione Europea

di Davide Giacalone - 28 aprile 2005

Vola, l’Airbus 380, come si è dimostrato a Tolosa, e prende quota anche nelle ordinazioni, provenienti prevalentemente dalle compagnie aeree mediorientali ed asiatiche, mettendo in difficoltà la concorrenza statunitense della Boeing. Vola, potendo portare fino a novecento passeggeri, con un costo pro capite per volo inferiore del 15-20 per cento rispetto agli altri aerei simili. Insomma, un bel successo.
Il fatto che la notizia non trovi lo spazio che merita, che non susciti qualche cauto entusiasmo, è segno della depressione umorale che ci ha presi. Eppure, dalla vicenda Airbus, giungono lezioni interessanti. La prima è che la potenza economica europea può ben lanciare una sfida industriale agli Stati Uniti ed all’area asiatica, ma a patto, appunto, di pensarsi e considerarsi Europa. L’epoca dei campioni nazionali è tramontata, si deve ragionare pensando alle dimensioni dell’Unione, affinché si coltivino soggetti capaci di competere, in economicità e tecnologia, nel mercato globale.
La seconda lezione consiste nel fatto che la competizione corre, e chi resta indietro perde. Due aziende italiane hanno avuto un ruolo, nella realizzazione dell’A380, ma il peso del nostro Paese sarebbe stato ben maggiore se la stessa azienda pubblica del trasporto aereo non avesse tirato in direzione opposta (quest’aereo è il primo ad essere stato progettato e realizzato con l’apporto preventivo delle compagnie aeree, e nella lista degli ordini compaiono inglesi e francesi, ma non operatori italiani). E’ chiaro che ogni singola impresa ha la sua autonomia ed indipendenza, rispondendo delle scelte che compie (e fallendo quando è giusto che fallisca), ma se non si riesce a rendere coerenti le scelte di aziende la cui proprietà è in mano pubblica, vuol dire che manca una qualsiasi idea di sistema Paese. I francesi, salvando Air France e gettandosi nell’avventura Airbus, hanno dimostrato di averla.
Terza lezione, più politica: perché l’Europa calchi il terreno dell’eccellenza non è necessario che proceda sempre tutta alla stessa velocità. L’importante, insomma, non è che ad Airbus partecipino tutti, ma che chi prende parte a quell’iniziativa abbia in mente la dimensione, la forza e le conoscenze dell’Unione Europea.
Chi si ricorda del Club del Coccodrillo, di quegli europeisti raccolti attorno all’iniziativa di Altiero Spinelli? Quella era gente che credeva negli Stati Uniti d’Europa, ma non per questo pensava che tutto si sarebbe sempre dovuto fare con il consenso di tutti, perché in quel modo non si sarebbe mai fatto niente. Semmai occorre che i più forti, i più veloci, i più decisi non perdano di vista l’obiettivo finale, ma si muovano. Qualcosa di quelle idee volava, nei cieli di Tolosa.

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